Prese di profitto sugli strumenti a leva long legati al petrolio

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di Finanza Operativa 25 Ottobre 2016 | 10:00

Nelle ultime settimane, i mercati petroliferi sono finiti sotto i riflettori dopo che lo scorso settembre l’OPEC ha confermato che i Paesi membri avevano finalmente raggiunto un accordo mirato a ridurre la produzione. Il taglio, previsto per novembre, sarà il primo dal crollo dei prezzi di due anni fa. Alla notizia, i prezzi sono saliti: il greggio Wti è passato dai 45 dollari al barile di prima dell’annuncio ai 51 dollari di metà ottobre, segnando un rialzo del 15%. Ma gli investitori che avevano adottato posizioni lunghe in strumenti a leva sul petrolio hanno approfittato dell’impennata per prendere profitti e, di conseguenza, nel mese di settembre i disinvestimenti hanno raggiunto quota 850 milioni di dollari tra gli ETC globali (Exchange Traded Commodity) che replicano il WTI. Per contro, le posizioni corte sull’oro nero hanno registrato un netto rimbalzo, con investimenti pari a circa 510 milioni di dollari negli ETC short durante lo stesso periodo.

La gamma Boost di WisdomTree ha seguito questo trend riportando nel solo mese di ottobre disinvestimenti pari a 44 mln di sterline per i prodotti a leva lunga, mentre i prodotti short sul WTI hanno registrato afflussi pari a 19 mln di sterline dall’inizio del mese ad oggi.

Nick LeungResearch Analyst presso WisdomTree, ha dichiarato: “l’annuncio dell’OPEC ha provocato una reazione chiara a livello globale da parte degli investitori in prodotti short e leveraged, con gli investitori long contrarian che hanno sfruttato l’impennata dei prezzi per bloccare i guadagni mentre gli investitori short aumentano le scommesse”.

Dall’annuncio dell’OPEC, il prezzo del petrolio ha mostrato pochi segnali di debolezza ma Leung ha affermato che ulteriori guadagni saranno probabilmente frenati dalle prese di profitti da parte degli investitori long e dai potenziali afflussi crescenti negli ETC short.

“Anche se gli investitori long-only hanno beneficiato del previsto taglio alla produzione, ottenendo guadagni a doppia cifra, non riteniamo si tratti dell’inizio di una lunga fase rialzista per il petrolio”, ha proseguito Leung.

Si tratta piuttosto di una ricalibrazione del greggio rispetto ai livelli molto bassi raggiunti in precedenza. Non ci aspettiamo un significativo calo dei prezzi rispetto a quelli attuali ma non prevediamo nemmeno una rimonta ai livelli antecedenti al crollo del 2014, quando la commodity si negoziava sopra i 100 dollari al barile. E’ ancora presente un eccesso di offerta su scala globale e le scorte devono ancora essere ridotte, per cui salvo un rimbalzo della domanda o un crollo della produzione, difficilmente i prezzi si muoveranno con decisione in una direzione o nell’altra”.

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