La fine della liquidità facile

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 27 Ottobre 2016 | 10:30

A cura di Michael Boye, Fixed Income Trader di Saxo Bank
Per la prima volta dopo la crisi finanziaria globale, due delle principali banche centrali – US Federal Reserve e Banca Centrale Europea – potrebbero dare una stretta alle loro politiche monetarie nello stesso momento, dando luogo a ciò che potrebbe rappresentare l’inizio della fase finale di un lungo percorso di offerta di liquidità e di accesso al credito.
Lo scorso giovedì, il presidente della BCE Mario Draghi si troverà ad affrontare il futuro del programma di quantitative easing, in seguito alle speculazioni, diffuse all’inizio di questo mese, relative alla possibilità che la banca centrale sia indirizzata verso il ridimensionamento del suo sostegno ai mercati obbligazionari europei.
La notizia, per certi versi, ha colto il mercato di sorpresa. In risposta, i rendimenti titoli di stato europei sono cresciuti in diversi Paesi. Il Bund tedesco a 10 anni sembra essersi lasciato alla spalle un periodo negativo e rende attualmente lo 0,05%. Tuttavia, non si tratta certo di una rivoluzione, dato che molti altri rendimenti sono ancora negativi.
Ciò che potrebbe essere facilmente dimenticato, forse offuscato dal super-allentamento del periodo Draghi, è che non si tratta della prima occasione in cui la BCE stia valutando di stringere la politica monetaria. Nel 2011 la banca centrale ha aumentato il tasso ufficiale di riferimento non una, bensì due volte, quando l’allora presidente Jean-Claude Trichet aveva reagito alla crescente inflazione e non voleva lasciare i tassi di interesse a livelli di emergenza troppo a lungo.
Il tasso di interesse era pari all’1% prima di quella mossa e il QE era un fenomeno prettamente Americano, proibito dai trattati europei.
Ciò che è diverso questa volta è che negli Stati Uniti, la Fed ha già alzato i tassi una volta e si ritiene che ci siano alte probabilità che lo faccia di nuovo in occasione del meeting del prossimo dicembre. Questo significa che due delle principali banche centrali potrebbero stringere le loro politiche monetarie nello stesso momento, mettendo così la parola fine sulle politiche di allentamento che sono state messe in atto dopo la crisi del 2008.
La grande domanda ora è: queste politiche hanno effettivamente risolto i problemi di fondo, o li hanno semplicemente mascherati sostenendo le proprie economie, invece di lasciare che cattivi investimenti e l’andamento del mercato li correggessero con un’ondata di liquidità facile e valutazioni finanziarie esagerate?
Ora che la marea è in procinto di ritirarsi, cosa rimarrà? Le preoccupazioni del mercato sono evidenti. Del resto, in più di un’occasione, il timore legato al possibile rialzo dei tassi della Fed ha causato turbolenza nei mercati finanziari.
Tuttavia, gli effetti negativi di breve termine potrebbero essere favorevoli per gli investitori obbligazionari. Infatti i cali dei prezzi a breve termine potrebbero essere compensati da cedole più elevate nel lungo periodo, soprattutto se l’alternativa consiste nel rimandare la soluzione del problema accrescendo ulteriormente la bolla del debito governativo, che si potrebbe tradurre in misure di correzione molto più dolorose più avanti.

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