Bce, le aspettative del meeting dell’8 dicembre

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di Finanza Operativa 3 Novembre 2016 | 17:00

A cura dell’ufficio studi di Marzotto Sim

Uno dei due fattori scatenanti il mini-rialzo dei tassi a medio-lunga scadenza, è legato ai timori di che la BCE potrebbe “non” annunciare l’estensione del QE (o peggio ancora annunciare l’inizio di “tapering” a aprile 2017) nell’ormai attesissima riunione dell’8 dicembre. L’altro fattore è l’aumento delle aspettative di inflazione. Tornando alla BCE e alla riunione dell’8 dicembre, ci sembra interessante approfondire quali potrebbero essere le alternative e le potenziali ripercussioni sui mercati finanziari.

Nessun annuncio
I mercati lo interpreterebbero probabilmente come una conferma della volontà di iniziare il “tapering” ad aprile 2017. Ci aspetteremmo reazioni negative non solo sui mercati obbligazionari ma su tutte le asset class a rischio medio-alto. Il rischio di “avvitamento” dei mercati sarebbe comunque limitato dallo spostamento e ulteriore accumulo di aspettative sulle decisioni della BCE ad inizio 2017, la cui gestione diventerebbe ancora più delicata e difficile.

Annuncio di “tapering” ad aprile 2017
Le reazioni dei mercati sarebbero probabilmente molto negative, sia per i mercati obbligazionari che per tutte le asset class a rischio medio-alto. Ci sarebbe un significativo rischio di “avvitamento” visto che i mercati, ormai da anni assuefatti, si troverebbero improvvisamente senza la protezione della Banca Centrale e, con tutta probabilità, senza risposte convincenti da parte dei governi europei.

Annuncio di estensione QE “condizionato”
L’eventuale estensione del QE potrebbe essere annunciata assieme a una qualche decisione o dichiarazione che chiarisca le intenzioni della BCE di contenere o ridurre l’attività nel corso del 2017.
Le reazioni dei mercati sarebbero in questo caso difficili da prevedere, dipenderebbero probabilmente dai dettagli o sfumature nelle decisioni o dichiarazioni che accompagnerebbero l’estensione del QE.
Un atteggiamento o dichiarazioni eccessivamente intransigenti però rischierebbero di creare comunque reazioni negative sui mercati, che a prescindere dalle eventuali tempistiche annunciate dalla BCE comincerebbero subito a ragionare già in un’ottica di “dopo QE”.

Annuncio di estensione QE non “condizionato”
L’eventuale estensione del QE accompagnata semplicemente da cambiamenti tecnici, senza però far presagire una conclusione pre-stabilita dello stesso, sarebbe evidentemente lo scenario più favorevole per i mercati, soprattutto quelli obbligazionari. I timori di un cambiamento di rotta sarebbero sufficientemente posticipati, per consentire una prosecuzione anche nella prima parte del 2017 di scenari che hanno caratterizzato buona parte del 2016.

Provando a valutare le probabilità dei vari scenari, riteniamo che le decisioni e dichiarazioni di Draghi saranno influenzate da esigenze contrastanti.
Da un lato è ormai chiaro a tutti che le politiche monetarie ultra-espansive stanno avendo effetti sempre più limitati sull’economia reale e sempre più distorcenti sui mercati finanziari. Non è un caso che da almeno sei mesi, in pressoché ogni occasione utile, il Presidente della BCE esprime con crescente chiarezza e urgenza che le politiche monetarie, per quanto estreme, non possono da sole risolvere tutti i problemi delle economie sviluppate.
Cresce quindi l’esigenza di un “passaggio di testimone” dalla Banca Centrale ai governi europei, per l’implementazione di politiche fiscali espansive e di riforme strutturali che aumentino il tasso di produttività.
Dall’altro lato, il complesso sistema di governo dell’Unione Europea si troverà a inizio 2017 in una condizione assai poco adatta a intraprendere quelli politiche e riforme invocate dal Presidente della BCE. I governi di Francia e Germania infatti sono entrambe in scadenza, con elezioni politiche in a marzo (Francia) e settembre (Germania).
Il necessario e auspicato “passaggio di testimone” quindi, molto difficilmente potrebbe avvenire anche solo a livello di dichiarazioni di intenti prima dell’autunno 2017.

Il rischio per Draghi potrebbe quindi essere quello di annunciare l’abbandono delle politiche monetarie espansive, senza avere credibili alternative per sostenere una crescita economica in Europa già decisamente anemica. A quel punto le reazioni sui mercati potrebbero essere decisamente pesanti.
Inoltre, un’eventuale complicazione del quadro economico-finanziario darebbe impulso ai movimenti populisti e anti- europei.

In questa condizione di esigenze contrastanti, la prima che spinge per un “passaggio di testimone” prima possibile, la seconda che invece suggerirebbe di attendere almeno un altro anno; riteniamo probabile che all’appuntamento di dicembre la BCE prenda decisioni e faccia dichiarazioni compatibili con l’obiettivo di non “passare il testimone” prima della seconda metà del 2017. Se così fosse ci sarebbe da attendersi l’annuncio dell’estensione del QE accompagnato da dichiarazioni molto vaghe sulla fine dello stesso. Ciò ci sembra tanto più probabile quanto più i mercati arrivino all’appuntamento dell’8 dicembre in condizioni di turbolenza (il ché evidentemente dipenderà anche dai risultati del referendum).

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