Le reazioni dei mercati a una vittoria di Donald Trump

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 8 Novembre 2016 | 12:00

A cura di Lyxor
In caso di vittoria di Trump ci aspettiamo una fase di forte volatilità alimentata dall’incertezza: possibile rally dell’oro. Una vittoria di Trump sarebbe sinonimo di ulteriore incertezza sui mercati considerando che la sua esperienza politica, capacità e obiettivi rimangono poco chiari. Crediamo che l’avversione al rischio permetterà all’oro di sovraperformare. Ci attendiamo un rafforzamento del prezzo dell’oncia con un ritorno ai suoi recenti massimi ($1335).
Una vittoria del protezionismo: ne soffriranno le valute dei mercati emergenti. L’elezione di Trump, il cui programma economico promuove il protezionismo, rappresenterebbe, dopo la Brexit, una sua ulteriore vittoria, mentre la globalizzazione e il libero commercio subiranno una battuta d’arresto. Crediamo che le valute dei mercati emergenti (e in particolare quelle dei paesi dell’America Latina) potrebbero soffrirne (ci aspettiamo che l’indice EMCI perda il 6%).
Impatto globale negativo per l’azionario. Il picco di avversione al rischio sarebbe penalizzante per il mercato azionario statunitense, le cui valutazioni sono attualmente molto elevate. Ci aspettiamo che la volatilità raggiunga il massimo rilevato in occasione della Brexit (con l’indice VIX al 25%) e che le azioni USA scivolino di un ulteriore 5% rispetto ai livelli minimi rilevati nello stesso periodo. Il contagio sui mercati azionari globali potrebbe portare a perdite di simile entità.
Alcuni settori ne beneficeranno, come le biotecnologie e l’energia, mentre altri perderanno, come gli esportatori. Campagne focalizzate su temi specifici potrebbero portare a una rapida rotazione settoriale. La proposta di Trump di eliminare le restrizioni alle esplorazioni potrebbe favorire le azioni del settore energetico. La volontà della Clinton di abbassare il prezzo dei farmaci sarebbe accantonata, favorendo così i titoli farmaceutici e delle biotecnologie. Le attese relative all’innalzamento di barriere al commercio danneggerebbero gli esportatori.
Difficile stabilire l’impatto su USD e US Treasury . Un rialzo dei titoli rifugio come i Treasury americani, accompagnato dalla vendita di Dollari US, è possibile. Tuttavia, come rilevato nei due recenti episodi ‘stress-test’ (prima il dibattito presidenziale e poi i commenti dell’FBI), le attese sulle dinamiche di lungo periodo potrebbero parzialmente compensare gli effetti.
COSA SUCCEDERA’?
Fed verso una prima normalizzazione nel breve periodo. Se non dovessero aumentare le turbolenze di mercato crediamo che la Fed rimarrà sul suo percorso di normalizzazione definito sulla base dei dati economici, con un aumento dei tassi di interesse previsto per dicembre.
É probabile che le promesse elettorali non verranno mantenute appieno. È complesso valutare correttamente la discrepanza tra le promesse elettorali e le riforme realizzabili. Nello specifico crediamo che un congresso a maggioranza repubblicana potrebbe essere riluttante ad approvare misure che farebbero gonfiare il deficit.
L’aumento del protezionismo e della spesa pubblica potrebbero favorire ulteriormente l’inflazione e la crescita, portando ad un rafforzamento del Dollaro ed alla crescita dei tassi di interesse americani. Al di là degli ostacoli politici, crediamo che le politiche di Trump potrebbero probabilmente tendere a stimoli fiscali, che potrebbero avere una serie di conseguenze sui mercati:
1) maggiore crescita ed inflazione (i tassi di inflazione US al momento sono sovrapesati);
2) una più veloce normalizzazione della politica della Fed (in particolare rispetto a una politica fiscale meno rigorosa);
3) più alti rendimenti obbligazionari;
4) un Dollaro più stabile, ancor più nell’eventualità di benefici fiscali per il rientro dei capitali dall’estero;
5) migliori prospettive per i fatturati delle società, ma aspettative contrastanti per i margini a causa della riforma fiscale e dell’aumento del salario minimo;
7) uno scenario macro che favorisce le società orientate al mercato interno rispetto agli esportatori, che dovrebbero fare i conti con ristabilite barriere al commercio.

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