Probabile ma inutile un rialzo dei tassi Usa a dicembre

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di Finanza Operativa 8 Novembre 2016 | 16:30

Un reale dibattito sulle prospettive dell’economia mondiale non sembra aver assunto un ruolo centrale nel processo decisionale della banca centrale USA. Eppure per la Federal Reserve sembra pronta a ritoccare i tassi alla prossima riunione di dicembre, soprattutto per non perdere credibilità”: è l’analisi di Yves Longchamp, Head of Research di ETHENEA Independent Investors.

Quest’anno la crescita mondiale dovrebbe attestarsi in media al 2,9%, dopo essere regolarmente diminuita dalla crisi finanziaria globale, l’inflazione globale potrebbe rallentare ulteriormente, raggiungendo appena il 2,8%, e la produttività resta debole ovunque. La domanda chiave è: perché la crescita, l’inflazione e la produttività sono così basse?

“Le analisi sono diverse e spesso contrastanti, ma il punto è che pareri anche molto autorevoli non sembrano entrare nel dibattitto che dovrebbe alimentare le decisioni della Fed”, spiega Longchamp. “Di recente sono emerse chiaramente tre letture molto diverse da parte dell’ex chief economist della Banca mondiale Larry Summers, dell’ex presidente Fed Paul Volcker e dell’ex ex governatore della Fed Kevin Warsh”.

Secondo Larry Summers, ci troviamo in una “stagnazione di lungo periodo”, ossia una fase caratterizzata da produttività modesta, crescita debole e inflazione contenuta che si traducono in bassi tassi d’interesse e per uscirne le politiche monetarie devono rimanere accomodanti e i tassi d’interesse quanto più bassi possibile. Inoltre, la spesa pubblica per infrastrutture (strade, ponti, istruzione, ecc.) dovrebbe aumentare per generare domanda nel breve termine e far aumentare la produttività nel lungo periodo. Secondo questa tesi, né la Fed né le altre banche centrali dovrebbero innalzare i tassi, poiché ciò frenerebbe ulteriormente la crescita, l’inflazione e la produttività.

Per Kevin Warsh, tagliare i tassi aveva senso all’indomani della crisi finanziaria globale, quando l’economia era sull’orlo di una grande depressione ed era necessario stimolare i consumi e gli investimenti. Ma oggi che la crescita, l’inflazione e la produttività sono basse ma stabili e la minaccia di deflazione e di recessione è venuta meno, i bassi tassi d’interesse arrecano più danni che benefici, perché incentivano infatti le persone a risparmiare di più e a consumare meno.

Paul Volcker sostiene che banche centrali di tutto il mondo hanno assunto un orientamento asimmetrico: hanno ridotto i tassi d’interesse rapidamente, ma, se li hanno innalzati, hanno proceduto in modo graduale. È importante ripristinare la simmetria, ossia allentare e inasprire le politiche monetarie con lo stesso ritmo. Attualmente, la disoccupazione è al livello di equilibrio e l’inflazione di fondo non è lontana dall’obiettivo del 2%, quindi perché la banca centrale dovrebbe essere ancora più accomodante?

Noi tendiamo a concordare con Volcker e Warsh sulla scarsa utilità di ulteriori stimoli monetari”, conclude Longchamp, “ma ci chiediamo cosa pensi l’attuale presidente della Fed di queste tre posizioni. Per quanto ne sappiamo, sembra che sulla riunione della Fed di dicembre peserà unicamente il fatto che a settembre un numero insolitamente elevato di governatori della Fed (Esther George, Loretta Mester ed Eric Rosengren) ha votato contro il presidente, chiedendo un incremento dei tassi. Per un’istituzione che presenta la coesione come punto di forza e che negli scorsi mesi si è impegnata a innalzare più volte i tassi quest’anno, un intervento avrebbe senso solo per non perdere credibilità”.

Le nostre previsioni circa gli sviluppi economici dei prossimi mesi non sono cambiate. Il contesto di economia zero nel quale ci troviamo rimane inalterato. Anche se la Fed innalzasse i tassi, altre importanti banche centrali manterranno probabilmente l’attuale orientamento accomodante. Gli ultimi dati sulla crescita e sull’inflazione sono contenuti e non mostrano segnali di ripresa. In questo scenario di parametri bassi e stabili, i rendimenti a lungo termine sono destinati a rimanere anch’essi bassi e le azioni dovrebbero offrire un certo potenziale di rialzo”.

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