Amundi: posizionamento dopo il referendum

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di Finanza Operativa 6 Dicembre 2016 | 12:30

a cura Amundi AM

Dopo l’inaspettato voto sulla Brexit e l’imprevista vittoria di Trump, il referendum italiano ha rappresentato un altro grande rischio monitorato attentamente dai mercati finanziari. Tuttavia, ci sono due importanti aspetti che rendono diversa questa votazione – uno positivo ed uno negativo. La buona notizia è che, a differenza dei due precedenti “cigni neri”, il “no” è sempre stato il vincitore favorito in Italia, lasciando poco spazio per spiacevoli sorprese.

La cattiva notizia è che, a differenza degli Stati Uniti e nel Regno Unito, che hanno entrambi la propria valuta e una banca centrale indipendente per assorbire parte dello shock, l’Italia condivide la sua moneta e la banca centrale con i paesi della zona Euro. Così la tensione sta salendo sui premi per il rischio dei mercati obbligazionari e azionari. Il differenziale di rendimento tra Italia e Germania ha raggiunto livelli molto elevati, equivalenti ad esempio a quelli registrati nel 2008 (ma senza raggiungere il picco del 2012). E allo stesso modo i titoli azionari italiani hanno sottoperformato di oltre il 20% nel corso del 2016 in vista del referendum.

Oltre al rischio politico inerente al referendum, l’esito della ricapitalizzazione delle banche italiane è di cruciale importanza. In questo contesto di incertezza che trascende la votazione del 4 dicembre, abbiamo deciso di sottopesare selettivamente alcune banche italiane e di ridurre la nostra esposizione complessiva ai titoli italiani quotati in modo da non essere sovraesposti all’annuncio dei
risultati. Mentre il mercato italiano non offre titoli interessanti, va detto che i movimenti di mercato nel breve termine non sono sempre particolarmente discriminanti.

Il referendum italiano è particolarmente importante per la costruzione di portafoglio per diversi motivi:
– i dubbi dei mercati sulla capacità dell’Italia di attuare le riforme necessarie per rilanciare la propria economia, un problema in un paese dove il rapporto debito-PIL è ben oltre il 100%. Il referendum ha semplicemente aggiunto incertezza ad una situazione già complessa;
– arriva alla fine di un anno di sorprese politiche che hanno interessato in particolare alcuni investitori;
– si è tenuto pochi giorni prima di due tanto attesi meeting delle banche centrali (BCE e FED), aumentando il nervosismo del mercato;
– la capacità dei mercati di assorbire i pesanti flussi commerciali alla fine dell’anno si è ridotta, nella migliore delle ipotesi, alimentando i timori di un incremento della volatilità.

Questo è particolarmente vero in quanto i future sui tassi di interesse del mercato italiano sono utilizzati anche per coprire le posizioni su altri mercati premium-based (il mercato del credito, per esempio), quando la liquidità è limitata.

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