Dopo Trump: un rialzo dei tassi potrebbe costar caro all’Europa

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di Finanza Operativa 9 Novembre 2016 | 17:00

a cura di Crif Ratings

Gli effetti del risultato elettorale americano sui mercati dei capitali sono stati molto evidenti già oggi nelle prime ore di apertura delle borse, che hanno reagito negativamente, senza nessuna eccezione, alla notizia a sorpresa dell’elezione del candidato repubblicano.

La reazione è scontata perché contraria alle aspettative dei sondaggi della vigilia, ma, secondo CRIF Ratings, lo è tanto più perché apre uno scenario di incertezza dirompente nella politica economica estera e monetaria della prima potenza mondiale, e probabilmente di grande discontinuità rispetto ai trascorsi otto anni di governo democratico, che potrebbe riverberarsi velocemente sui tassi di interesse dell’area euro. Con buona pace della politica del quantitative easing della Banca Centrale Europea (‘BCE’). Le cattive notizie non finiscono qui.

Un brusco rialzo dei tassi di interesse in Europa potrebbe infatti causare notevoli squilibri economico-finanziari alle imprese del continente che, approfittando del regime di tassi prossimi allo zero degli ultimi anni hanno continuato trascurare il periodo di medio e lungo termine accontentandosi di raccolta di debito a breve termine che, nel nuovo scenario economico, potrebbe subire condizioni di rifinanziamento molto più onerose.

Le imprese italiane non fanno eccezione, anzi. La liquidità che i programmi ad iniziativa della BCE, il Targeted Longer-Term Refinancing Operations (‘TLTRO’) e il più recente Corporate Bond Purchase Programme (CSPP), ha generato un iniezione di debito bancario a medio termine per le imprese migliori, lasciando alle imprese di peggiore standing creditizio disponibilità di linee a breve termine, con il risultato che molte di queste ultime hanno finanziato progetti di investimento con debito a breve.

‘E’ compito estremamente arduo convincere gli imprenditori ad un approccio più lungimirante quando si tratta del debito e dei costi ad esso connessi’, commenta Francesca Fraulo, Managing Director di CRIF Ratings, ‘la razionalità della pianificazione dei fabbisogni e della valutazione di modifiche degli scenari economici è un concetto ancora estremamente duro a passare nella cultura imprenditoriale Italiana, che rimane cosi esposta alla volatilità dei mercati e vittima degli eventi’ aggiunge Fraulo.

Il 2016 è stato un anno caratterizzato da grande incertezza e da eventi, a partire dalla Brexit, di grande impatto sul futuro assetto dei mercati dei capitali europei. L’outlook per il 2017 è altrettanto incerto.

CRIF Ratings continuerà a monitorare con attenzione le novità d’oltre oceano e gli effetti che queste potranno trasmettere alla fragile fase di ripresa economica italiana ed europea, ma ancor più la partita tutta ancora aperta sulla consultazione referendaria di Dicembre che al momento è il vero evento catalizzatore dello scenario italiano per il 2017.

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