Dollaro, Obamacare e politica fiscale: cosa succederà agli Usa

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di Finanza Operativa 11 Novembre 2016 | 10:00

A cura di Larry Hatheway, capo economista di Gam
Il risultato elettorale non rappresenta un terremoto politico solo negli Stati Uniti, ma è probabile generi un impatto significativo sull’economia statunitense e sulla politica estera che, almeno in una prima fase, porterà ad una fase di considerevole incertezza e volatilità rispetto a cosa sarebbe accaduto in caso di vittoria di Clinton.
Dal punto di vista delle scelte politiche, la vittoria di Trump, insieme alla maggioranza repubblicana in Senato e alla Camera lascia presupporre una revisione dell’Affordable Care Act, il cosiddetto Obama Care. Di conseguenza è meno probabile attendersi un sistema di contenimento dei prezzi per farmaceutici o premi assicurativi, settori che saranno probabilmente indicati tra quelli avvantaggiati dalla vittoria di Trump. Eppure, l’eliminazione dell’Obama Care getta un alone di incertezza su quanti americani avranno accesso al sistema sanitario.
E’ anche probabile che gli Stati Uniti avvieranno un’espansione fiscale significativa nei prossimi anni, data la promessa elettorale del neo-presidente di significativi tagli fiscali e di un incremento nelle spese militari, elementi che incontreranno il favore della maggioranza repubblicana a Capitol Hill. E’ facile immaginare che l’espansione fiscale negli Stati Uniti potrebbe contare per il 2% del PIL nei prossimi anni, fornendo una significativa accelerazione alla crescita del paese.
Sebbene il mercato obbligazionario abbia corso durante la prima fase di incertezza immediatamente successiva alle elezioni, un alleggerimento della politica fiscale sarebbe decisamente negativo per il mercato obbligazionario nel medio periodo. Oggi l’economia americana è prossima ad un livello di piena occupazione e l’inflazione salariale sta cominciando ad accelerare. Di conseguenza è probabile che un’espansione fiscale da parte degli Stati Uniti generi una serie di revisioni al rialzo dei tassi di interesse più rapida di quanto ci saremmo aspettati in caso di elezione di Clinton (ed anche maggiori rispetto a quelle al momento anticipate dalla curva dei forward).
Solitamente il mix tra un alleggerimento della politica fiscale insieme ad un restringimento della politica monetaria rappresenta un elemento di supporto per il biglietto verde. In questo caso è probabile che i mercati emergenti faranno fatica rispetto ad un contesto caratterizzato da una crescita dei rendimenti obbligazionari globali e della divisa americana, qualora dovesse verificarsi.
Nel complesso il risultato elettorale potrebbe riflettere in qualche modo il voto di Brexit, nello specifico: una fase iniziale di incertezza seguita da una riorganizzazione, nel caso in cui la vittoria di Trump porti a un’accelerazione della crescita statunitense grazie all’espansione fiscale, ma anche ad un rialzo dei tassi d’interesse americani dato che la Fed porterà avanti un restringimento a ritmo più veloce.
Infine, anche se Trump smorzerà alcuni punti della sua campagna elettorale in tema di immigrazione, commercio e politica estera nel suo complesso, le sue view poco ortodosse nell’arena internazionale è probabile rimangano fonte di incertezza per un periodo più lungo.

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