Ubp: “Con Trump come con Brexit spazio agli alternativi”

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di Finanza Operativa 15 Novembre 2016 | 14:00

A cura di Patrice Gautry, Chief Economist di Ubp

Sebbene una presidenza Trump possa creare nuova incertezza nell’economia e nei mercati a livello globale, un contesto economico forte negli Stati Uniti insieme a strumenti di politica monetaria a breve termine dovrebbero essere sufficienti a mantenere in carreggiata la crescita statunitense. Valutazioni elevate sia sul fronte dei titoli di stato, sia sull’azionario suggeriscono la permanenza di interessanti opportunità di rischio/rendimento nell’asset class degli investimenti alternativi.

Come visto con la performance di mercato subito dopo l’esito delle elezioni, gli asset rischiosi si sono riprezzati dopo le incertezze. Tuttavia, come avvenuto con l’esito del referendum sulla Brexit nel Regno Unito, sebbene riprezzare l’incertezza sia importante nel breve termine, le risposte di politica monetaria allo shock devono essere egualmente importanti per definire i toni dei mercati nei prossimi mesi.

La vittoria di Trump potrebbe portare a un rinvio da parte della Federal Reserve del rialzo dei tassi previsto per dicembre. Ad ogni modo, è probabile che la politica monetaria mantenga un processo di normalizzazione graduale, specialmente qualora la futura amministrazione dovesse portare avanti il programma di politica fiscale aggressivo delineato nel corso della campagna elettorale.

Le proposte del Presidente eletto Trump in materia di tasse potrebbero agire da cuscinetto per i consumi interni, così come il suo programma di investimenti potrebbe avere effetti positivi per la crescita nel breve termine. Tuttavia, un potenziale rallentamento per quanto riguarda il commercio con l’estero potrebbe ridurre questi benefici. Inoltre, il costo di questo stimolo probabilmente si tradurrà in un deficit più elevato e, soprattutto, in un debito pubblico maggiore. Le stime basate sulle proposte espresse da Trump durante la campagna elettorale suggeriscono che il debito pubblico degli Stati Uniti potrebbe raggiungere il 115%-120% del Pil entro il 2026.

Un tale scenario di avversione al rischio potrebbe far ripartire la caccia al rendimento, rinnovando la scommessa sui corporate bond investment grade in dollari, che a partire da luglio hanno assistito a un trend discendente. Le obbligazioni societarie ad alto rendimento denominate in dollari potrebbero andare incontro a una volatilità significativa come è accaduto a giugno, in occasione del referendum del Regno Unito, e sospettiamo che qualsiasi ampliamento degli spread attirerebbe gli investitori in cerca di rendimento, offrendo così supporto per questa asset class più volatile.

Le più diffuse asset class alternative, dovrebbero beneficiare dalla volatilità attesa. Anche l’oro, un beneficiario dell’incertezza che circonda la presidenza Trump, dovrebbe trarre ulteriori vantaggi, qualora il programma fiscale proposto dovesse portare a una crescita dell’inflazione più elevata e qualora la Fed rimanesse indietro rispetto alla curva nel suo processo di rialzo dei tassi. La nostra posizione negli hedge fund raggiunta nel corso del 2016 dovrebbe, similmente, offrire un ammortizzatore per la volatilità nei mercati azionari, come si è verificato a giugno in occasione del referendum sulla Brexit nel Regno Unito.

Una risposta di politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea alle possibilità di un impatto proveniente dagli Stati Uniti sulla fiducia in Europa potrebbe essere la già attesa espansione del programma di Quantitative Easing nei prossimi mesi, che servirebbe a mettere un tetto al rafforzamento del rapporto euro/dollaro. Inoltre, mentre la Banca Nazionale Svizzera probabilmente interverrà in modo aggressivo per contenere il rafforzamento del rapporto euro/franco svizzero e dollaro/franco svizzero, nei prossimo mesi la valuta elvetica potrebbe essere sotto pressione a causa di apprezzamento.

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