Nuova fuga di capitali dalla Cina

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di Finanza Operativa 19 Dicembre 2016 | 15:30

A cura di Wings Partners Sim

La fuga di capitali dalla Cina sta assumendo una magnitudine paragonabile a quella di inizio 2016, costringendo la Banca Centrale di Pechino ad intervenire in maniera decisa sul mercato valutario, per prevenire un eccessivo deprezzamento dello yuan che sarebbe dannoso per le compagnie domestiche.

Secondo gli ultimi dati a novembre sono usciti dal Paese 69,2 miliardi di dollari, contro un livello medio di 50 miliardi in essere da giugno, con 14 mesi consecutivi di deflussi che hanno ridotto le riserve della People’s Bank of China. Da agosto 2015, quando ci fu la svalutazione dello yuan, il totale rimpatriato dall’istituto di politica monetaria è stato pari a 1.100 miliardi di dollari.

Secondo Goldman Sachs questa situazione non potrà essere risolta nel breve termine e, anzi, i problemi riscontrati finora peggioreranno avvicinandosi a fine anno e si protrarranno per tutto il primo trimestre 2017.

A fronte di una maggiore competitività delle esportazioni, infatti, le compagnie che hanno passività espresse in valuta statunitense si troveranno in difficoltà, registrando flussi di cassa che in alcuni casi non riusciranno a coprire gli interessi, costringendole a ricorre ad un incremento dei debiti. Tuttavia con l’avvicinarsi della fine dell’anno le banche sono restie a concedere nuovi prestiti, portando i tassi a salire (anche sull’interbancario).

I mercati reagiscono riducendo l’esposizione sull’azionario locale. Intanto sul fronte geopolitico la Cina si appresta ad affrontare problematiche esterne legate ai toni ostili riservati dal presidente eletto Trump, che minaccia imposizioni tariffarie sulle esportazioni cinesi per incoraggiare il ritorno delle attività produttive domestiche.

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