Fair value, sale il prezzo dei consumer

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di Finanza Operativa 25 Novembre 2016 | 14:30

A cura di Morningstar

I consumer perdono rating. Complici il buon andamento dei titoli del settore, come testimoniato dal +3% registrato nell’ultima ottava dall’indice Msci World Consumer Discretionary, e alcuni tagli del fair value decisi dagli analisti, il rapporto Prezzo/Fair value delle azioni del comparto è salito a 0,97.

Best Buy si consola con il rally
Le azioni Best Buy hanno registrato un downgrade da tre a due stelle nel Rating Morningstar, ma nel loro caso il declassamento è stato prodotto dal rally realizzato dal titolo dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre (+19%).

“Nonostante la crescita degli store online abbiano indebolito il posizionamento del gruppo americano all’interno dell’industria retail, i numeri riportati nell’ultima trimestrale sono la prova che la strategia messa in piedi dal management sta dando buoni frutti”, dice R.J. Hottowy responsabile della ricerca Morningstar per il settore beni di consumo ciclici.

“La catena di negozi per elettrodomestici è riuscita a migliorare l’efficienza della catena di fornitori, ad aumentare la redditività dei punti vendita ed ha inoltre investito ingenti risorse nel canale online. Questo si è tradotto in un’espansione dei margini di profitto e in una crescita del fatturato oltre le attese. Da qui la decisione di alzare il fair value del titolo da 34 a 37 dollari per azione (report pubblicato in data 17 novembre)”.

Victoria’s Secret tradisce L Brands
Gli analisti di Morningstar hanno tagliato il fair value di L Brands da 78 a 76 dollari per azione (report pubblicato in data 17 novembre) a seguito dei deludenti dati del terzo trimestre. Il gruppo statunitense, attivo nell’industria dell’abbigliamento retail attraverso i marchi Victoria’s Sectret, Bath & Body Works, Pink e altri, ha registrato una crescita del fatturato del 4%, ma i margini di profitto hanno risentito del calo delle vendite del suo brand di punta (Victoria’s Sectret conta per il 60% del giro d’affari complessivo) e del negativo andamento dei tassi di cambio.

“Sulla base di questi numeri abbiamo rivisto al ribasso le previsioni relative alla profittabilità del gruppo per i prossimi anni, che ora indicano un Ebit stabile attorno al 17%”, afferma Bridget Weishaar.

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