Obbligazionario sull’ottovolante nel 2017

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di Finanza Operativa 29 Dicembre 2016 | 13:00

A cura di Bob Jolly, Head of Global Macro Strategy, Schroders
Il 2017 sarà probabilmente un altro anno sull’ottovolante per i mercati obbligazionari globali. Ecco perché adotteremo una strategia di investimento più opportunistica. Sono molte le incertezze che permangono, a partire dalla strategia del Governo britannico sulla Brexit, per arrivare all’ondata di populismo in Europa e ai piani del Presidente eletto Trump in materia commerciale. I tassi di interesse sempre più bassi e i QE sempre più ampi erano stati pensati per far ripartire i consumi, ma le Banche Centrali hanno sottostimato la reticenza dei consumatori a spendere e investire. Ora un riassetto delle politiche è diventato sempre più urgente, mentre la spinta sul fronte delle riforme strutturali si è attenuata in molte parti d’Europa.
Nel frattempo, le Banche Centrali hanno alimentato l’idea che siano i Governi a stimolare l’economia tramite le politiche fiscali. È vero che il debito globale è diventato più conveniente da finanziare, ma i livelli di indebitamento sono ancora proibitivi e non permettono il ricorso a un “bazooka fiscale”. Negli USA, gli stessi repubblicani probabilmente attenueranno gli ambiziosi piani fiscali di Trump. Un bazooka fiscale è quindi improbabile, anche negli Stati Uniti.
I tempi sono ancora prematuri per la normalizzazione delle politiche monetarie e i timori strutturali, seppur in forma attenuata, restano sullo sfondo. La Cina continua a spendere ben oltre le sue possibilità di lungo termine, molte economie emergenti devono ancora trovare nuovi modelli di crescita, il ritmo delle riforme in Europa ha rallentato, il Regno Unito fatica a negoziare una strategia d’uscita dall’UE e il Giappone è ancora impantanato in uno scenario di bassa crescita e bassa inflazione.
Negli Stati Uniti, l’inflazione, che ha accelerato al rialzo dopo la vittoria di Trump, ha ancora spazio per salire ulteriormente, soprattutto se il nuovo Presidente andrà avanti con la retorica “prima l’America” e diventerà più protezionista. Il dollaro può apprezzarsi leggermente, ma qui dobbiamo essere sempre più selettivi e decidere se adottare una visione rialzista sull’economia USA grazie al cambio o se rimanere più difensivi nei confronti dei Treasury bond. I due elementi sono legati. Per quanto riguarda il settore corporate, i cambiamenti a livello di tassazione che intende introdurre Trump potrebbero evitare ulteriori indebitamenti, il che ovviamente rappresenta un segnale positivo per gli investitori sia in obbligazioni investment grade che in bond high yield.
Detto questo, il mondo non è più economicamente sincronizzato come lo è stato negli ultimi 7-8 anni. Probabilmente assisteremo a una maggiore divergenza sia tra le maggiori economie mondiali che nell’insieme delle economie in via di sviluppo, tra coloro che riusciranno a rivedere il proprio modello di business e coloro che non troveranno nuovi modelli.
È improbabile che rivedremo i rendimenti reali e nominali estremamente negativi che abbiamo visto nel corso dell’estate del 2016, ma è altrettanto improbabile che i rendimenti tornino sui livelli ai quali gli investitori si erano abituati prima dello scoppio della crisi finanziaria. Nel 2017, le montagne russe offriranno la possibilità di una nuova corsa, interessante e potenzialmente remunerativa per i gestori attivi.

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