Ritorno alla normalità: l’ultima correzione dell’azionario non è affatto straordinaria

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di Finanza Operativa 14 Febbraio 2018 | 15:00

A cura di Deutsche Am
Qualche anno fa era di moda parlare di “nuova normalità”. In linea di massima, gli operatori di mercato con tale termine intendevano qualcosa riferito ai seguenti criteri: dopo la grande crisi finanziaria del 2008 e la conseguente recessione mondiale, sembrava che la ripresa fosse destinata a essere lenta. La riduzione del debito privato e la ripresa del mercato del lavoro avrebbe richiesto un po’ di tempo.
Le banche centrali avrebbero ricorso a misure non convenzionali, precedentemente impensabili. Se tutto fosse andato bene, misure come il quantitative easing avrebbero aumentato i prezzi degli asset, incoraggiato l’assunzione del rischio e compresso la volatilità dei mercati finanziari. Secondo Google trends, che misura il numero di ricerche per determinate parole chiave, l’interesse per il termine “nuova normalità” ha raggiunto il picco a settembre 2012.

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Negli anni che seguirono, l’aumento dei prezzi degli asset e la bassa volatilità cominciarono a sembrare semplicemente normali. A parte rare eccezioni, i mercati azionari sono apparsi sempre più come una scommessa a senso unico. Da qui l’ansia per la correzione del mercato che abbiamo visto partire venerdì 2 febbraio. Rispetto agli standard storici, tuttavia, il calo dello S&P 500 del 7,8% non sembra così eccezionale.

Nel nostro “grafico della settimana”, abbiamo esaminato il drawdown massimo di ogni anno. I drawdown massimi misurano la perdita se acquisti all’ultimo picco prima della discesa del mercato e vendi proprio quando il mercato inizia a recuperare.
Per questo grafico, impostiamo l’1% come tasso minimo (hurdle rate) di quando una tendenza si inverte e cerchiamo semplicemente il drawdown massimo più alto per ogni anno. Come mostra il nostro grafico, finora, il 2018 è stato in linea con le tendenze di lungo termine. Invece, quello che è stato insolito è il drawdown massimo eccezionalmente basso nel 2017, che è seguito dopo diversi anni di relativa calma.

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