La Cina entra in guerra valutaria

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di Finanza Operativa 11 Agosto 2015 | 12:00

a cura di Matteo Paganini, analista di Fxcm

Non che ne sia mai uscita, sia ben chiaro, ma la Cina, questa notte, è entrata di diritto all’interno del quadro di guerra valutaria dal quale gli unici a stare lontano sono Stati Uniti e Gran Bretagna, almeno in maniera ufficiale, con i primi che stanno vivendo un rafforzamento del dollaro che fino a quando dovesse mantenere i valori di cambio sopra 1.0500 contro euro non dovrebbe preoccupare più di tanto (vista la ripresa della domanda aggregata interna) e con i secondi che hanno “ufficializzato” il ruolo di follower della Fed (a livello di normalizzazione di politica monetaria) cercando implicitamente di impedire dei rafforzamenti eccessivi del pound prima del 2016.

Dopo aver riformato il sistema di quotazione dello yuan a partire da luglio del 2005, fissando il proprio valore rispetto a un paniere di valute, questa notte si è deciso di svalutare il valore centrale di quotazione, rispetto al quale ci si può spostate del 2% a rialzo e del 2% a ribasso. Si è svalutato di circa 200 punti base rispetto alla chiusura della giornata precedente, in seguito a dati deludenti sul fronte export (-8.6% a luglio 2015).

I motivi sono riconducibili, in maniera ufficiale, alla riconduzione a valori di mercato più consoni della divisa cinese, vista anche la svalutazione che ha colpito le valute dei paesi emergenti. Ufficiosamente, crediamo che possa essere una mossa non tanto alla ricerca di una svalutazione duratura nel tempo (la mossa è da considerare come singola) ma per trasmettere la mercato quel messaggio che tante volte abbiamo tentato di trasmettere agli investitori, ossia che la strada dello yuan non dovrà essere considerata soltanto a rialzo.

Cambi fissi a lungo, ora che l’economia cinese sta cercando di internazionalizzarsi, senza la possibilità che il mercato definisca il valore di una divisa in bas alla legge di domanda e offerta, hanno già insegnato al mondo a che scenari si può andare incontro (l’euro è l’ultima dimostrazione). La Cina, da buona sorella minore delle economie più sviluppate, crediamo abbia imparato la lezione. Non escludiamo ulteriori tagli di tassi e ampliamenti della banda di oscillazione giornaliera nei mesi a venire.

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