Forex: l’Euro/Usd vola in scia alla debolezza del biglietto verde

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 12 Agosto 2015 | 18:30

Seduta in forte rialzo per il cambio euro/dollaro salito fino a toccare e superare quota 1,12 con un guadagno giornaliero pari a quasi due figure. L’elemento trainante non è la forza dell’euro (prossimo il deal in Grecia ma molto deludente la produzione industriale di Eurolandia di giugno) ma la marcata debolezza del dollaro Usa.

Molti investitori hanno venduto dollari nella convinzione che le recenti mosse della PBoC, la banca centrale cinese, abbiano cambiato le carte in tavola dinnanzi ai membri della FED. Lo stesso presidente della FED di New York, William Dudley ha espressamente affermato come le misure di svalutazione dello yuan da parte dell’istituto centrale della Repubblica Popolare avranno ripercussioni pesanti su tutte le piazze finanziarie a livello globale.

Le attese degli operatori su un prossimo rialzo dei tassi d’interesse già a settembre si sono così ridotte notevolmente portando il Dollar Index (paniere che misura la forza del dollaro rispetto alle principali divise internazionali) a scendere da 97,50 punti a 96,30 punti circa, un ribasso che non si vedeva da fine giugno.

Nel suo atteggiamento macro-oriented la Federal Reserve dovrà assolutamente tenere conto delle conseguenze sull’economia americana delle scelte di politica monetaria della banca centrale cinese. Sarà ora importante verificare la crescita dei prezzi al consumo (dato che sarà pubblicato mercoledì 19 agosto) e i temi che saranno discussi dai banchieri centrali al Simposio di Jackson Hole nello Wyoming.

Restiamo convinti che, nonostante le dichiarazioni di qualche membro pro-rialzo (Lacker e Lockart), la commissione operativa della Fed, il FOMC (dominato al momento da membri votanti “dovish”), difficilmente possa rialzare i tassi già a settembre, soprattutto con il livello dei prezzi degli energetici ancora su livelli così bassi. Riteniamo più probabile un rialzo nel mese di dicembre di 25 punti base portando il livello del costo del denaro a fine anno allo 0,50%.

di Filippo Diodovich, analista di IG

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