Mercati di Frontiera: grandi opportunità in Iran

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di Finanza Operativa 18 Agosto 2015 | 15:00

di Oliver Bell, gestore dei fondi T. Rowe Price’s Middle East & Africa Equity e T. Rowe Price Frontier Markets Equity

Lo storico accordo con l’Occidente che pone fine alle sanzioni contro l’Iran è destinato a porre le basi per un grande impulso all’economia iraniana e darà vita a un avamposto fondamentale e avvincente per gli investitori dei mercati di Frontiera ed Emergenti.

La Borsa di Teheran, fondata nel 1967, è composta da 316 società quotate  – con un capitale flottante di 26 miliardi di dollari su una capitalizzazione totale di 103 miliardi. Senza alcuna partecipazione straniera, il mercato scambia giornalmente in media 100 milioni di dollari, raggiungendo anche punte di 400 milioni. Se dovesse aprirsi completamente agli investitori stranieri potrebbe rappresentare il 25% dell’indice MSCI Frontier.

Nonostante debbano accadere ancora molte cose prima che venga garantito l’accesso agli stranieri, l’Iran mostra dei fondamentali d’investimento chiaramente attraenti. Possiamo considerare l’Iran come un’economia post-bellica, senza però i tradizionali danni al sistema delle infrastrutture. In quanto tale, potremmo assistere ad un crescita del PIL più rapida di quanto molti si attendano.

L’Iran ha una popolazione di 78 milioni di abitanti ed è uno dei Paesi più popolati del Medio Oriente, con un’estensione geografica simile all’Egitto e alla Turchia. La giovane popolazione iraniana, con il 64% al di sotto dei 35 anni, promette un motore di forte crescita nel lungo termine. A differenza di altre economie di Frontiera che seguiamo, la popolazione è anche ben istruita, con più di 4 milioni di studenti universitari (il 50% sono donne) e un tasso di alfabetizzazione dei gruppi principali tra i 15 e 24 anni del 98%. Inoltre, il tasso di urbanizzazione è uno dei più rapidi al livello globale, salito dal 27% al 71% negli ultimi 50 anni.

A prima vista, il mercato azionario iraniano è conveniente rispetto alle controparti globali, scambiando a un rapporto  P/E forward di 5,7x. Offre un insieme di industrie e imprese molto diversificato, separate principalmente in due gruppi settoriali.

Il primo settore riguarda le imprese incentrate sulle commodity – come le società minerarie, imprese petrolchimiche, energetiche e raffinerie. L’altra metà del mercato include nomi più orientati ai consumatori – incluse banche, imprese di telecomunicazione, farmaceutiche e dell’auto.

Le azioni più consistenti sono Persian Gulf Petrochemical Industry (con una capitalizzazione di mercato di 9 miliardi), Mobile Telecommunication Company of Iran (3,7 miliardi), Tamin Petroleum & Petrochemical Investemnt (3,6 miliardi), Mobarakeh Steel ($,5 miliardi) e Parsian Oil & Gas Development (3,4 miliardi).

Siamo molto positivi sull’enorme potenziale dell’Iran e del suo mercato, tuttavia ci sono ancora diversi ostacoli da superare. Presupponendo che tali problemi vengano superati nel tempo, cercheremo di investire nelle imprese in crescita di alta qualità. Nel frattempo, stiamo guardando altrove, in Paesi e imprese che possono beneficiare da una rinascita dell’Iran.

Gli Emirati Arabi Uniti potrebbero essere i primi a beneficiarne. Prima che fossero imposte le ultime sanzioni, l’Iran era uno dei più grandi partner commerciali per gli Emirati, gli iraniani erano i principali investitori nelle proprietà di Dubai e Dubai era una delle principali destinazione per i turisti del Paese.

Per quanto riguarda le imprese, Irancell è una delle due compagnie telefoniche che operano in Iran, con una quota di mercato del 46%. Irancell è una società sussidiaria del gruppo MTN (Mobile Telephone Networks) in Sud Africa e costituisce il 14% degli ultimi utili netti di quest’ultima. Un altro beneficiario sarà il gruppo saudita Savola, che ha circa il 40% della sua capacità di produzione petrolifera in Iran, contribuendo al 13% dei ricavi del gruppo.

L’Iran, testa a testa con la Russia, ha le più grandi riserve di idrocarburi al mondo, eppure gli investimenti nella produzione hanno sofferto pesantemente nel regime di sanzioni, tanto che oggi la produzione conta meno del 15% dell’economia: se negli anni ’70 superava i 6 milioni di barili al giorno, oggi è inferiore ai 2 milioni.

Oltre al petrolio e il gas, l’Iran possiede notevoli miniere di rame, minerali, cromo, zinco e piombo. È anche il leader regionale nella produzione di cemento, con una capacità di 70 milioni di tonnellate.

Per quanto concerne le società del comparto consumer, a nostro avviso ci sono grandi prospettive via via che l’economia si normalizza, l’accesso alle tecnologie migliora e le società iniziano a investire. C’è la possibilità di capitalizzare sull’alta penetrazione del mobile e tradurla in un aumento della banda larga, oggi equivalente solo al 9%. La penetrazione del settore alimentare ufficiale, oggi a meno del 20%, potrebbe anche aumentare notevolmente, avvicinandosi così maggiormente ai livelli degli altri Mercati Emergenti e di Frontiera. Potremmo assistere anche ad un aumento della produzione locale di veicoli sopra i livelli attuali (1,5 milioni).

Infine, in Iran la penetrazione degli strumenti finanziari è al 90%: è alta tra le nazioni di Frontiera, tuttavia il rapporto credito/PIL resta più basso rispetto alle controparti globali – precipitato dal 35% del 2007 al 10% odierno.

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