Nessun rialzo dei tassi Usa a settembre. Riflessioni sulla seduta di ieri

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di Finanza Operativa 26 Agosto 2015 | 07:00

A cura di Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Management
Alla fine, com’era immaginabile, le autorità cinesi si son fatte sentire. In verità, la giornata di ieri era iniziata discretamente in Asia, nonostante i) una chiusura brutta di Wall Street che nella seconda parte di seduta aveva dilapidato gran parte del recupero dai minimi e ii) indici locali cinesi che non ne volevano sapere di invertire la marcia.
Difficile capire il  catalyst di questa parziale divergenza dei mercati asiatici (Shanghai -7%, Tokyo -3.95%, Taiwan + 3.5% Sydney +2.7% Seul +1%). Di fatto, a strozzare il rimbalzo dell’azionario locale è intervenuta una comunicazione comparsa su Caixin secondo cui la China Securities Regulatory Commission aveva deciso di interrompere gli interventi a sostegno, ritenuti non più necessari. Riguardo il Nikkei, era l’indice che meglio aveva tenuto nell’area, e tra l’altro conserva, a differenza degli altri mercati limitrofi una performance positiva da inizio anno. La tenuta degli altri indici è frutto con ogni probabilità della capitulation occorsa ieri, che ha permesso anche all’Europa un apertura positiva.
Già, perchè, nonostante Shanghai, anche  in Europa gli indici hanno aperto in progresso, e per le 10, orario di uscita dell’IFO di agosto in Germania, i guadagni superavano il 2%. L’indice di fiducia delle aziende tedesche ha sorpreso in positivo (108.3 da prec 108 e vs attese per 107.6) segnando il massimo da 3 mesi grazie a un buon miglioramento dellla componente coincidente, mentre le attese hanno ceduto marginalmente. Il dato descrive un economia robusta, e scarsamente impattata dal rallentamento cinese, per dirla con Constancio (RTRS – ECB’S CONSTANCIO SAYS GERMAN IFO MEANS PROBLEMS IN CHINA NOT AFFECTING GERMAN FIRMS). Buono anche il contributo del canale estero al GDP del secondo trimestre.
Certo, l’impatto della volatilità sugli asset è una cosa diversa. Ma per avvenire, questa deve durare qualche tempo.
In tarda mattinata il sentiment ha ottenuto un ulteriore sferzata con l’annuncio delle nuove misure di politica monetaria da parte della People Bank of China:
** taglio dei tassi di interesse di 0.25% al 3% (minimo storico)
** Taglio della riserva obbligatoria di 0.5% a 18% (più ulteriori tagli mirati ad alcune categorie di istituti)
La mossa è stata accompagnata da uno statement in cui è stata modificata la definizione di politica monetaria da “prudente” a “flessibile”, al fine, con ogni probabilità, di segnalare una maggiore proattività nei mesi a venire. Non che la proattività non si sia notata negli scorsi mesi, ma il termine “flessibile” usato per definire la politica monetaria durante la grande crisi, ha forse il significato di renderla “ufficiale”.
Come ripetuto più volte in questi giorni, l’ammontare di easing monetario e fiscale erogato negli ultimi mesi dovrebbe produrre un rimbalzo congiunturale cinese nella seconda metà dell’anno. L’iniezione di liquidità conseguente al taglio della riserva obbligatoria equivale, secondo i calcoli di più di una casa, a circa 700-750 miliardi di yuan (110-120 miliardi di dollari) sufficienti a controbilanciare il drenaggio conseguente al sostegno offerto alla divisa, una forma di tightening indesiderata. Dulcis in fundo, il Premier Li ha rassicurato sul fronte divisa (RTRS – CHINA PREMIER LI:  YUAN EXCHANGE RATE WILL STAY IN REASONABLE RANGE, THERE IS NOT BASIS FOR CONTINUED DEPRECIATION)
La mossa PBOC ha fatto rompere gli indugi ai mercati, con l’azionario europeo che si è collocato stabilmente a quota +4%, e l’€ che ormai condivide con lo Yen la funzione di termometro del risk appetite, tornato in area 1.1450 (dopo aver segnato 1.17 ieri pomeriggio). Pesantissimi per contro i bonds che hanno avuto una reazione stranamente asimmetrica alla tempesta finanziaria delle ultime ore: saliti poco  con la risk adversion estrema di ieri, e crollati con il risk appetite di oggi.
Nel primo pomeriggio, dati macro misti in US.  In lieve caso il PMI services US di agosto (55.2 da 55.7 vs attese per 551.), mentre le vendite di case nuove di luglio mancano di poco il consenso ma confermano la buona forma dell immobiliare (+5.4% da prec -7.7% e vs attese per +5.8%). Deludente il Richmond Fed di agosto, a zero da 13 vs attese per 10, ma la consumer confidence di agosto ha fatto un balzo di oltre 10 punti (101.5 da 91 vs attese per 93.4) riflettendo rialzi simili sia di componente coincidente che expectations. Notevole il ritorno a zero della differenza tra il numero di intervistati che trova l’offerta di lavoro abbondante e quello di chi la trova scarsa. Non accadeva dal 2008. Le rilevazioni sono sicuramente terminate giorni fa e quindi non comprendono il panico borsistico degli ultimi giorni, ma se non altro pare che il calo dell’oil stia cominciando a impattare sul morale dei consumatori.
La parte finale della seduta europea ha visto gli indici guadagnare ulteriormente, per chiudere poco distante dai massimi. Leggermente più svogliata Wall Street che, oltre ad aver perso meno terreno dell’Europa, vede il biglietto verde recuperare terreno, e col rasserenarsi degli animi teme il riprendere quota delle probabilità di un primo rialzo FED a settembre.
Personalmente, dubito che a settembre la Yellen tirerà il grilletto. Vero, le condizioni indicate per un rialzo dei tassi potrebbero essere presenti tra 3 settimane, e un rinvio motivato da eventi esogeni e volatilità sui mercati rischia di dare un messaggio pericoloso agli investitori. Ma si sa che lo stile dell’attuale Presidente Fed, mutuato dal suo predecessore (vedi il rinvio del tapering, a lungo preparato, a settembre 2013) è prudenza innanzi tutto. Per cui ci vorrà un labour market report stellare e/o una stabilizzazione rapidissima dei mercati per convincere il FOMC ad agire.
Circa le prospettive del rimbalzo odierno, nel breve è difficile orientarsi, visto che la price action ha fatto scempio dei livelli tecnici. Inoltre bisogna vedere entità e durata l’effetto delle novità odierne su mercati cinesi e sull’area asiatica.
Il quadro generale richiede un bel po’ di lavoro prima di cancellare i grossi danni fatti dal crollo sui grafici settimanali. E la probabilità di ulteriori scossoni nei prossimi giorni, non è trascurabile.
Ciò detto, diverse statistiche mostrano che la performance dei periodi che seguono fiammate di risk adversion come quella osservata (per alcuni aspetti peggiore del 2011) sono positive in percentuali superiori all’ 80% dei casi.

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