Cina e mercati emergenti: occasioni dal sell off

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di Finanza Operativa 1 Settembre 2015 | 16:30

A cura di Matthew Vaight, gestore del fondo M&G Global Emerging Markets
I mercati emergenti hanno di recente avuto una performance particolarmente negativa, come mostra il grafico sottostante. I commenti sui Paesi emergenti si sono recentemente spostati dalla preoccupazione per quanto riguarda l’impatto di un eventuale rialzo dei tassi d’interesse negli USA, a timori per la situazione cinese. L’economia cinese sta senza dubbio rallentando, questo d’altronde era noto da anni, e il governo ha tentato di trasformare l’economia da un modello ad alto tasso di crescita, trainato dalle esportazioni a un modello a crescita più bassa, ma più sostenibile, guidato dai consumi. Dunque, cosa è cambiato ora? A nostro avviso non molto. Sembra che gli attori nel mercato abbiano iniziato a reagire a notizie che non dovrebbero, in realtà, essere una sorpresa. La decisione da parte della banca centrale cinese di svalutare la moneta, lo scorso 11 agosto, sembra essere stato l’evento principale dietro all’ultimo sell-off azionario cinese, ed è stato considerato un chiaro segnale di un deterioramento della salute dell’economia.
Guardando alla Cina in particolare, la crescita inesorabile della quota di mercato delle azioni ‘A’ nel primo semestre di quest’anno è stata ampiamente commentata e diffusamente liquidata come non particolarmente importante, dato che si tratta quasi completamente di un mercato di proprietà nazionale con investitori retail che, è giusto dire, hanno una propensione maggiore a ‘speculare’, piuttosto che a ‘investire’. Il mercato è diventato incredibilmente difficile da interpretare e le valutazioni sono state completamente sconnesse dai fondamentali. Il mercato era chiaramente entrato in una bolla e come sempre quando si crea una bolla, questa prima o poi scoppia, esattamente come ha fatto la quota di mercato delle azioni ‘A’. Durante il sell-off, piuttosto preoccupante è stata la risposta da parte delle autorità cinesi, che hanno introdotto una quantità di misure per sostenere il mercato. Poiché sembra che queste misure abbiano fallito, la credibilità delle autorità cinesi è stata messa in discussione.
Oltre alla Cina, abbiamo visto come anche i mercati appartenenti all’ASEAN (Association of South-East Asian Nations) abbiano sofferto di cali sia nei valori azionari sia delle valute e, avendoli ignorati per lungo tempo, stiamo ora iniziando a prestare loro nuovamente attenzione, soprattutto all’Indonesia, dove alcune aree del mercato stanno cominciando a mostrare valore dopo anni di valutazioni molto alte. Al contrario, la Malesia resta ancora troppo costosa rispetto ai fondamentali e alla qualità delle aziende.
Il valore ha iniziato a sovraperformare la crescita in una tendenza comune all’interno dei mercati emergenti nel corso degli ultimi due mesi, un evento raro nel contesto di un mercato debole. Questo suggerisce che la debolezza sta causando un sell-off in alcuni dei titoli percepiti come più sicuri dal punto di vista della crescita o della qualità, molti dei quali hanno un assetto proprietario complesso e nel contempo mostrano un deterioramento dei fondamentali che è stato ignorato per troppo tempo. Restiamo dunque concentrati sulle opportunità per quelle aziende che sarebbero classificate come titoli ciclici di qualità (tecnologici, finanziari) o dove vediamo miglioramenti idiosincratici (il settore assicurativo in Corea o in Australia, per esempio).
Come abbiamo risposto al recente brusco sell-off? In primo luogo, ricordiamo che non siamo investiti nei titoli ‘A’ del mercato azionario. Nel momento in cui abbiamo analizzato le azioni ‘A’ in previsione del lancio di un programma di reciproco accesso al mercato lo scorso ottobre (che ha permesso agli investitori stranieri di accedere per la prima volta al mercato delle azioni ‘A’), il mercato sembrava costoso rispetto alla qualità delle società si potevano comprare. Il mercato è crollato negli ultimi tempi, tuttavia riteniamo che le valutazioni siano ancora costose, soprattutto se si prende in considerazione la qualità delle società quotate in questi mercati.
La recentissima svendita dei titoli appare indiscriminata, tutto ciò che è correlato alla Cina è stato venduto dal punto di vista aziendale, settoriale e del paese. Abbiamo utilizzato i crolli del mercato per identificare i titoli per i quali l’entità della svendita non riflette in alcun modo cambiamenti negli investimenti della società. Abbiamo usato quei nomi presenti nel fondo che hanno retto meglio in quanto fonte di liquidità.
Abbiamo aggiunto alcuni nomi tecnologici di Taiwan: nonostante le recenti preoccupazioni relative alla Cina, questa zona era debole già da un mese a causa di risultati di Apple a luglio – che hanno mostrato margini in calo – e l’effetto domino sulla loro supply chain. Per quanto riguarda nomi di rilievo scambiati recentemente, abbiamo ridotto le posizioni in alcuni titoli coreani (E-Mart, Samsung, Hyundai) e Chedraui (azienda messicana) e Prosegur (impresa spagnola operante nella sicurezza con significative operazioni in America Latina) e stiamo stati aumentando le posizioni nei titoli tecnologici taiwanesi (Casetek, Hermes Microvision e TSMC).
Pur avendo ridotto alcuni nomi coreani, questa rimane una delle aree di maggiore sovrappeso del fondo e continuiamo a ritenere che le valutazioni estremamente basse di questi titoli non riflettono abbastanza certe soddisfacenti prestazioni operative e alcuni segni di miglioramento nei confronti degli azionisti, quali l’aumento dei dividendi.
Crediamo che questa volatilità crei molte opportunità. Abbiamo a lungo affermato che esiste un’ampia gamma di valutazioni nel nostro universo d’investimento, dove i settori più popolati – proprio perché molto affollati (settori difensivi, India, ASEAN) e le aree non particolarmente amate (settori ciclici, Asia nord, Brasile) risultano relativamente a basso costo. Questo è oggi ancora più vero.

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