I timori sulla frenata cinese spingono le commodity sulle montagne russe

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di Finanza Operativa 2 Settembre 2015 | 18:30

a cura di Etf Securities

Le commodity hanno vissuto sedute particolarmente volatili, come la maggior parte degli asset ciclici. I timori di una frenata cinese a seguito del crollo del mercato azionario hanno portato all’iniziale declino nei prezzi delle commodity. Il Bloomberg Commodity Index, comunque, ha chiuso la settimana al rialzo, favorito in ciò dal petrolio e dal rame. I prezzi del petrolio hanno visto in tre giorni il rally più intenso dal 1990, dopo le ipotesi sul taglio alla produzione da parte dell’Opec. Gli occhi saranno puntati sugli ultimi dati del mercato del lavoro americano e sull’indirizzo seguito dalla Banca Centrale Europea in materia di Quantitative Easing, in un momento di difficoltà per il mercato globale.

Gli Etp sul petrolio registrano nove settimane consecutive di afflussi. Dopo essere precipitati ai minimi dal 2009 lo scorso martedì, i prezzi del WTI e del Brent hanno visto giovedì il più robusto aumento giornaliero, avanzando del 10%, rispettivamente a quota 43.5 e 48.5 dollari americani. Nelle ultime tre sessioni, la speranza che l’OPEC prenderà in considerazione l’ipotesi di un taglio alla produzione ha portato il  WTI a segnare un incremento del 27%. Gli Etp lunghi sul petrolio hanno attratto 60.1 milioni di dollari americani dopo che i dati sul PIL americano – migliori del previsto – hanno riacceso le speranze di un rafforzamento della domanda.  Inoltre, la chiusura di due pipeline da parte della Royal Dutch Shell Plc– con il conseguente calo delle spedizioni dalla Nigeria – e una diminuzione degli stock di greggio americano pari a 5.5 milioni di barili la scorsa settimana ha fornito un sostegno ai prezzi del petrolio. L’ETFS Daily Leveraged Natural Gas (LNGA) ha visto la seconda settimana consecutiva di afflussi (2.7 milioni di dollari americani), sulla scia del tentativo dei cacciatori d’affari di intercettare una qualsiasi ripresa dei prezzi prima che l’elevata domanda estiva possa giungere al termine.

Gli ETP sui metalli industriali, guidati dall’ETFS Copper (COPA), registrano i maggiori deflussi in sette settimane. Nonostante il rame abbia concluso al rialzo la settimana, il suo prezzo volatile e le paure di una frenata cinese hanno portato i riscatti dal COPA a 16.5 milioni di dollari americani. Codelco, il maggior produttore mondiale di rame, si è unito per ultimo al vasto sforzo dell’industria nel ridurre il capex, con i prezzi che stazionano ai minimi da 6 anni.

Gli ETP sull’oro vedono la seconda settimana consecutiva di afflussi per 19.1 milioni di dollari americani. L’oro ha mantenuto il suo status di bene rifugio in un momento di volatilità per gli asset ciclici. La scorsa settimana gli investitori hanno acquistato ETP sull’oro fisico per 15.2 milioni di dollari americani. Nonostante il mercato dei futures e le previsioni pressoché unanimi sul rinvio nel rialzo dei tassi, l’oro ha visto un calo del 2.5%: i dati – migliori di quanto ci si potesse attendere – relativi al PIL del secondo semestre sottolineano la forza dell’economia sottostante.

I deflussi dagli ETP sul palladio proseguono per la quarta settimana consecutiva. Le posizioni speculative nette lunghe sul mercato dei futures nel palladio sono scese ai 5700 contratti, il valore più basso in tre anni, evidenziando come le paure di un indebolimento dell’economia cinese stiano intaccando la domanda di metalli preziosi a maggior uso industriale.

Gli investitori hanno tagliato di 13.7 milioni di dollari americani l’esposizione all’ETFS Agriculture (AIGA), il valore più alto da 7 settimane. Lo zucchero è la commodity che ha registrato la performance migliore, grazie al sostegno ai prezzi apportato dalle condizioni climatiche brasiliane – più umide – e dalle preoccupazioni sull’impatto di El Nino nella produzione di India e Tailandia. Il clima caldo secco ha influito sulle scorte dell’Unione Europea, favorendo i prezzi del granoturco: l’International Gains Council (IGC) ha previsto un supply deficit di 4 milioni di tonnellate. I prezzi del grano hanno risentito della pressione esercitata dalle previsioni dell’IGC, che propendevano per un surplus annuale di 4 milioni di tonnellate, dato che si prevede che la produzione globale raggiungerà il livello record dello scorso anno , a 10 milioni di tonnellate.

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