Dopo i payroll di venerdì, a settembre resta probabile l’aumento dei tassi Fed

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di Finanza Operativa 7 Settembre 2015 | 15:00

A cura di Keith Wade, Chief Economist & Strategist, Schroders
I tanto attesi dati sull’occupazione americana pubblicati venerdì hanno dipinto un quadro positivo per il mercato del lavoro. Nonostante gli eventi in Cina, riteniamo ancora che la Federal Reserve alzerà i tassi il 17 settembre. I payroll non agricoli non sono aumentati quanto ci si aspettava, segnando un incremento di 173.000 unità rispetto alle attese di un +215.000, ma abbiamo effettivamente visto una revisione al rialzo di 40.000 unità per i due mesi precedenti. Intanto, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%, mentre il salario orario medio è stato lievemente migliore delle attese, attestandosi al 2,2% a/a. Il primo dato si attesta ora al livello delle stime ufficiali di equilibrio, il cosiddetto NAIRU (non-accelerating inflation rate of unemployment), il tasso al quale i salari iniziano a far crescere l’economia.
Sebbene alcuni funzionari abbiano sollecitato la Fed a ritardare il rialzo dei tassi alla luce delle turbolenze in Cina e in parte dei Mercati Emergenti, crediamo ancora che l’Istituto centrale statunitense interverrà il 17 settembre. Gli eventi in atto nel Paese asiatico apportano effettivamente pressioni deflazionistiche all’economia globale e hanno irrigidito le condizioni finanziarie, a causa di un rafforzamento del dollaro e di mercati del credito e azionari più deboli. Tuttavia, questi sviluppi vanno visti nel contesto di un’economia a stelle e strisce che gode di una fase di crescita continua e superiore al trend.
La volatilità dei mercati finanziari spingerà la Fed a pensare, ma come nel 2013 gran parte di questa volatilità riflette le precedenti attese di una stretta monetaria. Gli investitori stanno tagliando da un po’ le loro esposizioni sui Mercati Emergenti, ben prima degli ultimi eventi cinesi. E’ possibile che quando la Fed agirà, l’aumento di volatilità sarà limitato a posizioni già modificate.
Nonostante ciò, un rialzo dei tassi della Fed il 17 settembre potrebbe far accrescere la volatilità, a meno che non sarà accompagnato da un chiaro segnale che i tassi saliranno solo molto gradualmente. I policy maker vogliono evitare una estrapolazione dei rialzi dei tassi in linea con i cicli passati, per paura di irrigidire le condizioni finanziarie generali troppo rapidamente. Il messaggio di fondo del dato odierno è che gli Stati Uniti non hanno più bisogno di un livello di tassi di interesse “emergenziale” e possono procedere verso la prossima fase già a metà settembre.

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