Eccessi di euforia tarpati dalla Fed: riflessioni sulla seduta di ieri

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di Finanza Operativa 10 Settembre 2015 | 09:00

A cura di Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners
Martedì sera, Wall Street, dopo aver convenientemente contribuito al parziale ritracciamento europeo con una prima parte di seduta opaca, si è lanciata in un rally finale, sostenuto da volumi discreti, che ha prodotto progressi superiori al 2% per i principali indici. Difficile identificare un preciso catalyst del movimento, al di la di quanto già illustrato ieri. Di certo le ricoperture sono tra i principali ingredienti del rimbalzo degli ultimi 2 giorni, su vari assets. Ne è esempio mirabile il balzo di Tokyo ieri ( +7.70%) sebbene parte del movimento sia maturata ieri in giornata (Tokyo avevo chiuso alle 7, prima dell’impennata del sentiment). Sicuramente le dichiarazioni di Abe sul taglio della coporate tax hanno avuto una parte nel alimentare il rally. Ma non si tratta di una vera e propria sorpresa (se ne parla da tempo).
Con eccezione della piazza giapponese, ieri in Asia si è avuta una riedizione della seduta precedente, con i principali indici a mostrare robusti guadagni, senza altro catalyst che non una diffusa sensazione che la situazione non fosse cosi grave come prezzato dai mercati. Non che manchino gli scettici, che sottolineano in particolare i miseri volumi sui mercati cinesi. Personalmente la cosa non mi sorprende. Con lo scoperto vietato, e la maggior parte delle posizioni lunghe stoppate oppure sott’acqua di decine di punti percentuali, un forte calo dell’attività è da mettere in conto. E ovviamente gli internazionali saranno stati scoraggiati dalla mole di misure restrittive varate per sostenere i mercati, e difficilmente ritorneranno in massa in tempi brevi. Di sicuro qui i danni fatti sono materiali.
La forza di Wall Street e dell’Asia hanno garantito all’Europa un apertura in gap up. E dopo una moderata dose di prese di beneficio, una serie di dichiarazioni da parte del Premier Cinese ha offerto altro carburante al movimento. Li Keqiang ha dichiarato che le prospettive economiche sono positive, e l’economia sta crescendo nell’ambito del range programmato. La Cina non vuole una guerra valutaria e non mira ad una svalutazione della divisa. Le riforme continueranno, e cosi via.
La positività di origine asiatica ha portato gli indici europei ieri a scambiare significativamente sopra le resistenze citate i giorni scorsi ( 3.300 Eurostoxx e 10.400 Dax), con progressi a tratti superiori al 2.5%. Dopodichè, seguendo un pattern osservato giovedi scorso e ieri, Wall Street è intervenuta a temperare gli entusiasmi, con una prima parte di seduta davvero loffia (dopo aver aperto a +0.9%, tratta marginalmente negativa. Come spesso di recente, il timore di una ulteriore defaillance nel pomeriggio ha indotto gli investitori a prendere precipitosamente beneficio, più che dimezzando i progressi della giornata (nel caso del Dax quasi annullandoli).
Le vendite si estendono ad alcune commodities (oil) e divise emergenti. Peraltro alcuni termometri della risk adversion come lo yen e l’oro continuano a segnalare un miglioramento delle condizioni.
Dal punto di vista tecnico, si può invocare la chiusura del gap aperto per l’Eurostoxx, come causa per il ritracciamento. Ma se gli indici europei hanno temporaneamente superato le resistenze, l’S&P 500 ha per il momento fallito l’ennesimo assalto alla sua (1990-2000) il che lascia il quadro tecnico ancora indeterminato.
Peraltro, in questa fase non è il caso di basarsi troppo su singoli livelli.  Rialzi del 2/3% nello spazio di poche ore, oltre a segnalare mercati ancora instabili e denunciare la loro natura di short covering rallies (tipici dei periodi dei bear market e dei periodi di correzione in generale), tendono a produrre forti ipercomprati di breve, che generano bruschi ritracciamenti. Per fare un esempio, l’S&P 500 tra l’apertura di ieri e la prima mezz’ora di trading di oggi era salito del 3.4%, a fronte del quale il ritracciamento dell’1% (finora) sembra il minimo sindacale.
Oltre a ciò, l’incombere della FED fa da tappo agli eccessi di euforia: finchè il mood sui mercati rimane pesante, un rialzo dei fed funds il 17 sembra improbabile. Ma se le tensioni si rilassano bruscamente, ecco che  torna d’attualità, raffreddando gli animi e ponendo i presupporti per prese di beneficio.
Su queste basi, un ulteriore segnale di evoluzione positiva del quadro sarebbe, insieme col calo della volatilità implicita (vix in area 24 mentre scrivo) anche uno di quella realizzata (i.e oscillazioni meno selvagge) che segnali un ritorno degli investitori alla generazione di alpha con lo stock picking, invece che a cercare di indovinare il prossimo swing. In questa ottica una seduta US interlocutoria depone meglio di una esplosiva. Stiamo a vedere.

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