Tassi Fed, ora occhi puntati sul 16 dicembre

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di Finanza Operativa 21 Settembre 2015 | 16:00

di Alan Levenson, Capo Economista USA, T. Rowe Price

Il Federal Open Market Committee (FOMC) della Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interessi all’incontro conclusosi ieri, ribadendo anche quali sono i criteri per fare il primo passo verso la normalizzazione della politica monetaria: “Il Comitato prevede che sarà appropriato alzare il range di target per i tassi quando si vedranno un po’ di ulteriori miglioramenti nel mercato del lavoro e quando sarà ragionevolmente fiducioso sul movimento dell’inflazione verso l’obiettivo di medio termine del 2%”.

Relativamente a questi criteri, il comunicato del FOMC ha riconosciuto implicitamente la presenza di “un qualche miglioramento nel mercato del lavoro”, inclusi “rialzi del numero dei posti di lavoro e un calo della disoccupazione”, che tendono a sostenere la fiducia nell’outlook di medio termine dell’inflazione. Allo stesso tempo, la fiducia sulla capacità dell’inflazione di tornare al 2% nel medio termine è minata dagli sviluppi negativi a livello economico e finanziario globale, che “che potrebbero in qualche modo pesare sull’attività economica (indebolendo il legame tra crescita-occupazione-inflazione) e probabilmente porranno ulteriore pressione al ribasso sull’inflazione nel breve termine.

Le modifiche apportate al Summary of Economic Projections sono state relativamente limitate, rispetto a questa espressione di preoccupazione; la fiducia di breve termine nelle stime potrebbe essere più bassa.

Le stime sui tassi sono state spostate al ribasso, con la previsione mediana per fine anno tagliata di 25 punti base per il 2015-2017 e per il più lungo termine. Undici dei diciassette partecipanti al meeting del FOMC si aspettavano non più di un rialzo quest’anno, prima dell’incontro di ieri. Eravamo dello stesso parere, prevedendo un rialzo dei tassi in questo meeting. Ci aspettiamo ancora un avvio del ciclo di rialzi nel 2015, considerando il 16 dicembre come la data più probabile, rispetto al 28 ottobre. Infatti, se il Comitato teme l’impatto degli sviluppi in generale e del peggioramento delle condizioni finanziarie avvenuto a luglio e agosto in particolare, i dati di settembre probabilmente non saranno sufficienti per dare il via libera.

 

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