La delusione dei Titoli di Stato

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di Finanza Operativa 28 Settembre 2015 | 16:00

A cura di Money Farm
Sono passati i tempi in cui i Titoli di Stato erano considerati delle vere e proprie galline dalle uova d’oro della finanza mondiale. Gli elevati rendimenti dei decenni passati sono andati via via diminuendo fino ad arrivare alla situazione odierna in cui spesso il tasso offerto agli acquirenti è addirittura negativo come nel caso dei Titoli di Stato tedeschi.
Quando ancora l’Europa si divideva tra lira, marco, franco e peseta i Titoli di Stato erano senza ombra di dubbio lo strumento finanziario principe per molti piccoli investitori e non solo. Grazie a tassi di inflazione particolarmente elevati finanziare il debito di una nazione attraverso l’acquisto dei suoi titoli era un’operazione decisamente vantaggiosa; con l’alta inflazione infatti i governi riuscivano a pagare buone cedole, nonostante gli investitori privati non fossero in grado di calcolare il reale rendimento al netto dell’inflazione.
Anche durante le prime fasi della moneta unica i Titoli di Stato si sono distinti per i loro buoni rendimenti: seppur lontani dalle performance degli anni ’80 questi strumenti hanno comunque garantito un guadagno sicuro a tutti coloro che desideravano incrementare il proprio patrimonio senza avventurarsi tra i rischi della speculazione borsistica.
Ben diversa è la situazione attuale. Complice un tasso di inflazione prossimo allo zero acquistare Titoli di Stato anche a lunga scadenza è diventata una forma di investimento svantaggiosa: ai rendimenti bassissimi si affiancano infatti le spese di acquisto che è necessario pagare al proprio intermediario. In questo modo l’investimento rischia di diventare addirittura in perdita soprattutto nel caso di acquisto di titoli a scadenza di breve termine: in particolare trimestrali e semestrali.

Gli ETF come soluzione più completa.

Nonostante la lacuna venutasi a creare dal basso rendimento dei Titoli di Stato è possibile ottenere buoni risultati da altri investimenti a basso rischio. Tra questi gli ETF: una forma di investimento non nuova, ma purtroppo ancora sconosciuta ai più.
In che cosa consistono gli ETF? Il termine significa Exchange Traded Fund ovvero una modalità particolare di fondo di investimento dai costi di gestione molto bassi e dal rischio contenuto. Nello specifico un ETF non fa altro che replicare un particolare indice di riferimento seguendone l’andamento e di conseguenza la performance. Ad esempio un ETF Mib30 non è altro che un fondo che ha investito il proprio capitale acquistando in modo proporzionale azioni di tutte le società che compongono l’indice Mib30 della borsa italiana. Agendo così il rischio stesso per l’investitore si riduce: è un evento altamente improbabile infatti il crollo contemporaneo di tutte le 30 principali aziende di Piazza Affari.
I costi di gestione di un ETF sono più bassi rispetto a quelli di un normale fondo comune di investimento poichè il “paniere” di un ETF non è il risultato di una strategia elaborata da equipe di consulenti finanziari il cui costo va a gravare sulla performance del fondo stesso. Ogni ETF acquista infatti azioni di tutte le aziende di un dato indice in modo proporzionale al loro peso all’interno di quell’indice: un sistema che necessita quindi del lavoro di molte meno persone.
Per chi sta ricercando una valida alternativa ai poco remunerativi Titoli di Stato gli ETF sono sicuramente un’opzione da prendere in considerazione.

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