Riparte l’Europa, affonda il Brasile

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 5 Ottobre 2015 | 14:00

A cura di Corrado Caironi, strategist Ricerca Finanza
Mercati finanziari coinvolti da molte notizie sia di ordine macroeconomico, come il dato sul mercato del lavoro in Usa e il sondaggio Tankan in Giappone, che finanziario con temi che tornano sul disastroso caso tedesco della Volkswagen, le ipotesi di aggregazione delle principali banche italiane e il crollo dei rendimenti dei titoli governativi di alto rating.
Indicatori macroeconomici. La diminuzione dei posti di lavoro creati nel mese di settembre negli Stati Uniti ha riportato in luce il solito tema dello slittamento al prossimo anno del primo aumento dei tassi di interesse. Rispetto alle attese di 200.000 nuovi ingressi, i Nonfarm Payrolls mese su mese si sono fermati a 142.000 confermando un Unemployment Rate fermo a 5,1%; il numero basso ha sorpreso gli operatori che sul dato avevano forzato le vendite per poi tornare su propri passi con i listini in chiusura ampiamente positivi e la volatilità in discesa. Il Tankan giapponese, l’indagine trimestrale della banca centrale BoJ, ha registrato un indebolimento nel sentiment tra i grandi produttori, sebbene alcuni analisti hanno sottolineato segnali positivi di fiducia sui servizi e nuovi progetti di investimento dopo le indicazioni fiscali espansive del governo.
Mercati Finanziari. Sui temi finanziari, continuano i problemi sull’automotive tedesco con una estensione dei controlli ad altre case di produzione. I tempi per una soluzione non sembrano poi così rapidi come il governo tedesco aveva prospettato, aggiungendo una maggiore preoccupazione sul tema dell’occupazione nel settore. Il risiko delle banche italiane, che l’anno prossimo vedrà coinvolte le maggiori banche popolari, fa sognare gli analisti del settore finanziario con vaghe ipotesi di aggregazione tra i grandi gruppi; la regia è comunque stretta nelle mani di Draghi, inutile fare voli pindarici.
Restringimento dei rendimenti. La volatilità dei mercati azionari e la minore solidità nelle prospettive economiche rilancia gli obbligazionari governativi con il rendimento del UST 10y tornato sotto il 2% e del Bund tedesco a 0,5%. Ci si chiede se superata la strategia del “Sell in May and go away” si possa assistere ad una maggiore consapevolezza per il ritorno di strategie più costruttive nell’ultimo trimestre dell’anno.
Focus della settimana. Le attese principali riguardano la politica monetaria: meeting delle banche centrali RBA, BoJ, e BoE, mentre saranno disponibili le minute del FOMC e della BCE. Negli Emerging Markets le decisioni delle banche centrali in Polonia, Messico, Israele, Ungheria e Colombia.
Eurozona: Draghi vede la crescita
BCE pronta, se necessario. Secondo il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, in Europa è tornata la crescita dopo un lungo periodo nel quale la regione ha contributo in modo alterno all’espansione globale. In un recente evento a New York, Draghi ha sottolineato soprattutto il contributo essenziale della BCE negli ultimi tre anni, atto a stabilizzare e rafforzare la zona euro. Il presidente si è dimostrato ottimista e deciso: “La crescita sta tornando. La strada da seguire è ben identificata. E non ci fermeremo finché la nostra unione monetaria sarà completata.” Il presidente della BCE non ha invece commentato le prospettive per la politica monetaria che secondo gli operatori potrebbero veder aumentare l’espansione degli interventi qualora il clima internazionale mettesse in discussione i risultati fino ad ora raggiunti.
Sistema economico Area Euro. Nell’area Euro comunque il sistema produttivo sta indicando un generalizzato miglioramento; le scorte di prodotti finiti sono in diminuzione rispetto al periodo estivo e ritenute basse in questa fase del ciclo economico. Per quanto riguarda gli attuali livelli di produzione, le aziende stanno segnalando un’espansione attività nel mese di settembre rimanendo sopra trend. Guardando avanti, i segnali sono per un miglioramento delle prospettive per i prossimi tre mesi in tutti i principali paesi dell’area.
La Germania sbanda sull’Automotive. La tegola Volkswagen quanto potrà influire sull’economia tedesca e dell’area euro? Secondo l’analisi degli esperti il problema è legato all’interconnessione tra i settori economici e i vari paesi. Nel caso specifico dell’industria automobilistica tedesca qualsiasi shock di settore verrebbe amplificato del 60%; il caso VW risulterebbe comunque limitato a pochi decimi di punto visto che l’industria dell’automobile rappresenta meno del 3% dell’economia tedesca. L’impatto potrebbe invece colpire i produttori della componentistica legati alle auto tedesche, e magari fuori dalla Germania. In sintesi il problema attuale è relativo all’impatto sulla credibilità e sulla fiducia in Germania, lasciando ancora oggi dubbi su un’effettiva perdita di GDP nei prossimi trimestri: non si può escludere che questo caso specifico veda la perdita tedesca riassorbita dall’aumento delle vendite di auto dei competitor con un passaggio di preferenze da un brand ad un altro all’interno dell’area.
Indici finanziari in balia della volatilità estiva. I mercati finanziari si sono dimostrati deboli nel terzo periodo dell’anno intrappolati nell’aumento della volatilità a livello globale e di prospettive difficili sui mercati emergenti. Il trimestre chiude con una perdita netta di tutti i listini azionari europei azzerando le performance di molte borse, portando addirittura la borsa tedesca di Francoforte a -1,48%. Il conto non è comunque negativo per tutti i listini: l’indice azionario dell’area DJ EuroStoxx presenta da inizio anno una performance positiva dell’1,62%, al contrario del mercato statunitense con l’indice Dow J. Industrials a -8,63%. Il listino italiano si afferma in ripresa con l’indice FTSE MIB che è cresciuto dal primo gennaio del 12%. Rimangono ora aperti alcuni importanti punti di attenzione, in particolare la tenuta degli utili aziendali che rafforzerebbe l’idea di valutazioni interessanti, e la capacità della BCE di mantenere alta la fiducia per agevolare investimenti e circolazione del credito in una fase ancora di visibile volatilità.
Brasile: pesa il downgrade a Junk Bonds
Tra i giganti emergenti, i cosiddetti BRIC, il Brasile continua a persistere nel suo più ampio movimento negativo. A dare la maggiore evidenza è proprio l’indice azionario Bovespa che da inizio anno ha perso oltre il 12%; per completezza indichiamo che in Russia l’indice Rts Index da inizio anno segna -1,89%, in India il Mumbai-Nifty -5,22% e in Cina lo Shanghai Composite -4,13%. A marcare la situazione di criticità è stato il downgrade della società di rating Standard and Poor’s che ha portato il debito sovrano brasiliano a livello di titoli spazzatura (BB+, il più alto dei Speculative Grade) e il mercato che ha segnato il credit default swaps al livello più alto dal 2009.
Economia in recessione. Secondo gli analisti il problema di rilancio economico rimane politico. I dati sono preoccupanti: mentre il GDP del paese è rimasto pressoché invariato nel 2014, le stime del 2015 vedono una caduta del 3,3% a cui se ne potrebbe aggiungere una del 1,4% nel 2016. A dare una immagine più chiara è il dato di GDP per capita che dai 13.250 US$ del 2011 viene stimato a 6.900 US$ per il 2016, a fronte di un aumento di dieci milioni di abitanti nei cinque anni.
Gli scenari prossimi. Il primo scenario è bearish e vede il ritorno alla vecchia politica economica con un governo che torna sui modelli incentrati sullo stimolo dei consumi tramite incentivi fiscali pubblici e una forte spinta degli investimenti tramite le società statali e parastatali. Questo scenario porterebbe benefici a breve termine, ma problemi nel futuro con un indebolimento della valuta, un rischio inflazione elevato, l’allargamento dello spread di credito e un debito pubblico fuori controllo. Lo scenario opposto, bullish, richiederebbe un cambiamento di agenda politico/congressuale per ristabilire la fiducia e provare a gestire una ripresa del GDP. In questo scenario servirebbe una politica fiscale restrittiva agganciata alle aspettative di inflazione che permetterebbe un calo dei tassi di interesse essenziale per il rilancio economico.
Un cambiamento graduale. Quello che invece si aspetta la maggior parte degli analisti è una prospettiva di lavoro graduale da parte del governo che si adoperi a stabilizzarne il debito, senza imporre particolari restrizioni fiscali; questo comporterebbe un atteggiamento che non toglierebbe le attuali preoccupazioni degli investitori, una perdita di valore della divisa brasiliana e un limite nella politica monetaria espansiva. Insomma uno scenario comunque incerto per il mercato finanziario e azionario, nonostante le valutazioni possano sembra attraenti (P/E 10x nel 2016), che vedrebbe una riduzione delle prospettive di crescita degli utili aziendali.

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