“Too good, too bad”

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di Finanza Operativa 6 Ottobre 2015 | 15:30

a cura di Wings Partners Sim

La domanda che sorge spontanea è: siamo tornati al vecchio adagio che cattive notizie sono buone notizie? Perché a giudicare da quanto occorso ieri sui mercati questo assioma sembrerebbe confermato, salvo per il fatto che sono passati ormai anni dalla prima implementazione di un programma di QE, e i risultati, salvo appunto un ipertrofico mercato finanziario, sono alquanto deludenti. Eppure i mercati sembrano richiedere dosi sempre più massicce della stessa medicina.

Ieri indici PMI del settore servizi in Europa, che con performances deludenti fanno i paio con il già non eclatante risultato rilasciato dal settore manifatturiero qualche giorno fa; stesso discorso per i cugini d’oltreoceano dove il doppio calo degli indici ISM e PMI del settore servizi fa intravedere una tendenza economica (e di fiducia) generale decisamente improntata alla contrazione.

Eppure ieri vento di riscossa sui mercati; azionari in grande spolvero con progressi in Europa decisamente cospicui che fanno registrare il miglior andamento a far data da agosto, e storia similare in USA con lo S&P500 che marca la sua serie positiva più protratta da inizio anno.

Certo il fatto che Glencore si sia risollevata dalle polveri ha levato parecchie castagne dal fuoco, soprattutto a quelle banche attualmente più esposte proprio nei confronti degli intermediari su materie prime. I numeri sono importanti con Standard Chartered esposta per oltre 1,9 mld di usd nei confronti di Trafigura, e a Credit Agricole esposta per 841 milioni di usd nei confronti di Glencore.

Ma ineluttabilmente il catalizzatore di questo rally o rimbalzo che sia è stato lo spostamento ad un futuro non troppo prossimo delle probabilità che la FED rialzi i tassi, ormai ben addentro i meandri del 2016 e con le chance di vedere qualche cosa nel 2015, per quanto ribadite dalla Yellen, che stanno vertiginosamente crollando.

Ne beneficia ovviamente l’oro, ma anche il petrolio ieri mette a segno un buon recupero coadiuvato dall’apertura della Russia ad avviare un tavolo di confronto con gli altri produttori per discutere l’andamento dei prezzi (leggasi cartello).

Il biglietto verde che invece ha mostrato volontà di rafforzamento e si è portato ben sotto quota 1,12 contro la divisa unica dopo il picco ben oltre quota 1,13 registrato nell’immediato dopo-dato relativo all’occupazione USA.

Fed tassi stime rialzi mesi

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