Spdr: allocazione settoriale in base alla fase economica. Ecco i comparti destinati a sovraperformare

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di Finanza Operativa 8 Ottobre 2015 | 16:00

Lo schema sembra tutto sommato abbastanza semplice. E anche redditizio. Suddividere il ciclo economico nelle sue quattro fasi (ripresa, espansione, rallentamento e recessione) e associare a ognuna di essi i comparti dell’economia che ne beneficiano di più. Infine, investire sugli etf settoriali corrispondenti. E il gioco è fatto. Vediamo come.
A spiegarlo è Antoine Lesné, Head of ETF Sales Strategy EMEA di State Street Global Advisors Spdr. “Gli studiosi Alan Fisher, Colin Clark e Jean Fourastié hanno suddiviso i settori economici di un’economia in tre sottocategorie principali: il settore primario (materie prime e agricoltura), il settore secondario (manifatturiero) e il settore terziario (vendite e servizi). Nelle prime fasi di una ripresa economica la maggior parte dei settori tende a salire, anche se è possibile che alcuni di essi rimangano indietro — come ad esempio le aziende del settore utility. Anche nelle ultime fasi di una contrazione, le utility, considerate un’industria difensiva, mostrano la tendenza a sottoperformare. Tuttavia, il settore generalmente sovraperforma nelle prime fasi di una contrazione economica, quando gli investitori iniziano a cercare aree d’attività con profili di rendimento più stabili. Anche se questo scenario di solito si protrae per tutto un normale ciclo economico non esistono, ovviamente, due cicli del tutto uguali. Le circostanze economiche variano ad ogni ciclo, così come il grado di sovra o sottoperformance di ogni settore”.
Ma ecco in dettaglio la spiegazione delle quattro fasi e le relative caratteristiche.
Inizio della ripresa: le aspettative sui consumi e la produzione industriale iniziano a salire, mentre i tassi d’interesse toccano il livello minimo.
Metà ciclo: quando l’economia si è completamente ripresa iniziano i primi segnali di diminuzione delle aspettative sui consumi e dei livelli di produttività, mentre i tassi d’interesse si appiattiscono.
Fine ciclo: quando l’economia raggiunge la primissima fase di una recessione, le aspettative sui consumi crollano e la produttività inizia a diminuire. Anche i tassi d’interesse cominciano a scendere.
Recessione: le aspettative sui consumi toccano il livello minimo. La produttività industriale resta piatta e le aziende non aumentano la produzione fino a quando non ritengono che i consumatori siano di nuovo pronti a spendere.
“La performance dei diversi settori varia molto di più, durante le diverse fasi del ciclo economico, in confronto a quella dei segmenti di mercato basati sullo stile – continua Lesné – I settori performano in genere meglio nei periodi di espansione e peggio durante le contrazioni economiche. Tuttavia, mentre un’economia in ascesa provoca bene o male il rialzo di tutti i settori, specifici settori traggono vantaggio in misura e in momenti diversi dalla ripresa. Ad esempio, i settori sensibili al movimento dei tassi d’interesse, come i finanziari e i beni al consumo ciclici, beneficeranno probabilmente di più nelle prime fasi della ripresa, quando l’aumento della fiducia dei consumatori provoca una maggiore richiesta di finanziamenti per acquistare auto, lavatrici, immobili e via dicendo, mentre i tassi d’interesse restano bassi. A mano a mano che la ripresa acquista slancio, i settori economicamente sensibili come industriali, IT e materiali, in genere registrano dei guadagni dovuti ad un incremento delle vendite. Nella fase di contrazione del ciclo economico, la performance settoriale varia considerevolmente. I settori economicamente meno sensibili che offrono i beni di prima necessità — ad esempio, salute e beni al consumo non ciclici— tendono a performare bene. Al contrario, i settori ciclici, come energia, industriali e IT tendono a sottoperformare poiché la loro crescita è strettamente connessa agli alti e bassi dell’economia”.
“Secondo la nostra analisi di performance attribution, i nove indici Select Sector hanno previsto il rischio e il rendimento con maggiore accuratezza e regolarità rispetto a quanto non accada con gli indici basati sullo stile d’investimento – spiega Francesco Lomartire, responsabile SPDR ETFs per l’Italia – Gli indici settoriali evidenziano, inoltre, l’andamento divergente dei rendimenti nei vari segmenti di mercato durante le diverse fasi del ciclo economico. Nel corso del tempo, gli indici settoriali hanno in genere offerto una maggiore dispersione dei rendimenti: Ciò significa che gli investitori possono allineare le proprie view d’investimento con più accuratezza adottando le allocazioni settoriali che hanno anche contribuito in misura più significativa al rischio azionario e, dunque, al rendimento. Il maggiore potenziale di varianza sottolinea come un’allocazione settoriale possa avere un impatto sulla performance del portafoglio nettamente superiore rispetto a un’allocazione basata sullo stile”.
Del resto, che gli Etf siano ormai molto popolari e praticamente indispensabili nelle asset allocation lo evidenzia la survey di State Street Global Advisors e Kepler Cheuvreux tra 135 investitori istiuzionali in tutta Europa. “In Europa l’aumento degli investimenti in ETF non mostra segnali di decelerazione, con tassi di crescita annua attesi al 15% nei prossimi cinque anni. Grazie alla costante espansione delle opportunità finanziarie, gli investimenti settoriali che si avvalgono di prodotti ETF si stanno anche affermando come una strategia chiave per gli investitori” si legge. Tra gli altri numeri, si vede come Tecnologia, Banche, Salute e Servizi finanziari dovrebbero sovraperformare il mercato nei prossimi tre mesi in Europa e negli Stati Uniti. Immobiliare, Utility, Risorse di base, Alimentari e Bevande, Bancario dovrebbero invce sottoperformare il mercato nei prossimi tre mesi in Europa e negli Stati Uniti.

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