Attenzione a Bce e Fed, ma il contesto resta favorevole alle azioni europee

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di Finanza Operativa 20 Ottobre 2015 | 12:00

A cura di Lazard Freres Gestion
A breve la Fed rialzerà i tassi d’interesse. Nonostante il mercato del lavoro sia in continua espansione, la Fed ha deciso di non intervenire sul livello dei tassi a settembre. A quanto pare, vuole evitare di attuare una stretta monetaria troppo precoce in un contesto di mercato volatile. Così facendo, rischia tuttavia di dover aumentare i tassi più rapidamente in seguito, in caso di accelerazione dell’inflazione, il che avrebbe probabilmente un impatto importante sui tassi a lungo termine. Benché per ora l’inflazione resti bassa, il miglioramento della congiuntura e la rapida diminuzione del tasso di disoccupazione aumentano le probabilità di una brusca accelerazione dei salari e, di conseguenza, dell’inflazione. Per questi motivi, e per eliminare l’incertezza dai mercati, la Fed alzerà probabilmente i tassi di riferimento entro la fine dell’anno.
La BCE potrebbe estendere il suo programma di acquisti di titoli. Il Quantitative Easing della BCE ha già parzialmente dato i suoi frutti: le condizioni di finanziamento dei paesi periferici continuano a convergere verso quelle dei paesi centrali dell’area e si osserva una netta accelerazione dei flussi di credito. Ciononostante, il rinvio dell’innalzamento dei tassi da parte della Fed, il livello ancora basso dell’inflazione e il rafforzamento dell’euro delle ultime settimane potrebbero indurre la BCE ad aggiustare o a prolungare il suo programma di acquisti di titoli.
La risalita dei tassi dovrebbe essere progressiva. Il segmento a lungo termine delle curve dei tassi resta molto basso ed è esposto alle variazioni delle previsioni sulla politica monetaria della Fed, che probabilmente dovrà alzare i tassi di riferimento più rapidamente di quanto non preveda attualmente il mercato nel 2016 e oltre. La risalita dei tassi a lungo termine statunitensi dovrebbe spingere al rialzo i tassi omologhi dell’area euro, nonostante le divergenze di politica monetaria, come nel 1994. Il livello degli spread di credito delle obbligazioni ad alto rendimento e dei titoli subordinati del settore finanziario sembra ancora offrire un potenziale di contrazione sufficiente per assorbire il rialzo dei tassi.
Un contesto favorevole alle azioni dell’area euro. La ripresa della crescita mondiale e l’abbondanza di liquidità dovrebbero sostenere i mercati azionari che offrono un interessante extra rendimento rispetto alle altre categorie di attivi. Il rialzo dei tassi non rappresenta una minaccia per il mercato azionario statunitense, che storicamente si è sempre apprezzato durante i cicli di aumento dei tassi da parte della Fed. Tuttavia, il livello elevato dei margini delle imprese statunitensi riduce le possibilità di sorprese positive. Il contesto economico favorevole della zona euro dovrebbe continuare a sostenere la performance azionaria dell’area. L’euro dovrebbe deprezzarsi ancora marginalmente rispetto al dollaro, mentre la leva operativa dovrebbe garantire un buon livello di crescita degli utili. Il mercato nipponico ha risentito del rafforzamento dello yen, ma continua a beneficiare di una dinamica positiva degli utili. È consigliabile muoversi con una certa cautela sui mercati emergenti, dato il contesto di calo dei prezzi delle materie prime e di rialzo dei tassi d’interesse USA.
Da seguire nelle prossime settimane. L’attenzione dei mercati si concentrerà sugli eventuali annunci delle grandi banche centrali mondiali, in particolare in occasione delle prossime riunioni della Fed e della BCE in programma a ottobre e a dicembre. Andranno monitorati anche gli elementi che possono influire sulle loro decisioni: l’andamento del mercato del lavoro negli Stati Uniti, dell’inflazione nell’area euro e dei dati sull’economia in Cina. Anche il rischio politico potrebbe tornare in primo piano. La massima attenzione sarà posta al voto sul budget statunitense, alle elezioni in Spagna e in Turchia e all’andamento della situazione politica in Brasile.

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