Continua la ricerca di “income”

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di Finanza Operativa 28 Ottobre 2015 | 16:00

A cura di Hans-Jörg Naumerm, Global Head of Capital Markets & Thematic Research, Allianz Global Investors
Durante il nostro recente Investment Forum di New York, numerosi interventi da parte di relatori interni ed esterni hanno evidenziato ancora una volta le implicazioni e i rischi per gli investimenti legati agli squilibri esistenti a livello globale:
La politica monetaria accomodante rimane una delle cause principali di tali squilibri. Nei Paesi avanzati i tassi di riferimento delle Banche Centrali sono scesi ai minimi storici: dal fallimento di Lehman si contano 550 tagli netti. Attualmente il tasso medio si attesta al 2,3%, circa la metà del tasso di crescita tendenziale del prodotto interno lordo (PIL) nominale.
• In molti Paesi, il livello contenuto dei costi di finanziamento ha comportato un incremento eccessivo dell’indebitamento. Il debito nei mercati avanzati ha raggiunto livelli record, ma risulta in costante aumento anche nei mercati emergenti, attualmente impegnati a far fronte a una minore crescita della produttività. Di conseguenza, oggi l’indebitamento a livello globale è più elevato che alla vigilia della crisi finanziaria.
• Per quanto riguarda le partite correnti, gli squilibri globali si sono ridotti ma non sono scomparsi, e rappresentano il prezzo da pagare per le spese e i consumi eccessivi sui mercati sviluppati nel periodo precedente la crisi. Nei Paesi emergenti, in particolare in Cina, la diminuzione delle importazioni ha causato un nuovo incremento dei surplus dei conti capitale.
La spesa per investimenti fissi lordi è ancor più sbilanciata che prima della crisi. Complessivamente questo parametro, in percentuale del PIL, è ai livelli più elevati degli ultimi 25 anni;
tuttavia, mentre nei Paesi avanzati è in diminuzione, nelle economie emergenti, caratterizzate da consumi privati contenuti e da un elevato tasso di risparmio, risulta in aumento.
La produttività a livello globale è in calo. Sui mercati avanzati gli investimenti sono modesti, la spesa per ricerca e sviluppo è contenuta e il numero di start-up avviate dopo la crisi è diminuito. La produttività è scesa anche in quei Paesi emergenti che stanno registrando un processo di sviluppo costante e hanno investito anche in settori poco produttivi, come quello immobiliare.
Per concludere: con ogni probabilità lo scenario continuerà ad essere caratterizzato da bassa crescita, bassa inflazione e bassi rendimenti (per lo meno nei mercati avanzati). Non ci sono alternative all’assunzione di rischio, e ciò ci porta a trarre le seguenti conclusioni per gli investimenti: mentre il rendimento del mercato (Beta) dovrebbe rimanere contenuto, la volatilità dovrebbe creare opportunità per la gestione attiva. Per generare reddito è necessario investire in modo diversificato in azioni, obbligazioni corporate e strumenti alternativi liquidi e (ove possibile) illiquidi. Continua la ricerca di “income”

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