Ethenea: continuano i segnali di miglioramento nell’Eurozona

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 29 Ottobre 2015 | 17:00

di Yves Longchamp, capoeconomista di Ethenea Independent Investors

Rimaniamo ottimisti sia per l’economia europea sia per quella statunitense, anche se le nubi si addensano all’orizzonte. In particolare, suscita preoccupazione il consolidamento osservato nel settore dei servizi, che rappresenta la parte del leone dell’attività delle economie avanzate. Natu­ralmente, la Cina è fonte di inquietudine, anche se in definitiva il suo impatto sui paesi sviluppati è difficile da quantificare.

Il principale contributo alla crescita sia negli Stati Uniti che in Europa giunge dai consumi privati, alla luce della loro proporzione del PIL, pari rispettivamente al 68% e al 55%: dati più recenti suggeriscono che essi sono stati vigorosi nel terzo trimestre, ma non hanno acquistato slancio. Negli USA la fiducia dei consumatori rimane solida, le vendite al dettaglio continuano a migliorare e quelle di automobili hanno raggiunto i massimi degli ultimi 15 anni. Tuttavia, gli ultimi dati sull’occupazione nel settore non agricolo sono stati deludenti e la debolezza è ascrivibile al comparto dei servizi, il più dinamico dell’economia USA. Gli indicatori anticipatori del settore evidenziano un rallentamento.

Nell’area euro, le vendite al dettaglio hanno continuato a guadagnare terreno, ma quelle di automobili si sono stabilizzate. La fiducia dei consumatori nell’intera regione è su livelli elevati, pur avendo perso slancio recentemente a causa della percezione di un deterioramento delle prospettive del mercato del lavoro. I consumi privati seguono da vicino l’andamento dell’occupazione. Una persistente debolezza della creazione di nuovi posti di lavoro inciderebbe negativamente sui consumi.

Il mercato del lavoro nell’area euro rimane estremamente eterogeneo. Di fatto, la disoccupazione è in calo ovunque ma le differenze rimangono notevoli: si passa infatti dal 4,5% della Germania, il minimo degli ultimi 25 anni, a ben il 22,6% di una Spagna in piena ripresa. Vi sono buoni motivi per essere ottimisti riguardo all’area euro. Il ritmo della creazione di posti di lavoro è più lento rispetto agli Stati Uniti (per ogni nuovo impiego nell’area euro ne vengono creati 2,5 negli USA), ma vi è un ampio margine di crescita, dal momento che l’occupazione complessiva rimane al di sotto del picco pre-crisi di circa il 2% (intorno a 3,4 milioni di posti di lavoro). Inoltre, la domanda di credito evidenzia una ripresa per consumi privati, immobili e investimenti, mentre i tassi d’interesse sui nuovi prestiti continuano a convergere e a diminuire. Sono tutti buoni motivi per prevedere un rafforzamento dei consumi. Il sentiment è in miglioramento in quasi tutti i paesi dell’area euro e gli indici PMI superano stabilmente la soglia di crescita.

Purtroppo questo ottimismo non include la Grecia: l’attività nel paese è infatti tornata a registrare una contrazione.

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