L’arte di gestire le aspettative

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di Finanza Operativa 3 Novembre 2015 | 14:00

di P. O. Beffy, Chief Economist Exane Bnp Paribas

La scorsa settimana in occasione dei road-show nella West Coast degli Stati Uniti, ho avuto modo di discutere con gli investitori statunitensi delle implicazioni della recente conferenza stampa di Draghi. Guardando il track-record del presidente della BCE, va evidenziato che Super Mario ha saputo gestire correttamente le aspettative degli investitori e ha implementano una politica monetaria che è stato, come minimo, in linea con le attese del mercato. Sebbene non sappiamo ancora come si muoveranno le anticipazioni degli investitori nelle prossime settimane, penso sia difficile andare contro la BCE in vista della riunione di dicembre: i rendimenti a lungo termine dei titoli dell’Eurozona rischiano un trend ribassista nel breve periodo.

In effetti la strategia di Draghi è stata, a mio avviso, estremamente efficiente, perché è stata la prima ad influenzare le economie sviluppate senza fornire i dettagli precisi del prossimo pacchetto di misure. Uno dei miei amici mi ha sempre detto: sii intelligente o sii il primo a trattare un argomento! Bene, Draghi è intelligente e è stato anche il primo ad ottenere tali risultati, migliorando nel contempo la visibilità della sua strategia. Entro dicembre, la BCE avrà una visione più chiara sulle prospettive economiche e sarà in grado di regolare il proprio set di misure. A mio avviso, la più importante sarà il prolungamento del QE oltre il 2016, perché è probabile che ancori le aspettative degli investitori sul fatto che la BCE non sarà più in grado di fermare il proprio programma per diversi anni. Questo permetterà alla BCE di mantenere i rendimenti obbligazionari molto bassi e schermare l’Eurozona da qualsiasi inasprimento delle condizioni finanziarie negli Stati Uniti nel prossimo anno.

La Banca del Giappone ha, invece, deciso di mantenere invariata la propria politica monetaria, deludendo gli investitori. Il dibattito sull’opportunità di accelerare ulteriormente l’easing monetario è ancora acceso, ma l’attenzione del mercato si sta attualmente spostando nel breve periodo sul fronte fiscale. Per quanto riguarda la Fed, la reazione dei mercati all’ultima riunione dell’FOMC ha confermato che, in media, il rialzo dei tassi sarebbe una buona notizia per gli investitori, naturalmente se coerente con un’economia statunitense e globale resistente. Nonostante la probabilità di un aumento dei tassi a dicembre abbia toccato il 50%, non si è creato, dunque, stress sui mercati. Dopo la riunione dell’FOMC, ci sono stati alcuni deflussi di capitale dalle economie emergenti, secondo i dati giornalieri IIF, outflows che sono stati ben inferiori ai flussi in entrata di ottobre. La tendenza, da ormai 6 settimane, permette di stimare una stabilizzazione dei flussi di capitale. Il primo rialzo dei tassi non è più una questione chiave per gli investitori: il dibattito dovrebbe concentrarsi principalmente sul ritmo dei futuri aumenti dei tassi della Fed. La nostra opinione è che quest’ultimo sarà molto graduale.

Tutto sommato, dopo gli annunci della politica monetaria di ottobre ed il rally azionario, credo che dovremmo prestare maggiore attenzione ai leading indicators nel mese di novembre, ed in particolare alle loro derivate seconde. Un loro miglioramento segnalerebbe che il peggio sia ormai passato. Infatti tutti sanno che il livello di attività economica non presenta un’elevata correlazione con i mercati. Ciò che conta è come le aspettative degli investitori siano influenzate dai punti di flesso.

In Cina alcuni fattori negativi temporanei non dovrebbero essere più  presenti nelle statistiche. Di fatti potremmo osservare alcuni segnali di stabilizzazione del settore manifatturiero. L’economista del mio team che segue la Cina mi ha inviato da Pechino una foto che mostra la città coperta da una nebbia di inquinamento (si veda la foto sottostante). Tale immagine potrebbe essere un indicatore attestante la ripresa dell’attività nel breve termine, nonostante la probabile riduzione della sovraccapacità industriale fino alla prossima estate.

Nelle economie sviluppate, tutti gli indici PMI sono stati superiori al consensus. Dato che il livello di tali indici è stato piuttosto basso, tale risultato riflette più un eccesso di pessimismo del consensus che un chiaro punto di flesso dell’economia. Adesso appare necessario capire se le recenti decisioni politiche possano condurre o essere coerenti con un mini-ciclo nel corso dei prossimi 12 mesi. Penso che il consumo delle economie sviluppate sarà la principale fonte di crescita e rimango positivo sulle prospettive dell’economia globale nel 2016. La questione fondamentale è capire se attualmente la forza del consumo possa mantenere il settore manifatturiero a galla o addirittura contribuire ad un miglioramento della sua attuale situazione.

 

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