Prospettive migliori, ma un aumento del rischio è prematuro

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di Finanza Operativa 11 Novembre 2015 | 16:30

A cura di Pictet Am
Dopo le turbolenze di fine estate, ottobre ha visto un rimbalzo dei mercati azionari mondiali, che hanno registrato il risultato mensile più brillante degli ultimi quattro anni. Abbiamo tuttavia deciso di mantenere un assetto neutrale sull’asset class in attesa di ulteriori segnali di miglioramento delle prospettive globali di crescita e utili aziendali. Anche se i fondamentali economici appaiono generalmente incoraggianti, i motivi per essere prudenti non mancano, non ultima la continua incertezza circa la direzione della politica monetaria americana.
Il cambiamento di rotta della Fed potrebbe mettere sotto pressione alcune asset class più rischiose, in particolare le piazze emergenti, che nelle ultime settimane hanno evidenziato una moderata ripresa. Riteniamo comunque che le probabilità di un rialzo dei tassi USA in dicembre siano ben bilanciate. E anche in tal caso, le ulteriori misure di inasprimento saranno presumibilmente molto graduali. Più positivo per le asset class rischiose è l’orientamento ancora decisamente espansivo delle banche centrali di altre aree come Giappone ed Europa; tali politiche sembrano inoltre dare i loro frutti, in quanto la liquidità extra starebbe filtrando nell’economia reale. I nostri indicatori del ciclo economico evidenziano la continua solidità della congiuntura globale nonostante una decelerazione di Stati Uniti e Giappone dal secondo trimestre.
Negli USA il morale dei consumatori è alto e probabilmente destinato a migliorare ulteriormente grazie ai progressivi effetti positivi del calo dei prezzi dell’energia sulla spesa delle famiglie. Inoltre, il settore immobiliare è in buona salute: la fiducia dei costruttori di case è al massimo decennale, le richieste di mutui ipotecari sono in aumento e i tassi di sfitto prossimi ai minimi ventennali. L’economia dell’eurozona è molto resiliente e i trend di consumo si confermano robusti, anche grazie ai bassi costi dell’energia. I segnali di aumento degli investimenti aziendali testimoniano l’impatto positivo della liquidità extra erogata dalla BCE con il programma di QE sull’economia reale.
Dato che nel mese di settembre l’inflazione ha assunto segno negativo, prevediamo un’estensione del QE in occasione della riunione di dicembre dell’istituto. In Giappone la crescita è entrata in un vuoto d’aria. Se la spesa delle famiglie tiene ancora, alcuni dati come le vendite al dettaglio suggeriscono che le condizioni economiche restano fragili. Deludenti anche le ultime statistiche sugli investimenti. A nostro parere, però, i continui stimoli monetari, uno yen debole, i bassi prezzi dell’energia e la solidità del mercato del lavoro dovrebbero alimentare la ripresa del Paese.
La Cina assiste a una stabilizzazione di produzione industriale e edilizia, che placa i timori per il rallentamento economico. La PBoC sta affrontando la debolezza della domanda all’esportazione e il calo degli investimenti con un allentamento della politica monetaria, tagliando ulteriormente i tassi di interesse. Le altre piazze emergenti presentano un quadro eterogeneo. Molti Paesi hanno risentito del calo dei prezzi delle commodity osservato negli ultimi mesi, ma alcuni – come la Russia – mostrano ora incoraggianti segnali di ripresa. La flessione delle valute dei Paesi emergenti comincia inoltre ad alimentare una parziale ripresa, aumentando la competitività nelle esportazioni.
In termini di liquidità globale, viviamo ora in un mondo a due velocità, in cui le condizioni monetarie peggiorano negli Stati Uniti e migliorano nell’eurozona, in Giappone e in Cina. Negli USA è evidente un inasprimento, caratterizzato da una crescita più lenta della massa monetaria e del credito in vista del rialzo dei tassi. Al contrario, le banche centrali di Europa, Giappone, Cina e altri Paesi emergenti stanno pompando liquidità nel sistema per sostenere l’economia. In Europa l’impatto positivo del QE si vede dai dati sui finanziamenti bancari: la crescita reale dei prestiti risulta positiva per la prima volta dal 2009 e le indagini sugli impieghi bancari suggeriscono una forte domanda di credito.
Nel complesso, le condizioni di liquidità globali si confermano favorevoli per le asset class più rischiose, ma un rialzo dei tassi da parte della Fed potrebbe provocare una contrazione della liquidità negli Stati Uniti. I nostri indicatori del sentiment non danno più un segnale di acquisto, ma sono passati a livelli più neutrali in seguito al forte rally azionario di ottobre. Eppure, mentre alcuni mercat i appaiono ipercomprati dopo il recente rimbalzo, molti investitori mantengono un atteggiamento prudente nei confronti del rischio. Il posizionamento degli hedge fund, ad esempio, è ancora ribassista e i volumi di trading restano sotto la norma. Le valutazioni azionarie sono tornate a livelli più neutrali dopo il rialzo del 10% registrato nell’ultimo mese su scala globale. Se il calo dei rendimenti obbligazionari è un fattore positivo per i titoli azionari, preoccupano le incerte prospettive di utile delle aziende a livello mondiale.
In tutte le principali aree geografiche ed economiche, gli analisti continuano a rivedere le previsioni più al ribasso che al rialzo. Negli Stati Uniti, sebbene circa tre quarti delle società che hanno pubblicato i risultati trimestrali abbia superato le attese, il quadro sottostante non è così roseo. Utili, fatturato e margini evidenziano una contrazione su base annua, molto insolita in una fase di ripresa. Detto ciò, ora che i titoli azionari globali scambiano a un rapporto prezzo-utili di 15 e a un rapporto prezzo-valore nominale di 1,9, le valutazioni sono in linea con la norma storica. Rispetto alle obbligazioni, le azioni restano convenienti, soprattutto in Europa e Giappone.

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