Outlook 2016: per UniCredit l’Europa cresce grazie alla domanda interna

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di Finanza Operativa 17 Novembre 2015 | 17:15

Per i prossimi mesi gli analisti di Unicredit si aspettano un’accelerazione della ripresa nella zona euro con crescita del PIL dell’1,9%. Questa crescita, superiore al potenziale e alla stima di consenso, continuerà, a detta dell’istituto, a essere guidata principalmente dalla domanda interna, che dovrebbe mitigare il difficile contesto esterno. La politica fiscale è inoltre diventata leggermente espansiva, in parte a causa della maggiore spesa legata alla gestione della crisi dei rifugiati. Mentre l’inflazione “core” continuerà a crescere, ma a un tasso contenuto. Nelle previsioni di Unicredit l’inflazione difficilmente raggiungerà il target della BCE nei prossimi due anni, portando inevitabilmente a un aumento dello stimolo monetario. L’attesa è che a dicembre venga quindi annunciato un QE2 di circa 500 miliardi di euro e un taglio al tasso sui depositi di 10-15 punti base.

In questo contesto, l’economia italiana dovrebbe, secondo l’istituto, crescere dell’1,4% nel 2016 e dell’1,2% nel 2017. E i consumi privati rimarranno solidi nel 2016. Anche gli investimenti daranno il loro contributo grazie alla ritrovata fiducia delle imprese, alla migliore redditività e al declino significativo dei tassi di interesse sui prestiti, insieme agli incentivi fiscali per gli investimenti in macchinari. La ripresa nel mercato del lavoro continuerà a un ritmo simile a quello del 2015. Mentre il tasso di disoccupazione diminuirà gradualmente verso l’11,0% nel 2017 (circa un punto percentuale in meno del 2015). L’attesa è che il deficit pubblico continuerà a diminuire al 2,4% nel 2016 e all’1,4% nel 2017, e che il rapporto debito/PIL abbia raggiunto il picco nel 2015. Il passo di riduzione del debito pubblico accelererà in modo significativo nel 2017.

Fuori dall’eurozona Unicredit si attende un quadro eterogeneo. L’economia americana rimane uno dei principali motori della crescita mondiale nel 2016. Il consensus sul PIL è che cresca del 2,6%. Con un output gap in ulteriore riduzione e un mercato del lavoro vicino alla piena occupazione, l’attesa è che la Federal Reserve inizi ad alzare i tassi alla prossima riunione di metà dicembre, cui seguiranno tre ulteriori rialzi nel 2016.

La combinazione di questi fattori comporterà una pressione temporanea al ribasso sull’euro. In ogni caso, in chiaro contrasto con le attuali previsioni del mercato, Unicredit ritiene che l’euro sia vicino ai suoi minimi e che si rafforzerà di nuovo nella seconda metà del 2016. Il surplus delle partite correnti e gli afflussi di capitali esteri supporteranno l’apprezzamento dell’euro, la cui debolezza attuale rimane in gran parte causata dalla politica monetaria della BCE.

In Europa centrale è probabile che la crescita continui ad un tasso sostenuto del 3,0/3,5%, mentre in Russia la contrazione sta rallentando. La stima è che i tassi di crescita in Turchia siano leggermente più alti, ma rimarranno ben al di sotto dei livelli pre-2013.

I mercati emergenti continueranno a essere in ritardo rispetto alla crescita globale. Per il 2016, l’attesa è tassi di crescita leggermente più elevati rispetto al 2015. La crescita in Cina continuerà a rallentare moderatamente, attestandosi intorno al 6,5%. Ma le autorità di Pechino saranno pronte a intervenire se necessario. Nel frattempo, comunque, la crescita in altri Paesi emergenti potrebbe riprendere in maniera moderata.

Politiche monetarie divergenti in Europa e Stati Uniti dovrebbero spingere la curva dei titoli di stato americani a un livello di rendimenti superiore rispetto a quanto prezzato dal mercato. Nel frattempo, la curva del bund verrà compressa, almeno temporaneamente, dal QE2. In primavera o all’inizio dell’estate 2016 i movimenti dei titoli americani e europei potrebbero tornare a riallinearsi, con il rendimento Bund a dieci anni allo 0,75% entro la fine del 2016. L’attesa diUnicredit è che che lo spread tra core-periferia si restringa nel medio termine.

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