Un anno di Shanghai-Hong Kong Stock Connect, ma c’è poco da festeggiare

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di Finanza Operativa 18 Novembre 2015 | 12:00

A cura di Jian Shi Cortesi, gestore del Julius Baer Multistock – Julius Baer China Evolution Fund
A un anno dal lancio, lo Shanghai-Hong Kong Stock Connect è stato elogiato per il suo successo dal punto di vista operativo, ma i volumi di contrattazioni sono crollati molto al di sotto delle aspettative e hanno aperto un punto interrogativo sull’abilità del collegamento delle contrattazioni per penetrare nella fame degli investitori.
Riteniamo che le sfide fondamentali per lo Stock Connect si trovino nelle differenze tra il mercato azionario continentale A-share, in veloce crescita ma ancora immaturo, e il mercato azionario di Hong Kong, altamente sviluppato e maturo.
Per gli investitori cinesi, un insieme di ragioni ha smorzato l’interesse. In primo luogo, questi investitori non sono riusciti a farsi attrarre dalle valutazioni convenienti dei titoli quotati a Hong Kong. Dopo tutto, tali investitori che tipicamente hanno una propensione ad effettuare investimenti a breve termine e preferiscono periodi forti di volatilità dei prezzi, hanno trovato tali soddisfacenti condizioni nel mercato domestico.
Inoltre, la forte performance del mercato azionario cinese di classe A fino a giugno scorso ha smorzato l’interesse degli investitori continentali nei confronti del mercato di Hong Kong, che, a paragone, ha registrato un guadagno ridotto. E ancora, in seguito alla correzione del mercato azionario di Shanghai, anche il mercato di Hong Kong è caduto in tandem, non riuscendo ad offrire né un porto sicuro né un valore aggiunto.
Per gli investitori internazionali che possono acquistare le azioni di classe A attraverso lo Stock Connect, l’interesse iniziale è stato alto, ma presto si è assottigliato. La liquidità sulle contrattazioni delle azioni di classe A è diventata fonte di preoccupazioni; quando un titolo oscilla, al rialzo o al ribasso, del 10% in un solo giorno, le contrattazioni sul titolo saranno sospese dalla Borsa.
Nel tempo, riteniamo che l’interesse verso le contrattazioni transnazionali possa svilupparsi. Ma, per assistere ad un crescente interesse da parte degli investitori continentali nei confronti dei titoli quotati a Hong Kong, avremo bisogno di vedere una più raffinata cultura di investimento. Il mercato di Hong Kong è molto più istituzionalizzato, mentre il mercato continentale è dominato da investitori retail che prestano poca attenzione alle valutazioni.
Riteniamo che la chiave sia un’educazione dell’investitore attraverso riforme pensionistiche per aiutare i mercati maturi. La Cina avrà gradualmente bisogno di realizzare un sistema pensionistico più ampio, che incoraggi gli individui a investire in questo modo gran parte dei loro risparmi e fornisca loro opzioni d’investimento ben costruite fatte di prodotti obbligazionari e titoli blue chip. In questo modo, l’investimento azionario non sarà più una scommessa di due settimane.
E, alla fine, gli investitori cinesi svilupperanno una view di lungo periodo nei confronti dell’investimento in titoli e inizieranno a comportarsi in maniera più razionale. Un’attitudine di questo tipo spingerà il patrimonio interno verso Hong Kong per comprare titoli che stanno scambiando a sconto rispetto alle azioni classi A.
Per attirare gli investitori internazionali verso le azioni classi A e le opportunità del settore, la Cina ha bisogno di modificare il meccanismo di sospensione dei titoli per assicurare la liquidità del mercato durante i periodo di turbolenza. Al momento, centinaia di titoli di classe A sono ancora sospesi e non sono ancora trattabili. Senza risolvere questo problema, le istituzioni straniere rimarranno prudenti all’ingresso in questo mercato.

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