Le prospettive di mercato tra Banche Centrali e volatilità

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 1 Dicembre 2015 | 16:30

A cura di Juan Nevado, gestore del fondi M&G Dynamic Allocation e M&G Prudent Allocation
L’attività mondiale sul piano delle politiche resta oggi l’argomento dominante. I mercati si sono posizionati in modalità di “osservazione”. Da adesso in poi, anche una sorpresa di modesta entità da parte delle banche centrali potrebbe innescare movimenti di prezzo significativi. In un ambiente di questo tipo, è più importante che mai concentrarsi sui fondamentali e su quello che ci dicono le tendenze dei dati riguardo allo stato di salute dell’economia globale. Nulla di quanto visto tra i dati recenti ci ha spinti a rivalutare in modo significativo la nostra opinione, secondo la quale l’economia mondiale a livello aggregato sta crescendo a un passo moderato, mentre l’inflazione resta ridotta. Pertanto le nostre prospettive economiche globali restano nel complesso positive, anche se ci aspettiamo che la volatilità che ha caratterizzato il contesto di mercato nel 2015 continui ad essere un elemento di rilievo nel corso del 2016.
I limiti delle previsioni. In questo periodo dell’anno i professionisti degli investimenti ci chiedono spesso di esprimere le nostre considerazioni circa le prospettive di mercato per l’anno a venire. La filosofia di investimento del team Multi Asset di M&G poggia sulla convinzione che, per quanto sia scomodo ammetterlo, nessuno può avere certezze sul futuro. Pertanto, a nostro avviso, dedicare troppo tempo ed energie a fare previsioni economiche può rappresentare una distrazione inutile da quello che davvero conta, ovvero l’analisi approfondita dei fatti alla base del contesto in cui ci troviamo oggi, assieme alle osservazioni attente su cosa ci stiano segnalando gli attuali prezzi degli asset in termini di opportunità e rischi principali del momento. In base a ciò, anche se non possiamo pretendere di sapere cosa ci aspetti, possiamo fare alcune considerazioni chiave sul panorama di investimento attuale.
La volatilità dovrebbe proseguire. Se guardiamo al 2015, l’elemento di maggior rilievo è stato il ritorno della volatilità di mercato, in particolare in ambito azionario e sui Paesi Emergenti, ma comunque evidente in quasi tutte le classi di attivi e le regioni. In alcune fasi abbiamo assistito a oscillazioni di mercato considerevoli, a volte anche nell’arco di una sola giornata. Queste situazioni sono apparse in contrasto con le tendenze dei dati (almeno nei mercati sviluppati) indicative del corrente recupero economico.
A nostro avviso, la spiegazione più chiara di questa dislocazione tra movimenti di prezzo e fondamentali è che gli investitori, ancora traumatizzati dallo shock della Crisi Finanziaria Globale, stanno faticando a riacquistare fiducia in questa crescita e avranno bisogno di prove evidenti per un lungo periodo di tempo prima di poter credere che sia in corso un recupero radicato. Data la fragilità del clima di fiducia degli investitori, ci aspettiamo quindi che la volatilità persista per ancora del tempo. È tuttavia importante ricordare che la volatilità di breve termine non sempre equivale al rischio del lungo termine e che essa offre spesso opportunità interessanti per coloro che hanno la forza d’animo di farvi fronte.
Politiche delle banche centrali in primo piano. Gli interventi senza precedenti da parte dei banchieri centrali a partire dal 2008 hanno reso i mercati fortemente sensibili alle parole e alle azioni di questi ultimi in tempi recenti. Crediamo che figure politiche quali Yellen, Draghi e Kuroda continueranno ad occupare le prime pagine dei giornali nel 2016, in quanto da un parte la banca centrale statunitense cerca di innalzare i tassi di interesse senza spaventare i mercati, e dall’altra la BCE, la Banca del Giappone e la Banca Popolare Cinese guardano a ulteriori misure per dare impulso alla crescita. Tutto ciò significa che ci troviamo in un contesto instabile, concentrandoci principalmente sulle misure che verranno prese dalle banche centrali, particolarmente in termini di tassi storicamente bassi che hanno avuto un impatto sui prezzi degli asset in tutto l’universo di investimento globale.
Un mondo diviso. Quando osserviamo il panorama economico mondiale di oggi, vediamo una profonda divisione fra l’Asia e i Paesi Emergenti da un lato e Stati Uniti ed Europa dall’altro. L’Asia e i Paesi Emergenti stanno attraversando un’evidente fase di rallentamento. Per contro, le notizie economiche in arrivo da Stati Uniti ed Europa continuano a segnalare una ripresa robusta. Anche se la situazione nei Paesi Emergenti rappresenta realmente un rischio fondamentale per alcune regioni, la probabilità che influisca sulla domanda interna nel mondo sviluppato appare, a nostro avviso, limitata, quanto meno in relazione all’impatto di un declino dell’economia di uno stato sviluppato di rilievo.
Ciò significa che manteniamo una prospettiva positiva a livello aggregato globale. Tuttavia, la combinazione di una mancanza generale di fiducia nella crescita globale assieme ai tentativi di estrapolare messaggi significativi a partire da qualsiasi dichiarazione relativa alla politica monetaria (a prescindere dalla sua rilevanza) lascia agli investitori l’onere di dover soppesare numerosi fattori. Crediamo che questa realtà stia causando notevole confusione su come ciascun asset “dovrebbe” essere prezzato nel contesto attuale. A nostro avviso questa confusione continuerà a generare periodi di disallineamenti dei prezzi consistenti, e con essi di opportunità di investimento, tra le varie asset class.
Il crollo del petrolio dovrebbe sortire il suo effetto. Negli ultimi 12 mesi circa siamo stati tra coloro secondo i quali il crollo del petrolio dovrebbe rappresentare un fattore economico positivo netto a livello aggregato globale, in termini di tagli fiscali effettivi in favore delle imprese e dei consumatori. Tuttavia, ci aspettavamo un certo intervallo di tempo prima che questo crollo iniziasse a sortire tali effetti. Gli indicatori di consumo occidentali mostrano che gli effetti stanno cominciando ad emergere, e crediamo che questa tendenza proseguirà nel corso del 2016. Ciò contribuisce a corroborare la nostra opinione principale secondo la quale il contesto fondamentale è favorevole alla crescita e, pertanto, agli asset di rischio più in generale.
Anche i prezzi delle materie prime, più modesti, sostengono la nostra opinione secondo la quale l’inflazione si manterrà probabilmente a livelli contenuti, permettendo alla classe politica di mantenere un approccio distensivo anche in un contesto di crescita, ance se crediamo comunque che l’inflazione potrebbe gradualmente aumentare in alcune aree nei prossimi mesi.
Il premio di rischio azionario come segnale più evidente. Il nostro outlook positivo per la crescita globale significa che la componente azionaria resta la nostra asset class di predilezione sia da un punto di vista fondamentale che delle valutazioni. Ovviamente, quasi nessuno dei mercati azionari è “a buon mercato” quanto due anni fa, ma il premio di rischio azionario considerevole resta il segnale di valutazione oggi più allettante. Vale la pena di ricordare che questo premio di rischio è dovuto al fatto che le obbligazioni siano onerose, piuttosto che semplicemente al fatto che le azioni siano convenienti e pertanto crediamo che il modo prudente di agire consista nell’essere neutrali o leggermente sovrappeso di azioni e sottopeso di obbligazioni.
Tuttavia, trovandoci di fronte a un modo così diviso, è di importanza cruciale essere selettivi all’interno delle varie asset class. A nostro avviso, le azioni di Europa e Giappone scontano performance potenziali più solide dell’azionario statunitense, anche se alcune aree del mercato USA, come ad esempio le banche, sembrano allettanti, in particolare visto il potenziale di buone performance in un contesto di rialzo dei tassi. Anche alcune azioni dei Paesi Emergenti sembrano presentare valutazioni interessanti, ma il livello di rischio fondamentale reale implica un coinvolgimento più modesto da parte nostra in questi asset.
Rendimenti obbligazionari in probabile crescita. Negli ultimi anni l’opinione di consenso che l’economia globale stia arrancando (nonostante prove a sostegno del contrario) ha determinato dei ribassi a nostro avviso ingiustificati dei rendimenti delle obbligazioni cosiddette mainstream. Riteniamo che i titoli di Stato mainstream, in particolare sul segmento breve della curva, siano generalmente sopravvalutati, anche se individuiamo valore sul segmento più lungo della curva statunitense. Il fatto che il crollo dei rendimenti ai livelli più bassi da generazioni si sia protratto ben oltre il previsto evidenzia quanto sia difficile prevedere le tempistiche di cambiamento di questa situazione.
Nonostante ciò, ci aspettiamo nel 2016 un aumento dei rendimenti e cerchiamo di individuare opportunità in questo spazio. Per il momento, i titoli del debito dell’Europa periferica e di selezionati Paesi Emergenti sembrano offrire livelli di rendimento interessanti. Non comprendiamo uno spread così ampio tra rendimenti dell’Eurozona periferica e di quella core, ovvero tra obbligazioni denominate in euro teoricamente sostenute dalla stessa banca centrale. In termini di debito dei Paesi Emergenti, siamo consapevoli di alcuni rischi reali e di una sensibilità potenziale agli aumenti dei tassi di interesse statunitensi.
Tuttavia, a nostro avviso, quando un’affermazione è così largamente condivisa come quella secondo la quale “il debito dei mercati emergenti registra ondate di vendite quando i tassi statunitensi crescono”, buona parte del rischio potrebbe già essere scontata nel prezzo.
Aspettatevi sorprese. È interessante ripercorrere gli argomenti che hanno dominato le prime pagine di giornale nel 2015 e il modo in cui essi siano cambiati improvvisamente da una settimana all’altra o da un giorno all’altro. La crisi ucraina, il Grexit, il Brexit, il rallentamento della Cina, gli aumenti dei tassi negli Stati Uniti, il “rumore” politico in Europa, e così via. Ciò mette in luce la volubilità degli investitori rispetto alle preoccupazioni che hanno, ma anche il modo in cui i fattori che determinano variazioni di mercato siano spesso elementi che in pochi avevano previsto.
Questi problemi sono in gran parte ancora irrisolti, anche se hanno per ora assunto un ruolo di secondo piano. Potrebbero riemergere nuovamente nel corso del 2016. O forse le tematiche saranno completamente diverse. Sta di fatto che non dovremmo concentrarci troppo sulle previsioni economiche. Crediamo che la cosa più giusta da fare sia aspettarci delle sorprese, essere consapevoli delle nostre convinzioni basate sui fondamentali prima che la volatilità prenda il sopravvento ed essere pronti a rispondere ai rischi e alle opportunità una volta che ciò si sarà verificato.

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