I rischi del cambiamento climatico

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di Finanza Operativa 24 Novembre 2015 | 15:30

A cura di Blackrock

Il cambiamento climatico e i rischi che ne derivano sono ormai una realtà. Quale impatto avranno sugli investimenti tutte queste nuove norme per ridurre le emissioni di carbonio? Come si riduce il rischio climatico di un portafoglio? Ne abbiamo discusso in occasione di una giornata internazionale che ha coinvolto colleghi, clienti e rappresentanti del settore. Di seguito le principali conclusioni.

Si può anche non credere che il cambiamento climatico causato dall’uomo sia una realtà, oppure ignorare le prove scientifiche che lo dimostrano. Non importa. Ormai i rischi connessi al cambiamento climatico sono una questione rilevante per gli investimenti. Definendo precisi obiettivi per ridurre le emissioni di gas serra, i governi aprono le porte a un cambiamento politico che potrebbe ripercuotersi su tutti i settori dell’economia. I rischi normativi che ne derivano stanno diventando i principali driver del rendimento.

Cresce l’esigenza di mitigare i rischi legati al cambiamento climatico nei portafogli di investimento. Gli investitori a lungo termine si preoccupano per l’eventualità di perdite di capitale estreme e/o per gli asset “arenati” (posizioni che devono essere svalutate prima che si esaurisca la loro durata residua attesa). I titoli delle società più suscettibili ai rischi fisici e normativi associati al cambiamento climatico trattano già a sconto rispetto al mercato? In passato non è stato così, ma potrebbe succedere in futuro.

Le compagnie assicurative globali hanno avuto un ruolo guida nell’attribuire un prezzo ai rischi di disastri naturali: dopo la terribile tempesta del 1992 (l’uragano Andrew), che quasi annientò il settore assicurativo, la politica di sottoscrizione dei rischi è stata rivoluzionata attraverso l’afflusso di capitali, l’uso dei Big Data e l’aumento dei requisiti patrimoniali. Forse gli altri settori dovranno recuperare il tempo perduto.

Abbiamo discusso di come gli asset owner possano promuovere la sostenibilità attraverso un focus sui fattori ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social and Governance – ESG). Non è solo questione di salvare il pianeta o mettersi a posto la coscienza. L’eccellenza in ambito ESG è sinonimo di qualità operativa e gestionale, indica la capacità di reagire all’evoluzione dei trend di mercato e di affrontare con flessibilità il rischio normativo con l’aiuto di collaboratori più coinvolti e produttivi.

Disinvestire dalle società che non tutelano il clima può essere un’opzione, ma è pur vero che le aziende più inquinanti sono maggiormente in grado di migliorare. Il coinvolgimento con il management delle società può contribuire a un cambiamento positivo, soprattutto nel caso dei grandi investitori istituzionali con un orizzonte di lungo periodo.

Il focus sulla sostenibilità produce enormi quantità di nuovi dati utilizzabili per misurare i rischi ambientali fisici e normativi, ricercare opportunità di alpha o rispecchiare i valori sociali a livello di portafoglio. Per esempio possiamo analizzare l’intensità di carbonio del portafoglio di obbligazioni societarie di una compagnia assicurativa o approfondire le ricerche che collegano una maggiore efficienza del carbonio alla sovraperformance azionaria.

L’evoluzione dei mercati finanziari verso l’inclusione del trading di emissioni e dei green bond consente agli investitori di limitare l’esposizione al carbonio dei propri portafogli e indirizzare i capitali verso progetti per la riduzione delle emissioni. Riteniamo che attribuire un prezzo alle emissioni di carbonio sia essenziale per determinare il valore dei settori a uso intensivo di energia. Tuttavia i prezzi del carbonio dipendono perlopiù dalla politica, e attualmente non sono previsti molti incentivi per spingere gli emettitori ad azioni palliative e i consumatori ad abbandonare i combustibili fossili.

Gli sforzi per mitigare il cambiamento climatico produrranno vincitori e vinti, ma forse non saranno sempre quelli più ovvi. Il settore petrolifero e i paesi esportatori di petrolio potrebbero sembrare perdenti, tuttavia gli operatori a basso costo dovrebbero farcela perché probabilmente il processo di decarbonizzazione sarà graduale. Tra gli asset che possono beneficiare di una transizione verso un’economia a bassa intensità di carbonio vi sono i titoli azionari e obbligazionari relativi alle infrastrutture rinnovabili. Favoriamo inoltre selezionate società specializzate nell’efficienza energetica e nelle tecnologie pulite.

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