Commodity in balìa del dollaro e degli eccessi di offerta

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di Finanza Operativa 3 Dicembre 2015 | 15:00

Materie prime pesanti in scia alla forza del dollaro e alla contestuale situazione macro che vede un eccesso produttivo associarsi a una domanda meno che entusiastica. L’oro, in particolare, perde parecchio terreno riavvicinandosi ai minimi del 2010 mentre il petrolio (su entrambe le piazze di negoziazione) va a cedere ieri circa il 4% complice l’ennesimo aumento delle scorte USA e la convinzione che l’imminente riunione OPEC non sortirà alcun effetto in termini di calmieramenti produttivi, anche perché l’Arabi Saudita si è già chiamata fuori dai giochi.

I metalli non ferrosi, fanno notare gli analisti di Wings Partners Sim, tornano ad essere guidati dalle pulsioni ribassiste, con il nickel che mette a segno un ribasso prossimo al 3% e il rame che si riavvicina pericolosamente a quota 4.500 dollari questa mattina. Gli sbandierati tagli produttivi proclamati dalla Cina non sembrano esercitare trazione anche nella consapevolezza che questi annunci,poco circostanziati, potrebbero svanire come neve al sole al primo significativo rimbalzo delle quotazioni.

Eccezione notevole quella del piombo che ieri si porta sui massimi di tre settimane complice la costante discesa delle scorte LME, ieri alla loro 49ma tornata di flessione consecutiva (la più prolungata a far data dal 1970). Le scorte sono attualmente attestate a 128.125 tonnellate e sono le più basse dal 2009, non per nulla lo spread zinco-pombo, che per gran parte dell’anno ha visto il primo svettare (sulla scia delle iniziali prospettive positive per lo zinco) registra adesso su base tre mesi oltre 100$/tonnellata di differenziale a favore del metallo pesante.

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