Strategia di allocazione di un portafoglio bilanciato

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di Finanza Operativa 24 Novembre 2015 | 17:00

a cura di Deutsche AWM

Mercati azionari

Dopo la volatilità di settembre, a ottobre i mercati hanno guadagnato terreno. Confermiamo la nostra view generalmente positiva sulle azioni dei mercati sviluppati. Le piazze azionarie giapponesi ed europee saranno probabilmente favorite dalle ulteriori iniziative di politica monetaria, mentre negli Stati Uniti le azioni dovrebbero beneficiare della continua crescita economica interna. Sebbene ci aspettiamo un miglioramento della situazione in Cina e in altre economie asiatiche, la recente sovraperformance dei mercati emergenti sarà difficilmente sostenibile. Lo sconto rispetto ai mercati sviluppati appare giustificato da un inferiore livello di ROE (Return On Equity) e dal maggiore ricorso alla leva finanziaria. Probabilmente anche le stime relative agli utili dei mercati emergenti dovranno essere riviste al ribasso.

Reddito fisso

Che la Fed decida di alzare i tassi di interesse a dicembre, oppure rinvii la decisione al 2016, la traiettoria dei futuri aumenti dovrebbe mantenersi probabilmente bassa e seguirà un lento sviluppo. I rendimenti dei titoli governativi dei paesi centrali dovrebbero salire, ma non di molto. In ambito corporate confermiamo la cautela sui titoli investment grade ma continuiamo a ravvisare selezionate opportunità nell’high yield. Il debito dei mercati emergenti in valuta forte sembra offrire alcune interessanti combinazioni rischio-rendimento, ma la possibilità di eventi di rischio potenzialmente dirompenti (per esempio in Turchia e Brasile) rende opportuno rimanere in attesa degli sviluppi almeno per qualche mese.

Materie prime

A settembre e ottobre le quotazioni petrolifere sono salite, alimentate soprattutto dalle speranze che il calo della produzione di shale oil negli Stati Uniti contribuisca a ridurre l’eccesso di offerta a livello globale. Un’impennata dei prezzi appare comunque improbabile: per il West Texas Intermediate (WTI) prevediamo un prezzo di 55 dollari al barile a settembre 2016. Le probabilità che l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) riduca la produzione sono esigue e la domanda globale non sembra destinata ad aumentare sensibilmente, viste in particolare le previsioni di un’ulteriore riduzione delle stime di crescita della Cina per il prossimo anno. L’oro potrebbe temporaneamente beneficiare della volatilità dei mercati, ma continuerà a essere penalizzato dalla forza del dollaro USA.

Real estate

Nonostante i timori per l’instabilità della crescita mondiale, il settore immobiliare dei mercati sviluppati appare piuttosto consistente. La disoccupazione in calo sostiene la domanda di proprietà commerciali e i tassi di interesse ancora bassi rendono interessanti i rendimenti immobiliari rispetto a quelli offerti dai titoli governativi a lungo termine. I flussi di investimento hanno confermato gli elevati livelli delle valutazioni. Nei mercati emergenti, le politiche di supporto varate in Cina, Corea del Sud, Australia e Giappone incoraggiano gli investimenti. Nel settore immobiliare europeo, invece, la forte domanda degli investitori e il sentiment positivo hanno portato le valutazioni su livelli sempre più elevati, sebbene anche qui la politica monetaria espansiva dovrebbe sostenere sia la crescita del capitale che le opportunità di reddito.

Mercati emergenti

I recenti ribassi sui mercati azionari potrebbero dare l’impressione di aver creato un interessante punto d’accesso, ma in realtà lo sconto offerto dai mercati emergenti rispetto ai mercati sviluppati è giustificato da un RoE inferiore e dal maggiore ricorso alla leva finanziaria, pertanto qualsiasi sovraperformance dei mercati emergenti sarà probabilmente di breve durata. Inoltre le stime di consenso sugli utili aziendali 2016 appaiono ancora troppo elevate in tutte le regioni.   Per il debito in valuta locale, uno dei motivi di preoccupazione riguarda il peggioramento delle posizioni fiscali di molti Paesi. Inoltre i rendimenti dei mercati locali potrebbero essere facilmente erosi da un ulteriore deprezzamento delle valute. Il debito emergente in valuta forte può apparire più interessante in quanto alcuni indicatori fondamentali (per esempio la situazione delle partite correnti) stanno migliorando e i rendimenti potenziali sono elevati, ma per il momento suggeriamo ancora cautela. Nel breve periodo lo scenario sarà probabilmente offuscato dai rischi politici che circondano il Brasile e la Turchia. Le tensioni nell’universo del debito corporate dei mercati emergenti potrebbero ripercuotersi anche sul debito sovrano emergente in valuta forte.

Mercati valutari

A breve termine la volatilità del dollaro USA sarà probabilmente confermata, sia rispetto ai mercati emergenti che nei confronti delle valute di finanziamento come euro e yen. In una prospettiva di lungo periodo prevarranno tuttavia i fondamentali: la crescita statunitense continuerà a essere più rapida di quella europea o giapponese e i tassi di interesse USA saranno più elevati. Entrambi questi fattori dovrebbero incoraggiare l’afflusso di capitali. La storia suggerisce inoltre che il ciclo rialzista del dollaro USA potrebbe durare ancora qualche anno.

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