Tasse o non tasse, il dilemma della sharing economy

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di Finanza Operativa 7 Dicembre 2015 | 16:30

A cura di Daniele Bernardi, ad Diaman Scf
Questa settimana sono stato a Londra per partecipare sia con DIAMAN Tech che con 2Pay a unBOUND Digital, un evento molto bello che mette in connessione le grosse aziende con le start-up disruptive che ci sono in tutto il mondo.
Ho conosciuto Russi, Indiani, Inglesi e ovviamente molti italiani visto che la delegazione Startup Italia era la più numerosa tra gli stranieri.
Ma quello che più mi ha sconvolto è stato il terzo giorno, quando una associazione chiamata London Partner, senza fine di lucro ed istituita dal sindaco di Londra ci ha spiegato quali sono le agevolazioni per le start-up che decidono di insediarsi a Londra.
Al di la delle agevolazioni per le piccole start-up, quello che mi ha colpito è l’impostazione che governo ed enti governativi hanno nei confronti delle società, piccole o grandi che siano, vi faccio alcuni esempi:
1) le società SME (le nostre PMI) che sono considerati tali fino ad un fatturato di 6,5 milioni di Pound (circa 9 milioni di Euro) possono dedurre la ricerca e lo sviluppo per il 230% del costo, ovvero se una società come DIAMAN che investe in R&D circa 100.000 Euro all’anno fino a 230.000 euro di utili non paga tasse.
2) Tutte le spese inerenti al business sono interamente deducibili, solo l’entartainment (divertimento come concerti o partite) non sono accettate dal fisco, senza complicazioni come in Italia dove l’auto aziendale viene dedotta per il 50% ma la benzina l’80% e poi l’iva (scusate ma mi viene mal di testa a pensarci…)
3) Ma la cosa che mi ha fatto più inc….re è stato il trattamento fiscale delle aziende: le aziende pagano il 20% di tasse (no irap e balzelli vari), ma nel 2016 è già stato approvato dal governo che pagheranno il 19% e nel 2016 addirittura il 18%…
4) per le persone è vero che la vita costa di più e quindi devi pagarle di più, ma ad una azienda dal costo lordo del dipendente deve aggiungere il 13,8% e basta, non il 60% come in Italia, questo significa che un dipendente che qui riceve 18.000 euro netti in busta paga all’anno li ne riceve malcontati 28.000 a parità di spesa per la società, perché tale disparità?
Ovviamente il nero non esiste o è limitato a qualche decimo di punto del PIL, le transazioni avvengono la maggior parte con carte di credito e Londra è piena di gru che costruiscono grattacieli come funghi.
Poi si chiedono perché c’è la fuga dei cervelli dall’Italia; caro governo italiano, devi copiare gli atteggiamenti virtuosi degli altri stati, e non cercare quale staterello in giro per il mondo applica la tassa sull’aria che respiriamo per poterla applicare anche tu.
Vi invito a leggere delle considerazioni anche migliori delle mie sul sito 2payAttention che analizza anche la sharing economy e le diverse impostazioni dei governi di varie nazioni.

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