Pronti al primo rialzo dei tassi

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di Finanza Operativa 16 Dicembre 2015 | 18:51

A cura di Giuseppe Sersale, strategist Anthilia Capital Partners
Ci siamo. Con ogni probabilità,  stasera il  FOMC metterà fine a circa 7 anni di ZIRP (zero interest  rate policy), effettuando il primo rialzo dei Fed Funds da 9 anni e mezzo.
In realtà, una convinzione simile,  sebbene meno radicata,  aleggiava sui mercati anche alla vigilia  del  FOMC del 17 settembre scorso. In quel  caso però, quasi metà degli analisti intervistati da Bloomberg si attendeva un nulla di fatto (un fronte che annoverava anche il sottoscritto),  a fronte di operatori di mercato  in media assai più  ottimisti. Questa volta, il fronte delle colombe annovera solo 3 individui su 105.
Il perchè è presto detto. Un ulteriore rinvio da parte della  Yellen significherebbe sconfessare in una volta sola la “long standing view” che il  ciclo US avrebbe potuto tollerare un rialzo entro la fine del 2015, e il recente quadro costruttivo espresso nell’ultimo Statement del 28 ottobre, che tanto ha contribuito a alimentare queste attese.
Un colpo formidabile  alla credibilità della  Federal Reserve.  E un colpo anche al fragile sentiment di questa coda di 2015. Per questi motivi, pur ritenendo che, dal punto di vista macroeconomico, non vi siano interamente le condizioni per procedere ad un rialzo,  sono a mia volta  convinto che questo ci sarà. A  parte  i citati problemi di coerenza, è  evidente  che la  Yellen ha fretta di abbandonare quota zero, per evitare di essere sorpresa dal  prossimo rallentamento ciclico,  sia esso  una recessione o meno, coi tassi troppo bassi.
La giornata è  iniziata comunque con un buon tono, fin dall’Asia,  che doveva ancora scontare la baraonda di ieri. Solo Shanghai, che ama andarsene sempre per conto suo, non si è fatta influenzare, restando al palo. Sarà perchà la PBOC ha pubblicato uno studio che proietta una crescita nel 2016 al  6.8%, sempre elevata, ma sotto  il 7%.
L’attesa del  FOMC è stata ravvivata, durante la mattina europea, dall’uscita dei PMI preliminari di Dicembre. Nessuna forte emozione questo mese, con il dato composite europeo in marginale calo (54 da 54.2 e vs atetse per invariato), ma sempre su livelli coerenti con un attività  in espansione al ritmo di 0.4% nel quarto trimestre. A livello regionale, per quel  che consentono di capire i limitati dettagli disponibili al  momento, la Germania ha riaccelerato in particolare col manifatturiero, mentre la  Francia ha marginalmente rallentato. Il resto  d’Europa cresce a ritmi massimi da 4 mesi, e più  delle 2 principali economie dell’area.
Così gli indici hanno approcciato la  seconda parte di seduta in buon progresso, coadiuvati da un mercato del credito in ulteriore recupero. Il picco  del  sentiment nella giornata è stato toccato all’apertura di Wall Street,  dopodichè, l’impatto sull’oil di scorte settimanali di greggio in US sopra attese ha dato il via comprensibili prese di beneficio (visto il  +4% in 2 sedute), che hanno pressochè azzerato i progressi di giornata in Europa, mentre Wall Street va incontro alla Yellen conservando marginali progressi. Stabile  il  $,  e in lieve calo i bonds.
Sebbene l’ultima  esperienza con Draghi insegni a diffidare delle aspettative basate sulla retorica,  ribadisco che un nulla di fatto stasera sarebbe davvero sorprendente. L’incertezza risiede soprattutto nel messaggio con cui Yellen e C.  decideranno di accompagnare la mossa. La  media delle  previsioni dei membri Fed pubblicata al FOMC di settembre (la famosa Dot Plot) indicava all’incirca 4 rialzi da 25 bps entro la  fine del 2016, mentre  il mercato ne prezza  grossomodo 3. Un adeguamento della Dot  Plot alle attese del mercato  sarà  giudicata accomodante, mentre se questa resta invariata, ciò costituirà il  principale indizio che il  FOMC è più  aggressivo  del consenso. Per il resto  è  facile  immaginare che attraverso lo statement e la conferenza stampa Janet cercherà  di rassicurare il mercato  in ogni modo  sul fatto che la politica monetaria resta  sufficientemente lasca, i rialzi saranno graduali e soprattutto dipenderanno volta per volta dalle condizioni macroeconomiche.
Personalmente,  mi attendo una reazione positiva da parte dei mercati. Una volta messo alle spalle il  primo rialzo, la relativa incertezza smetterà di gravare il sentiment. Dal punto di vista  macroeconomico  i tassi lavorano con un forte lag temporale, e quindi per capire se si tratta o meno di policy error, occorreranno mesi.
In occasione dell’annuncio del  tapering degli  acquisti,  istante in cui io personalmente colloco l’inizio dell’inasprimento della politica monetaria in America, i mercati reagirono bene, mentre il peso del progressivo ritiro del QE comincio a sentirsi su dollaro ed equity mesi dopo.
Anche in questo caso mi attenderei che la reazione degli investitori sia raffigurabile con un “tutto qui?”, salvo poi fare i conti con l’aumento del costo del funding in dollari (che è già effettivo da settimane) più avanti. Ovviamente, col rialzo alle spalle,  ci sarà ancora da fare i conti con gli altri catalyst della recente debolezza, quali la  Cina, lo yuan, il petrolio e l’impatto sul high yield. In questo senso, la  tenuta della recente stabilizzazione è di forte rilevanza per la  direzionalità  di breve.

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