Obbligazioni Emergenti, le disgrazie vengono sempre in tre. La view di Aberdeen

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di Finanza Operativa 17 Dicembre 2015 | 12:00

A cura di Brett Diment, Head of Emerging Market Debt Aberdeen Am
Attribuire un particolare significato a numeri ricorrenti è comune a molte culture. I cinesi trattano con reverenza il numero otto, mentre il quattro è sempre indice di sfortuna. I norvegesi si tengono lontani dal numero nove, mentre nella gran parte dei paesi occidentali il tredici è foriero di sventura. Le avversità che quest’anno colpiscono i mercati emergenti, invece, vanno a braccetto tre a tre.
La funesta triade (crollo dei prezzi delle materie prime, rallentamento economico in Cina e timori per l’innalzamento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti) ha spinto le valute di alcuni paesi emergenti su livelli senza precedenti dal 2002. Ma se l’antica saggezza popolare ha la sua parte di ragione, dovremmo riuscire a vedere una luce in fondo al tunnel. Le prospettive per le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale appaiono ancora piuttosto incerte, ma nel 2016 questa asset class potrebbe iniziare a riscattarsi. Per la verità, segnali decisamente positivi sono già visibili oltre la cortina della malasorte.
Quest’anno, infatti, numerosi paesi emergenti hanno sensibilmente migliorato le rispettive bilance commerciali e questo trend dovrebbe protrarsi anche nel 2016.
L’indebolimento dei corsi valutari nei mercati emergenti ha provocato una riduzione della domanda di importazioni in gran parte di essi, poiché i costi dell’import sono conseguentemente cresciuti. Tuttavia, la contrazione delle importazioni trova la sua causa più diretta nel rallentamento della crescita economica. Dopo il 2008, la crescita globale procede nel complesso a un ritmo decisamente inferiore rispetto agli anni che hanno preceduto il crollo di Lehman Brothers. Ne è conseguito un indebolimento della domanda aggregata, che ha contagiato anche i mercati emergenti.
La contrazione della domanda di importazioni, tuttavia, migliorerà il saldo con l’estero di numerosi paesi emergenti, soprattutto quelli con la bilancia commerciale in deficit. Se prendiamo l’India, ad esempio, il valore delle sue importazioni è diminuito di circa $ 1,25 miliardi dal 2013. Nel contempo, la bilancia commerciale è migliorata, con un deficit delle partite correnti in diminuzione dal 5% del prodotto interno lordo (PIL) ad appena l’1,4%. Le politiche di governo e il calo delle quotazioni petrolifere hanno senza dubbio contribuito a questo risultato, ma è stata la contrazione dell’import che ha dato al paese il necessario spazio di manovra per migliorare il bilancio.
A rendere più incerte le prospettive dei mercati emergenti è il forte timore che la positiva evoluzione dei bilanci favorita dalla riduzione delle importazioni sarà vanificata da un corrispondente calo dell’export, dovuto al rallentamento della Cina. Il paese del dragone è infatti il maggiore importatore di beni dai mercati emergenti e molti di questi paesi dipendono fortemente dai livelli della domanda cinese. Non bisogna tuttavia dimenticare che, sebbene la crescita economica sia più moderata, il tasso di espansione annuale del PIL cinese si attesta all’incirca sul 7% (un numero fortunato).
Tassi di crescita annuale del PIL(%) – fonte:Imf
crescita pil
E questa percentuale supera di oltre quattro volte il tasso di crescita annuale del PIL nell’Area Euro e di tre volte quello di Regno Unito e Stati Uniti, rispettivamente. Appare dunque evidente che il calo dei prezzi delle materie prime, pur avendo forse contribuito a ridurre le importazioni cinesi nel 2015, non ha necessariamente intaccato i volumi, che dovrebbero continuare ad attestarsi su buoni livelli.
Inoltre, il progressivo aumento della ricchezza in Cina sta facendo crescere d’importanza tutta una serie di settori alternativi. Un esempio emblematico è la domanda di caffè. Attualmente, solo l’1% del caffè mondiale viene consumato in Cina, ma secondo le previsioni questa percentuale aumenterà fino al 19% circa entro il 2019, un’ottima notizia per il Brasile, il più grande produttore mondiale di chicchi di caffè Arabica. Oltretutto, la competitività del real brasiliano, notoriamente debole, potrebbe dare al Brasile quella marcia in più di cui il paese ha bisogno per aumentare le esportazioni di caffè verso la Cina.
Il diretto legame tra debolezza della moneta e aumento della competitività è un fenomeno che molti mercati emergenti si stanno trovando a sperimentare. E il rafforzamento del dollaro Usa lo accentua ulteriormente. Guardiamo di nuovo all’India: la rupia si è svalutata del 70% contro il dollaro Usa tra il 2010 e il 2015. Nello stesso arco di tempo, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute del 160%. Dal nostro punto di vista, il mercato indiano appare promettente e continueremo a tenerlo sotto stretta osservazione poiché siamo ottimisti riguardo alla chance di successo del primo ministro Narendra Modi e del governatore della banca centrale Raghuram Rajan sul fronte politico ed economico.
Importazioni USA dall’India – fonte: Us Census Bureau
import india
Un aspetto importante da considerare, quando parliamo di prospettive per il debito dei mercati emergenti, è la capacità dei singoli paesi di sostenere le fasi di debolezza. Oggi, i governi si trovano in un posizione decisamente migliore per gestire la debolezza delle loro monete rispetto al 1997, anno dell’ultima “crisi valutaria”. La maggior parte dei paesi emergenti è andata accumulando riserve in valuta esterna nei decenni trascorsi da allora.
In India, entro metà 2015 e in un periodo di soli 13 mesi, la Reserve Bank of India ha acquistato $ 98 miliardi. La svalutazione delle divise nei mercati emergenti potrebbe rendere più difficile finanziarsi sui mercati internazionali, ma le riserve in valuta estera hanno raggiunto livelli tali da poter attendere che la fase di debolezza si esaurisca. Segnali di una svolta imminente sono peraltro già comparsi: nelle ultime settimane, infatti, le valute dei mercati emergenti hanno registrato alcuni guadagni di breve termine tra i più ingenti dal 1998.
Un’altra perla di saggezza popolare ci insegna che il tempo viene per chi sa aspettare. Le ondate di debolezza sono un fatto comune per le asset class più rischiose, ma occorre esercitare la virtù della pazienza per cogliere tutti i vantaggi che possono derivare da un investimento in obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale. Il recente indebolimento valutario dovrebbe dare ai paesi emergenti lo spazio di manovra di cui hanno bisogno per normalizzare i bilanci e rafforzare i fondamentali corporate. Da ultimo, anche le divise nazionali seguiranno questo corso e le obbligazioni in valuta locale potrebbero diventare l’asset class di maggiore successo nel 2016.

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