Mercati sommersi, anonimato e Bitcoin: l’analisi di Frost & Sullivan

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di Finanza Operativa 17 Dicembre 2015 | 15:00

Bitcoin è una moneta digitale potente e di successo. Basata sulla crittografia e su un database decentrato, è stata presentata allo stesso tempo come il futuro della finanza o una via d’accesso per il mondo sommerso della criminalità. I governi di tutto il mondo stanno portando avanti un programma d’azione che comporterebbe il divieto della crittografia end-to-end da una parte e dell’anonimato di Bitcoin dall’altra. La crittografia end-to-end è diventata sempre più popolare nell’ambito del software consumer, da iMessage di Apple a WhatsApp.
Il governo sostiene che deve poter essere in grado di accedere, su ordine del tribunale, ai dati privati ​​per contrastare il terrorismo; questo a scapito della privacy e della sicurezza della popolazione. Ciò minaccia l’anonimato, una delle caratteristiche più potenti di Bitcoin, e la speranza dei cripto-anarchici che vorrebbero che il protocollo Bitcoin continuasse a svilupparsi nella direzione del vero anonimato. La capacità di Bitcoin di aggirare i governi oppressivi e di offrire un rifugio sicuro rispetto alla raccolta dati di Google, Facebook e Amazon verrebbe meno se ci fosse una de-anonimizzazione su larga scala.
“Attualmente, il vero anonimato in Bitcoin è solo un mito, – osserva Vijay Michalik, analista di Frost & Sullivan. – C’è piena visibilità di tutte le transazioni. Se da una parte queste sono collegate soltanto a uno pseudonimo e non a un nome o indirizzo reale, ogni transazione è visibile attraverso diversi browser della catena dei blocchi (la blockchain).”
L’analisi della blockchain, un segmento di mercato relativamente nuovo nel mercato di Bitcoin, dimostra la debolezza degli pseudonimi. La sua funzione principale è fornire una fonte di dati per gli scambi con altri servizi finanziari, per conformarsi alle normative finanziarie. Si raccolgono metadati, informazioni accessorie relative alle operazioni e indirizzi IP legati ai nodi e si utilizzano per identificare i criminali e inserirli in blacklist.
La vera privacy finanziaria non esiste nella blockchain Bitcoin. Senza una riprogettazione, ciò dovrebbe rappresentare una seria preoccupazione, non solo per i soggetti politicamente oppressi, i criminali e i cripto-anarchici. Le tecniche di analisi della blockchain possono solo migliorare. Si ritiene che col tempo un’enorme quantità di indirizzi potrebbero essere de-anonimizzati. Non ci vuole molto a ricostruire il puzzle una volta che si hanno alcuni pezzi a disposizione. Ciò lascerebbe una traccia completa delle informazioni finanziarie individuali pubblicamente disponibile, per sempre.
“Per la maggior parte degli utenti, le informazioni sul reddito personale e i dettagli delle spese sarebbero visibili a chiunque: amici, colleghi, aziende commerciali, governi e criminali, – commenta Michalik. – Per le imprese che operano in Bitcoin, il flusso di cassa, l’offerta, la domanda e altre informazioni strategiche sarebbero esposte ai loro rivali. In questo caso, Bitcoin è una scelta peggiore rispetto ai canali finanziari tradizionali.”
Nonostante queste debolezze tecniche, Bitcoin è uno strumento potente, sia per i pagamenti, le rimesse, la microfinanza o l’elusione dei governi. Il sistema peer-to-peer sicuro di Bitcoin offre nuove importanti funzionalità alla tecnologia finanziaria e risparmio sui costi per i consumatori. Un’azione globale verso la de-anonimizzazione ridurrebbe al minimo i potenziali benefici di Bitcoin.
L’anonimato è una promessa potente di Bitcoin che, sgravato dagli impedimenti, rappresenta uno strumento per la trasformazione degli affari e della finanza. Una pesante regolamentazione o de-anonimizzazione arresterebbero irrevocabilmente la sua crescita.

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