Copertura valutaria con politiche monetarie divergenti: la view di Spdr Etf

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di Finanza Operativa 17 Dicembre 2015 | 16:00

A cura di Francesco Lomartire, Responsabile Spdr Etf per l’Italia
Ignorare i rischi valutari dei portafogli azionari internazionali può precludere una fonte chiave di rendimento e riduzione del rischio. Fare la scelta giusta sul rialzo degli asset stranieri sottostanti, ma non vedere i profitti realizzati completamente a causa di perdite sulla valuta all’interno di un portafoglio, può portare gli investitori a sentire di aver perso un’occasione.
Ad esempio, nel 2015 molti investitori UK speravano di catturare le potenziali tailwinds di un nuovo ciclo di quantitative easing (QE) su titoli azionari giapponesi, ma non hanno partecipato pienamente al rally. Nel corso del periodo di un anno che termina il 31 ottobre 2015, l’indice MSCI Japan è salito del 17,41%; ma a causa della forza della GBP vs lo JPY, un investitore del Regno Unito avrebbe ottenuto solo il 12,9% dopo la conversione di queste attività denominate in valuta estera in sterline.
Le valutazioni sulle valute sono influenzate da molteplici fattori, in particolare l’inflazione, i tassi di interesse, e il tasso di trade productivity (produttività degli scambi commerciali) del paese. Oggi le politiche monetarie divergenti, in particolare quelli non convenzionali, giocano un ruolo fondamentale nelle valutazioni sulle valute.
Con l’economia statunitense che sta prendendo slancio, ci aspettiamo un passaggio a una politica monetaria restrittiva da parte della FED, con un incremento dello 0,25% a dicembre. Allo stesso tempo, altre banche centrali si stanno muovendo nella direzione opposta, con il risultato di indebolire le loro valute per contribuire a rafforzare la competitività delle esportazioni del paese e tenere in piedi la crescita economica e l’inflazione. Infatti, le banche centrali si avviano a chiudere il 2015 con quasi 140 tagli dei tassi e la Banca centrale europea e la Banca del Giappone (BoJ) continuano ad attuare programmi di QE aggressivi.
In mezzo a questo flusso, i movimenti di valuta anomali stanno diventando quasi banali. Lo testimonia la decisione gennaio 2015 della Banca nazionale svizzera che ha rimosso il vincolo storico tra il franco svizzero e l’euro e ha portato la valuta svizzera a salire del 20 per cento contro l’euro overnight. O ancora, la decisione della Banca popolare cinese di quest’estate per consentire allo yuan di svalutarsi di oltre il 4 per cento rispetto al dollaro USA, la più grande oscillazione dello yuan in 20 anni.
Le politiche divergenti in Europa e negli Stati Uniti hanno portato a un pesante deprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro (in calo di oltre il 10% quest’anno) con previsioni che le due valute potrebbero arrivare alla parità a ridosso della fine del 2015. Con solidi dati economici provenienti dall’esterno del Regno Unito, il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha segnalato che il paese potrebbe seguire l’esempio degli Stati Uniti, con un aumento dei tassi di interesse nel 2016. Questo rafforzerà la sterlina contro l’euro e lo yen giapponese.
ETF con copertura valutaria: la miglior difesa è l’attacco. L’attenzione verso le oscillazioni valutarie ha suscitato interesse per gli ETF con copertura dai rischi su cambi: i flussi di ETF in Europa in questo segmento hanno superato i 20 miliardi di dollari da inizio anno ad oggi. Gli ETF sull’azionario giapponese con questa tipologia di copertura hanno catturato gran parte di questi flussi.
Economicamente il Giappone ha attraversato i suoi due “decenni perduti”. Nel novembre 2012 il primo ministro Shinzo Abe ha annunciato diverse riforme per cercare di rilanciare la crescita economica e l’inflazione. Le “tre frecce” – stimolo fiscale, allentamento monetario e riforme strutturali – sono stati accolte calorosamente dai mercati. Nel corso dell’anno conclusosi il 31 ottobre 2013, l’indice MSCI Japan Net Return è salito del 64.48% in termini di JPY. Tuttavia, l’ampio programma di QE della BoJ – che ha stampato c. ¥ 80.000 miliardi di attività l’anno – ha causato preoccupazioni per la valutazione dello yen. Lo yen è sceso bruscamente contro il dollaro statunitense e l’euro, e l’attuale performance a un anno del MSCI Japan Net Return è stata rispettivamente del 33,60% e del 27,4%, in queste valute. Mentre queste sono ancora performance di tutto rispetto, gran parte della spinta al mercato azionario giapponese è svanita a causa dei rendimenti valutari negativi.
Gli economisti di State Street Global Advisors si aspettano che il Giappone cresca di circa l’1% nel 2016. Restano le preoccupazioni sulla terza freccia – le riforme strutturali – ma finora la politica monetaria aggressiva della BoJ ha aiutato i mercati azionari a recuperare. Nel frattempo, il ciclo degli utili punta ancora verso un trend positivo.
Vale la pena notare che con qualsiasi investimento in valuta estera, gli investitori non sono solo esposti ai movimenti degli assets sottostanti, ma anche a eventuali variazioni del valore relativo delle valute in portafoglio rispetto alla valuta domestica. Ad esempio, un investitore UK in azioni giapponesi non è soltanto esposto ad azioni giapponesi, ma anche ai cambiamenti del JPY rispetto al GBP. L’investitore è in effetti lungo sia sulle azioni giapponesi che sullo JPY rispetto al GBP.
Gli ETF con copertura valutaria sono concepiti per eliminare il rendimento della valuta estera di un fondo, investendo in contratti forward in valuta estera con scadenza mensile. Un’esposizione sull’azionario giapponese con copertura offre agli investitori un’esposizione ai titoli azionari giapponesi con un rischio di cambio notevolmente ridotto.
In un solo scambio, un ETF con copertura sulla valuta giapponese offre un’esposizione valutaria coperta a titoli giapponesi, eliminando quindi la necessità che un gestore debba ridefinire gli aspetti valutari per gestire il rischio di cambio.
Che cosa significa questo per gli investitori? In teoria, in un orizzonte temporale sufficientemente lungo (da circa 15 a 20 anni), l’impatto della valuta su un portafoglio può essere minimo, dato che le valutazioni tendono a tornare verso il loro valore medio di lungo periodo. Tuttavia, come abbiamo visto l’anno scorso e continuiamo a vedere, ci possono essere lunghi periodi di mispricing sul mercato in cui la valuta può diminuire il rendimento a breve termine di un portafoglio. E a volte questi periodi possono durare per anni.
Le esposizioni valutarie con copertura sono state storicamente oggetto di dibattito accademico e hanno perlopiù riguardato i grandi investitori istituzionali. Ma oggi una gamma sempre più vasta di ETF con copertura valutaria ha reso più accessibile questa sofisticata strategia, consentendo a tutti gli investitori di affrontare il tema della gestione del rischio di cambio.

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