Bce: l’inflazione rallenta la ripresa

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di Finanza Operativa 21 Dicembre 2015 | 13:00

Buone notizie da Francoforte, anche se il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi sottolinea: la ripesa c’è ma è frenata dall’inflazione. Il quantitative easing, cioè l’espansione monetaria condotta dalla Bce, o per meglio dire il piano per sostenere la ripresa economica dell’Unione europea, quindi, sembra funzionare, con conseguenze positive soprattutto su fronte prestiti, mutui, consumi. Le prospettive per il futuro, però, non lasciano intravedere ulteriori ribassi a causa del persistere dei bassi livelli di inflazione.

L’inflazione rallenta la ripresa

Per le famiglie e per le imprese, oggi, è più semplice accedere a prestiti e costa molto meno di poco tempo fa. È questa una delle dirette conseguenze del quantitative easing. Per Mario Draghi, solido timoniere della Bce, è possibile stimare il beneficio in «80 centesimi di punto nella media dell’area euro, 140 nei Paesi deboli». Nel nostro paese, ad esempio, in riferimento alle performance del Taeg (tasso di interesse medio tutto compreso), solo un anno e mezzo fa, su un mutuo casa si attestava al 3,7 per cento circa, sceso al 2,9 per cento circa. A scoraggiare affari e consumi, però, è una inflazione ancora troppo bassa. In questa direzione, infatti, l’iniziativa della Bce non ha sortito effetti di grande impatto. Per Draghi, i tassi di interesse resteranno bassi almeno fino alla metà del 2017 ma è difficile prevederne un ulteriore, sensibile ribasso.

Il ruolo delle banche

Un ruolo fondamentale per la ripresa è quello giocato dalle banche. La Bce, infatti, è convinta che una maggiore circolazione del denaro verso imprese e famiglie rappresenti la strada più veloce per dare una spinta alla crescita e ai prezzi. Ben venga, quindi, una crescita di prestiti, mutui e investimenti. Negli ultimi tempi, su questo versante, gli istituti di credito hanno mostrato una crescente sensibilità, con una maggiore apertura nei confronti di famiglie e imprese. Secondo una recente analisi della Banca d’Italia, ad esempio, nel primo semestre del 2015 in tutte le aree del Paese si sono registrati segnali di ripresa per l’erogazione del credito, anche se un aumento delle consistenze dei prestiti bancari è evidente solo per le regioni del centro Italia. L’aumento dei prestiti, anche di quelli personali, fa ben sperare per il futuro dei consumi. È possibile accedere a questo servizio anche attraverso i principali istituti di credito online, ad esempio, Ing Direct, che, grazie ai vantaggi di Prestito Arancio, consente di accedere rapidamente a prestiti personali. Un prestito conveniente, capace di adattarsi alle esigenze dei singoli clienti e facile da richiedere, comodamente da casa. La flessibilità è la principale caratteristica del servizio che consente di scegliere importo e durata, gestendo liberamente le rate e senza la necessità di giustificare le spese effettuate.

Le misure della Bce per contrastare la bassa inflazione

Tornando all’operato di Francoforte, c’è da evidenziare che, in risposta all’attuale situazione economica, il presidente della Bce Draghi ha annunciato un allargamento del quantitative easing (con l’estensione del piano di acquisti di titoli da settembre 2016 a marzo 2017 e l’inclusione anche dei bond dei governi locali). La Bce, inoltre, ha portato il tasso sui depositi da -0,20 a -0,30 per cento. Tra le misure annunciate anche la volontà da parte della Banca centrale europea di reinvestire i rimborsi dei titoli acquistati in base al “Qe” che vengano a scadenza, per tutto il tempo necessario. Un’operazione in linea con quanto fatto sia dalla  Federal Reserve che dalla Banca d’Inghilterra, il cui obiettivo è evitare che alla fine del piano di rilancio economico si produca un’improvvisa riduzione di liquidità a causa dei rimborsi. Le novità annunciata da Draghi non hanno, però, incontrato a pieno il favore dei mercati, in attesa probabilmente di azioni più radicali e dirette.

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