Lieve sottopeso sugli Usa, a favore di Europa e Giappone: la view di Anima

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di Finanza Operativa 11 Ottobre 2018 | 14:30

A cura di Anima Sgr
Europa: giudizio tatticamente cauto e strategicamente neutrale. Durante i mesi estivi il mercato azionario europeo ha mostrato un trend laterale, caratterizzato da una volatilità stabile. Recentemente, però, è tornata l’incertezza intorno alla legge di bilancio italiana per il 2019. Di qui la visione del team gestionale si mantiene cauta nel breve termine. Per quanto riguarda il posizionamento settoriale dei fondi azionari che puntano sulle Borse europee, la view è positiva sui titoli del settore energetico, tecnologico e del settore foods & beverage. In particolare, l’idea è costruttiva sul comparto farmaceutico: durante l’estate, in un contesto di rotazione settoriale dei portafogli, è stato incrementato il peso su questo settore in quanto ci si aspetta che, considerate le sue caratteristiche difensive, possa essere favorito in un contesto in cui i titoli ciclici sono stati più impattati dal rischio geopolitico.
Italia: approccio prudente in attesa dell’approvazione della legge di bilancio. Dopo le elezioni politiche di marzo il nostro approccio di gestione è rimasto cauto sul mercato azionario italiano, considerando prima l’incertezza circa la formazione e la stabilità del Governo e poi circa la politica economica che lo stesso avrebbe intrapreso per i prossimi anni. Perciò, nonostante i fondamentali dell’Italia siano solidi, in tutti i portafogli, in base alle possibilità e caratteristiche dei singoli fondi, durante l’estate è stata ulteriormente ridotta l’esposizione al mercato azionario così come ai titoli governativi domestici.
Se in questo momento c’è poca visibilità, ci sono però delle date fisse da monitorare. In primo luogo, entro lunedì prossimo, 15 ottobre, il Governo, al pari degli altri Stati della Ue, dovrà trasmettere alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio con tutte le misure e i saldi previsti. Nel frattempo c’è attesa per altri due importanti appuntamenti: entro la fine di ottobre arriveranno i giudizi delle due agenzie S&P e Moody’s che, proprio in base alla valutazione sulla manovra di bilancio, potrebbero decidere di modificare il rating sul nostro Paese. Per il 30 novembre è poi previsto che la Commissione Europea esprima un parere sulla legge di bilancio per verificare l’osservanza sul fronte dei vincoli di finanza. Dopo di che la manovra economico-finanziaria dovrà essere approvata dalle Camere entro il 31 dicembre.
Pertanto si tratta di un iter lungo ed articolato, durante il quale se gli imprevisti sono dietro l’angolo è altrettanto vero che il Governo ha ancora tutto il tempo per apportare modifiche e aggiustamenti alla composizione del bilancio. In questo momento, però, considerando la scarsa visibilità, il nostro approccio si mantiene prudente e siamo in attesa che nei prossimi mesi si diradi la nebbia ed emerga una prospettiva più chiara per il 2019.
Usa: indici azionari ancora da record. Nonostante il nuovo rialzo dei tassi messo a segno da parte della Fed, la corsa di questo mercato sembra non arrestarsi ancora, a parte la lieve correzione per effetto delle tensioni sui titoli governativi US. Nelle ultime settimane gli indici americani hanno toccato nuovi massimi. In particolare, l’indice S&P 500 ha raggiunto ulteriori record, sostenuto ancora una volta dalla forte crescita economica degli USA e dai dati sull’occupazione, in lieve decelerazione ma comunque ancora significativi: a settembre si sono contati 134 mila nuovi posti di lavoro (gli analisti avevano previsto un aumento di 180 mila unità dopo le 270mila create ad agosto) con un tasso di disoccupazione sceso al 3,7%, un decimo più di quanto atteso.
Il contributo alla performance dell’indice S&P500 è arrivato più dal comparto degli industriali, consumi ciclici e titoli energetici e dei beni di pubblica utilità, oltre che dai consumi non ciclici. Inoltre, se guardiamo al 2018, il mercato USA ha benefciato di una crescita degli utili supportata dal taglio delle tasse, che a sua volta ha sostenuto i multipli del mercato. L’ottimo andamento dell’indice Nasdaq è la migliore espressione di questo fenomeno. Considerati i livelli raggiunti dalle valutazioni il posizionamento sul mercato azionario americano è di lieve sottopeso a favore di Europa e Giappone.
Borse emergenti: scenario per la Cina in prospettiva più disteso. Il futuro prossimo di queste Borse continua ad essere per lo più influenzato dall’andamento del dollaro. Se infatti una certa stabilizzazione della valuta americana contro quelle emergenti dovesse confermarsi, si potrebbe aprire una fase di maggior serenità per i mercati emergenti. Allo stato attuale le condizioni finanziarie restano restrittive e le valutazioni di questi mercati, se pur interessanti in termini relativi, non sono così estreme da giustificare un acquisto di per sé.
Ma diversi elementi sembrano rendere il contesto di riferimento più rilassato e costruttivo. Nel mese di agosto era stata la volta di una retorica un po’ più rilassata da parte della Fed e dell’introduzione di un meccanismo di stabilizzazione del Renminbi da parte delle autorità cinesi. Più di recente si è registrato un allentamento delle tensioni commerciali fra USA e Cina (con l’applicazione reciproca di dazi ad aliquote più contenute del previsto) e il Premier cinese Li Keqiang sembra pronto a intensifcare gli sforzi per sostenere l’economia interna attraverso un piano di stimoli fiscali. In questo contesto, dunque, considerando le valutazioni appetibili ma anche le pressioni ancora presenti su alcuni Paesi Emergenti, il giudizio su queste Borse è selettivamente positivo.
Borse Asiatiche: il giudizio sul Giappone si fa sempre più costruttivo. Riteniamo che sussistano le condizioni per esprimere un giudizio sempre più positivo sul mercato azionario giapponese per tre fattori: in primo luogo maggiori garanzie di stabilità politica, dopo la riconferma di Shinzō Abe, per altri tre anni, alla guida del Paese, candidandosi così a diventare il Premier più a lungo in carica dall’inizio del secolo scorso; secondo, le valutazioni sono depresse e incorporano aspettative molto pessimistiche sull’evoluzione della disputa commerciale e della crescita globale; infine, il posizionamento di sottopeso degli investitori.

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