Oro, quattro motivi che continueranno a sostenerne le quotazioni

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di Stefano Fossati 4 Agosto 2020 | 10:00

A cura di Jack Janasiewicz, Portfolio Manager, Solutions di Natixis Investment Managers

L’oro in questo momento sembra legato a differenti aspetti, il primo riguarda i tassi reali. Dato che l’oro non fa perdere rendimento, la tesi proposta contro il metallo giallo ha sempre evidenziato la mancanza di carry – non si viene pagati per rimanere fermi in possesso dell’asset in questione. Con i tassi nominali sui titoli a reddito fisso tradizionali così bassi e i rendimenti reali adesso negativi – e che si muovono sempre di più in territorio negativo – la questione legata al costo del carry che i beni rifugio dell’universo obbligazionario hanno tipicamente fornito non rappresenta più un ostacolo. In realtà, in termini di rendimenti corretti per l’inflazione, si perde denaro se si ha in portafoglio principalmente debito governativo. Così, con i rendimenti reali indirizzati sempre più verso il segno meno, l’oro, in quanto riserva di valore, sembra essere ogni giorno più interessante.

Un secondo aspetto, legato al precedente, è quello che riguarda il costante incremento dell’offerta di titoli obbligazionari che rappresentano un bene rifugio e che hanno rendimento negativo. Dunque, mentre l’offerta di beni che non hanno più un rendimento positivo continua a crescere, questo esercita una maggiore pressione al rialzo sui beni rifugio alternativi come di fatto è il metallo giallo, poiché gli investitori cercano un mezzo per proteggere il valore rispetto a quei mezzi che vedono eroso il proprio valore dall’inflazione giorno dopo giorno. Domanda e offerta: l’offerta di asset a rendimento negativo continua a spingere verso l’alto la domanda di asset in grado di conservare il proprio valore nel breve termine.

In terzo luogo, il dollaro ha iniziato a deprezzarsi rispetto alle altre principali valute a livello mondiale. E mentre alcuni di questi aspetti possono più dipendere dalla forza dell’euro, un dollaro più debole funge anche da catalizzatore per l’oro, poiché gli investitori cercano ancora una volta un asset in cui preservare il proprio potere d’acquisto. Molteplici le ragioni della debolezza del dollaro: i timori legati all’epidemia, le presidenziali, i tassi di interesse reali, i differenziali di crescita, la risposta fiscale e monetaria e tanti altri. Ma qualunque sia il motivo della recente debolezza del biglietto verde, si tratterebbe solo di un altro catalizzatore in grado di spingere verso l’alto il metallo giallo. L’oro ha un prezzo espresso in dollari e quando il dollaro si deprezza, l’oro diventa più economico da acquistare.

Infine, dal punto di vista della costruzione del portafoglio, con rendimenti obbligazionari nominali inferiori, continua a diminuire la funzionalità del reddito fisso come riequilibrio del portafoglio e compensazione del rischio azionario. Man mano che il Treasury si avvicina ogni giorno di più allo zero diventa più difficile anche la possibilità di assistere a bruschi rialzi dei rendimenti in fasi dominate dalla volatilità sui mercati azionari, qualcosa di simile alla convessità negativa dei titoli ipotecari, ad esempio: per intenderci, c’è molto più spazio per il rialzo dei rendimenti quando sono al 4% e non allo 0,53%. Di conseguenza, l’utilità che il reddito fisso fornisce nell’ambito della costruzione di portafoglio diventa ogni giorno sempre più trascurabile. I titoli di Stato non forniscono rendimenti reali e diventano ancora più contrastanti perdendo ogni giorno di più la propria capacità di compensare il rischio azionario in periodi di stress. Di conseguenza, gli investitori si rivolgono ad altri strumenti di compensazione del rischio azionario e l’oro è di sicuro una delle opzioni. Quindi, quanto può ancora crescere l’oro? Finché questi 4 catalizzatori non perdono il proprio slancio, è difficile immaginare una significativa pressione al ribasso sul metallo giallo.

Una parola d’ordine: la base di acquirenti dell’oro è un po’ diversa rispetto ai tradizionali acquirenti di reddito fisso. L’oro ha ancora una base di investitori con un approccio più speculativo: c’è chi lo scambia sotto forma di commodity e rental position e non necessariamente come investimento di lungo termine. Una leggera sfumatura in questo caso che gli conferirà il potenziale per una maggiore volatilità se l’oro viene comparato ad un asset “concorrente” come il porto sicuro proprio dei titoli di Stato. Proprio per questo, il metallo giallo sembra molto più sensibile al posizionamento e al sentiment degli investitori rispetto, ad esempio, ai Treasury e ai beni rifugio, e abbiamo certamente visto crescere costantemente le posizioni in oro negli ultimi mesi.

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