Economia cinese verso una rapida ripresa?

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di Stefano Fossati 20 Aprile 2020 | 14:30

“Dopo poche settimane dal suo brusco arresto, la seconda economia mondiale si sta lentamente riavviando. Il governo cinese è piuttosto ottimista sulle prospettive di una rapida ripresa economica, nonostante il blocco di alcune delle maggiori economie mondiali. A fronte del sentiment negativo e del calo dei prezzi del petrolio, tuttavia, molti si pongono una domanda: l’economia cinese sarà in grado di resistere a questi shock, rimbalzare rapidamente e tornare in carreggiata?“. Steven Watson, Equity Portfolio Manager di Capital Group, analizza così le possibilità di ripresa dell’economia cinese dopo l’epidemia di Covid-19.

“Non crediamo che l’economia cinese si normalizzerà rapidamente”, dice Watson. “A marzo l’indice dei direttori di acquisto (Pmi) del settore manifatturiero ha raggiunto quota 52,0 dopo il minimo di febbraio, il che indica un’espansione e non una contrazione come ci si aspettava. Ma il Paese, che già cresceva al ritmo più lento degli ultimi 30 anni prima dell’epidemia di Covid-19, a nostro avviso registrerà una crescita economica negativa per un altro trimestre, per poi evidenziare una leggera ripresa solo nella seconda metà del 2020″.

Anche le incertezze sulle prospettive dell’economia globale gettano ombre sulla speranza di un rapido rimbalzo in Cina. “Sebbene il Paese sia ora molto meno dipendente dalle esportazioni e quindi più isolato dagli shock esterni, il suo settore manifatturiero risentirà comunque dell’impatto della minore domanda globale a fronte di un rallentamento mondiale. Molto dipenderà dalla durata della pandemia in tutto il mondo, il che rimane una grande incognita. Se nei prossimi quattro mesi circa l’economia globale inizierà a riprendersi, l’attuale deficit dei consumi potrebbe essere parzialmente recuperato grazie alle spese rinviate. Una crisi più lunga, invece, potrebbe causare numerosi fallimenti a livello globale e la conseguente chiusura della capacità produttiva, con un impatto molto più drammatico sull’economia cinese. In questo caso la velocità della ripresa economica della Cina sarebbe determinata dalla disponibilità dei suoi consumatori a spendere in un periodo di debole crescita economica generale”, spiega l’esperto di Capital Group.

Guardando oltre queste incertezze, il Paese ha molte risorse a disposizione per ripristinare la crescita economica. “Va ricordato – prosegue Watson – che, rispetto ad altre realtà, i leader cinesi vantano un arsenale più ampio di strumenti per stimolare l’economia, tra cui la spesa per infrastrutture, ossia il finanziamento di progetti infrastrutturali attraverso l’emissione di obbligazioni, l’allentamento delle restrizioni sui prestiti, l’incoraggiamento degli investimenti privati in proprietà e capacità produttiva, riduzioni e rimborsi fiscali, contributi pensionistici ridotti e sovvenzioni a fondo perduto per i consumatori”.

Inoltre, “è probabile che la People’s Bank of China prenda in considerazione la possibilità di rispondere con tagli più consistenti del coefficiente di riserva obbligatoria e altre forme di allentamento. Ad esempio, potrebbe ridurre i tassi di interesse di riferimento di 200 punti base pur rimanendo al di sopra dello zero. Anche il governo potrebbe fornire stimoli fiscali, dato che il deficit del Paese è inferiore al 5% del Pil. Per esempio, di recente, ha imposto alle banche di estendere i rimborsi dei prestiti in scadenza per le piccole e medie imprese in modo da alleviare i problemi di liquidità”.

Il calo dei prezzi del petrolio potrebbe invece rappresentare un’arma a doppio taglio per la Cina. “Il Paese ne beneficerà dato che circa il 60% del petrolio viene importato. Inoltre, se i prezzi si attesteranno sui livelli attuali, probabilmente il governo ne trarrà vantaggio aumentando le sue riserve. Tuttavia, le conseguenze negative dei bassi prezzi globali saranno quasi tutte a carico delle imprese di Stato fortemente incentrate sul petrolio; inoltre si registreranno battute di arresto nei settori delle energie rinnovabili come l’eolico e il solare, la cui crescita è stata favorita negli ultimi anni dai prezzi elevati delle altre fonti energetiche come, appunto, il petrolio”, nota l’esperto.

Che conclude: “Pur rimanendo ottimisti, è quindi troppo presto per affermare che la ripresa della Cina sarà rapida“.

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