I titoli Value restano estremamente convenienti

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di Finanza Operativa 17 Gennaio 2017 | 17:00

A cura di CA Indosuez Wealth Management
Dall’estate del 2016 sono stati registrati segnali sempre più evidenti di un cambiamento della strategia da parte delle Banche Centrali (BOJ, BCE, normalizzazione della politica della Fed). Questi cambiamenti nella retorica e nelle azioni delle banche centrali, il miglioramento del macro momentum e, in una certa misura, la ripresa dell’inflazione hanno contribuito a invertire la tendenza al ribasso dei tassi di interesse di lungo termine.
– A un regime caratterizzato da una politica fiscale più accomodante: Con la vittoria inaspettata di Trump e il rinnovo totale del Congresso, ci si potrebbe aspettare una forte differenza tra la sua piattaforma economica e quelle di Obama e della Clinton. Molti vedono di buon occhio la nuova amministrazione, grazie a:
Meno tasse: varie riforme, inclusa la riduzione della tassazione delle imprese, una potenziale legge sul rimpatrio dei capitali dall’estero e un codice fiscale personale semplificato.
Allentamento delle norme: un sostegno alle industrie, soggette a controlli e norme sempre più pressanti, per es. nei settori finanziario, energetico e dei materiali.
– Più piani di incentivazione, incluse spese ingenti nelle infrastrutture (1.000 miliardi di dollari?).
Reflazione favorita da un’ulteriore spinta alla crescita dei salari (aumento del minimo salariale) e da misure volte a incentivare la crescita.
I venti di cambiamento raggiungono anche altre regioni: il pacchetto di incentivi da 28.000 miliardi di JPY, annunciato ad agosto dal Primo Ministro Shinzo Abe, il piano Juncker con 315 miliardi di euro di investimenti finanziati nell’eurozona.
La rotazione valore/crescita è lungi dall’essere al termine
Correlazione positiva tra la crescita dei rendimenti obbligazionari e la performance relativa dei titoli value rispetto ai titoli growth e dei titoli ciclici/finanziari rispetto ai difensivi.
L’aumento dei rendimenti obbligazionari dovrebbe essere accompagnato dalla sovraperformance dei titoli ciclici rispetto ai difensivi.
Per anni i titoli value hanno sottoperformato, mentre i rendimenti diminuivano. Anche dopo la forte sovraperformance dei titoli value rispetto ai growth degli ultimi mesi, i primi restano estremamente convenienti rispetto ai secondi da un punto di vista storico.
In termini geografici, i mercati maggiormente attualizzati restano il Giappone e l’eurozona, e in certa misura gli emergenti.
La rotazione di mercato è stata ulteriormente rafforzata dall’elezione di Donald Trump
L’esito delle elezioni statunitensi, il 9 novembre, ha accelerato ulteriormente il cambiamento delle posizioni di portafoglio degli investitori internazionali, che ora confidano in una maggiore spinta fiscale da parte del Governo federale attraverso l’aumento degli investimenti diretti, soprattutto nelle infrastrutture, e in una revisione completa del regime fiscale nordamericano.
Questo ha favorito le aspettative verso una futura REFLAZIONE (crescita maggiore e inflazione più elevata). In particolare, riteniamo che il Presidente Trump segni un importante cambiamento del regime fiscale per i mercati, considerata la sua intenzione di attuare quanto segue:
Riduzione della tassazione delle imprese dal 35% al 20-15% (utili in aumento del 15% per S&P 500).
Investimenti in infrastrutture per diversi anni (Rebuild America).
Deregolamentazione in ambito finanziario e in altri campi. Paul Atkins, del suo entourage, ha affermato che “non ci saranno più multe per le imprese, perché gli azionisti non possono pagare due volte…”
Erogazione di crediti da parte delle banche per promuovere la crescita.
Rimpatrio di capitali da usare per il riacquisto in M&A e piano di rimpatrio del lavoro per sostenere la crescita.

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