Dopo Trump prudenza sugli asset rischiosi

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di Finanza Operativa 19 Gennaio 2017 | 10:30

a cura di Banca Intermobiliare

Il rally dei mercati degli asset rischiosi sta continuando a perdere vigore e gli investitori internazionali sembrano impegnati a ridurre le posizioni su alcuni dei temi che avevano più beneficiato della vittoria elettorale di Donald Trump (come l’apprezzamento del US$, il rialzo dei rendimenti dei Treasuries e la sovraperformance della Borsa USA) in vista dell’insediamento ufficiale del Presidente eletto alla Casa Bianca il 20 gennaio e dell’inizio del periodo cruciale dei primi 100 giorni della nuova Amministrazione, nel quale dovrebbe essere definita più chiaramente la linea di Governo.

Dal punto di vista macroeconomico, il flusso recente di dati segnala chiaramente rischi al rialzo per la crescita economica mondiale sia per il quarto trimestre del 2016 che per il primo trimestre 2017, che si stanno riflettendo nell’aumento delle stime degli economisti (da ultimo il Fondo Monetario Internazionale). In particolare i Paesi Sviluppati sembrano tornati alla guida dell’espansione, con revisioni al rialzo delle aspettative di crescita significative per USA, Eurozona, Gran Bretagna e Giappone, mentre nei Paesi Emergenti una serie di shock locali (Turchia, Messico) e la ripresa più lenta del previsto in Brasile hanno rallentato l’accelerazione. Il settore industriale guida il recupero, con la produzione mondiale tornata a crescere ad un ritmo annuo prossimo al 3% da meno dell’1% prevalente per gran parte del 2016. Analogamente la dinamica inflazionistica è più favorevole, con l’inflazione in aumento nei Paesi Sviluppati (che avevano corso rischi di deflazione per gran parte del 2016), giustificando l’atteggiamento meno espansivo delle principali Banche Centrali emerso nel corso dell’estate.

Nonostante le conferme di uno scenario macroeconomico favorevole ed in miglioramento, appare evidente che il trend di miglioramento dell’attività economica comparso dopo l’elezione di Trump non è esclusivo degli Stati Uniti, ma è quanto meno comune a tutti i Paesi Sviluppati, togliendo parzialmente sostegno ad uno dei temi d’investimento principali post-Trump, la sovraperformance degli asset rischiosi USA rispetto al resto del mondo.

L’altro grande supporto del rally legato all’elezione di Trump è l’aspettativa di un drastico cambio di politica economica in senso pro-business e pro-crescita. Su questo fronte gli ultimi sviluppi segnalano che una maggiore cautela è necessaria. La prima conferenza stampa del Presidente eletto ha deluso le attese per le poche indicazioni in termini di politica economica, ma le dichiarazioni di Trump da inizio anno e le nomine in posti chiave della nuova amministrazione sembrano indicare una maggiore aggressività in tema di commercio internazionale con un’ottica più chiaramente protezionistica ed una minore enfasi su tagli delle imposte, deregolamentazione e spesa per infrastrutture (che avevano alimentato il rally post-elettorale). Per il momento nel Congresso (che si è già insediato) sta avanzando la riforma di Obamacare, che per quanto rilevante dal punto di vista sociale ed economico ha una forte connotazione politica. Subito dopo l’insediamento dovrebbe partire il processo della riforma fiscale, più rilevante per l’outlook economico, ma che può essere molto più disfunzionale, soprattutto nel caso in cui la tassazione delle imprese fosse riorientata in senso protezionistico (dall’origine dei prodotti e servizi a dove sono venduti).

Il rally post-elettorale ha sopito il rischio geopolitico, ma questo sta per tornare con l’inizio ufficiale della nuova amministrazione. Sembra chiaro che un riorientamento della politica estera USA sia imminente: Trump non sostiene l’integrazione europea, mentre supporta la Gran Bretagna post-Brexit ed ha una nota posizione più accondiscendente verso la Russia. Favorisce il disimpegno degli USA dal Medio Oriente, ma ha un approccio conflittuale con la Cina. Un cambio significativo della politica estera USA è senz’altro destabilizzante in un anno di importanti elezioni in Europa (Olanda, Francia e Germania, mentre il rischio di elezioni anticipate in Italia sembra essere diminuito) e con i negoziati sulla Brexit alle porte.

Dal momento che le aspettative sul cambio di politica economica USA sono molto elevate e che i rischi politici sono passati in secondo piano negli ultimi mesi, ma stanno per riemergere, un atteggiamento prudente sui mercati degli asset rischiosi a ridosso dell’insediamento di Trump alla presidenza appare appropriato e l’oro ne sta già beneficiando. Inoltre prese di profitto sulle posizioni più sovraffolate della “Trumpflation” (come quelle rialziste sul US$) possono portare ad una rotazione verso aree scariche di posizionamento degli investitori, come gli asset dei Paesi Emergenti ed in particolare l’azionario Emergente, che a differenza di quello dei Paesi Sviluppati sconta molto di più il rischio di protezionismo e beneficia di un US$ più debole.

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