Il compleanno agrodolce dell’Unione Europea

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di Finanza Operativa 29 Marzo 2017 | 14:30

A cura di Richard Flax, Chief investment Officer di Moneyfarm

  • La settimana è stata costellata di notizie positive da un punto di vista finanziario: le banche del vecchio continente hanno potuto usufruire della liquidità a tasso zero offerta dall’Eurotower e i dati economici dell’Eurozona sono al momento in miglioramento. Il sessantesimo anno di vita del progetto europeo sarà cruciale per il futuro dell’Unione. In questa situazione di calma apparente, gli investitori possono ancora navigare sulla liquidità della Bce: l’importante è evitare le concentrazioni di rischio, diversificare e navigare con prudenza.
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Sessant’anni fa, su quello che per l’occasione fu definito il “colle più sacro del mondo civile” i rappresentanti di sei popoli che avevano da poco smesso di combattere tra loro con brutale violenza si riunirono per fare un atto di fede. L’occasione era di quelle prestigiose: le scuole romane rimasero addirittura chiuse per permettere alla generazione figlia della guerra di assistere in diretta alla firma dell’accordo che, si diceva, avrebbe garantito prosperità e progresso.
In pochi si accorsero che Adenauer, Segni e i rappresentanti dei governi di Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo, invece di siglare il trattato che avrebbe dato inizio alla Comunità Economica Europea (il mercato comune su cui si fonda la moderna Unione), posero in realtà la firma su un foglio bianco. L’aneddoto è stato raccontato a il “Sole 24 Ore” da Silvio Fagiolo, diplomatico scomparso nel 2011.
All’ultimo minuto Adenauer decise di partecipare personalmente al vertice. Il Cancelliere non accettava che l’accordo fosse scritto in francese (per tradizione la lingua della diplomazia europea) e pretese che tutto fosse tradotto in tedesco. Nell’impossibilità di esaudire la richiesta, si decise allora di optare per una soluzione di comodo. I delegati firmarono così un foglio bianco, per non fare dispetto a nessuno.
Un’Unione ibrida. Questo episodio, seppur marginale, è indicativo di quello che sarà lo sviluppo futuro del progetto europeo. Ancora oggi l’Unione vive in una perenne contraddizione tra diritto e politica. Da una parte si fonda su un complesso sistema di trattati, le famose regole che sono alla base delle relazioni comuni; dall’altra la sua struttura si basa ancora su un processo decisionale molto politico nel senso più antico del termine. Molte delle scelte chiave vengono ancora prese in incontri informali, tramite accordi e negoziati. I rapporti di forza si esprimono attraverso continue relazioni dialettiche pubbliche e anche private.
L’istituzione che, nella storia, ha risolto la tensione tra diritto e potere è lo Stato. Il processo di integrazione Europea, a sessanta anni dal suo inizio formale, ha partorito per adesso un oggetto ibrido. Questa struttura dinamica ha facilitato in passato i compromessi, permettendo che venissero fatti enormi passi avanti. Oggi è invece motivo di instabilità e l’instabilità ha conseguenze anche sui mercati finanziari.
Mentre i leader europei si riuniscono ancora nella Capitale per provare a dare un segnale di rilancio, il rischio di una disintegrazione dell’Europa, a seguito delle tornate elettorali in calendario, è ancora considerato il principale fattore di rischio tra gli operatori, secondo il BofA Merrill Lynch Global Fund Manager Survey.
Per non farsi mancare proprio nulla, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, volendo trovare una metafora per descrivere la disciplina fiscale dei paesi del Sud, ha suggerito che i soldi ricevuti dall’Unione in questi anni sono stati spesi in “alcol e donne”. La battuta infelice, con le inevitabili polemiche che sono seguite (metà del partito Socialista di cui l’olandese fa parte ne ha chiesto le dimissioni), rappresenta ancora una volta i rapporti non di certo idilliaci all’interno della governance Ue.
Segnali finanziari positivi. In realtà, andando oltre l’apparenza la settimana è stata costellata di notizie positive da un punto di vista finanziario.
Grande protagonista è stata ancora la Bce. In previsione di tempi incerti, le banche del vecchio continente hanno potuto usufruire della liquidità a tasso zero offerta dall’Eurotower nell’ambito dell’ultima tranche del programma Tltro (che ha l’obiettivo dare ossigeno agli istituti europei per favorire l’afflusso di liquidità verso l’economia reale). Gli istituti italiani hanno fatto il pieno, incamerando circa 62 dei 233 miliardi messi sul piatto da Francoforte (non male di questi tempi).
La liquidità della Bce ha contribuito anche a diminuire la pressione sui nostri conti pubblici. Nel Def il Governo ha raccontato come a partire dal 2012 il costo per l’Italia degli interessi sul debito sia diminuito di 17 miliardi, con un risparmio cumulato superiore ai 40 miliardi.
I dati economici dell’Eurozona sono al momento in miglioramento, il Continente è in crescita (anche se a ritmo più lento di altre aree geografiche), la fiducia delle Pmi ha toccato i massimi da sei anni, i listini azionari sono spinti dai buoni risultati delle aziende. Anche il termometro politico sembra spostarsi verso le forze più europeiste: in Francia e in Germania. Ma allora quanto è consistente il rischio per l’Europa?
Il 25 marzo 1957 le cronache raccontano che i leader europei furono accolti nella capitale da una bella giornata primaverile che poi fu bagnata da un nubifragio. Il sessantesimo anno di vita del progetto europeo sarà cruciale per il futuro dell’Unione. È difficile capire se la situazione politica sta lentamente uscendo dal periodo più critico, oppure se quella a cui assistiamo è la quiete prima della tempesta. Gli investitori però non disperino, in questa situazione di calma apparente, si può ancora navigare sulla liquidità della Bce: l’importante è evitare le concentrazioni di rischio, diversificare e navigare con prudenza.

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