Articolo 50, gli effetti sul commercio britannico

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di Finanza Operativa 30 Marzo 2017 | 17:00

In scia al voto del Regno Unito a favore dell’uscita dall’Unione Europea, la reazione dell’economia britannica e del mercato azionario locale è stata più pacata del previsto. La sterlina, invece, si è indebolita. La spesa per consumi più solida delle attese ha contribuito a sostenere l’economia, mentre la resilienza del mercato azionario UK è stata in parte il risultato dell’appetito degli investitori per i titoli internazionali che producono utili sull’estero, soprattutto negli USA. Ma ora che l’articolo 50 è stato attivato, cosa succederà?

Azad Zangana, Senior European Economist & Strategist, Schroders, afferma:

 Il deprezzamento della sterlina ha rispettato ampiamente le attese e ora stiamo iniziando a vedere che gli effetti inflazionistici sui prezzi più elevati delle importazioni stanno iniziando a impattare sull’inflazione delle famiglie. Stiamo cercando di capire come i consumatori faranno fronte a questo aumento dell’inflazione. I redditi reali disponibili sono cresciuti di quasi il 5% all’inizio dell’anno scorso, ma entro la fine del 2016 sono ricrollati a zero, proprio a causa dell’aumento dei prezzi al consumo.

 L’inflazione ha continuato ad accelerare e attualmente è al 2,3%. Prevediamo che salga fino al 3,5% entro la metà di quest’anno, il che implica che il reddito disponibile calerà ulteriormente nei prossimi trimestri, spingendo le famiglie a ridurre o le spese o i risparmi. Questi ultimi già da un po’ di tempo sono in calo, con un tasso di risparmio giunto al livello toccato durante la crisi finanziaria. Il margine con cui possono tagliarli ulteriormente a favore dei consumi è molto limitato. Ci aspettiamo un rallentamento dei consumi e di conseguenza dei Pil nel corso di quest’anno.

Prevediamo che i negoziati formali tra il Regno Unito e la Commissione Europea inizino a maggio di quest’anno. Michel Barnier, il negoziatore principale per conto dell’UE, ha affermato di ritenere che la scadenza per completare l’iter cada intorno a ottobre 2018.

 Per quanto riguarda l’ambito dei negoziati, la prima area di dibattito sarà il costo dell’uscita, basato sulle attuali liability del Regno Unito. Questa questione può potenzialmente ritardare i negoziati su altri aspetti, con il rischio per entrambe le parti di non avere più tempo per completare le trattative e per arrivare a una conclusione adeguata e quindi a un assestamento per il Regno Unito.

Al di là delle procedure immediata della rottura, dovrà essere concordato il quadro generale per le future relazioni. Ciò dovrebbe includere un quadro per il commercio, pur non trattandosi di un accordo commerciale. Al contrario, un accordo di transizione della durata di quattro o cinque anni è piuttosto probabile da entrambi i lati. In contrasto alle disposizioni attuali sul libero e pieno accesso, è probabile che vengano introdotte delle restrizioni. Il Regno Unito potrebbe rinunciare al commercio agricolo, in favore dell’industria farmaceutica o dei servizi finanziari. Sembra ci sia il desiderio di negoziare settore per settore, ma l’UE probabilmente desisterà, quindi non è chiaro come si svolgeranno le trattative.

 Se non verrà raggiunto un accordo entro i tempi stabiliti, allora potremmo trovarci nello scenario di “Hard Brexit”, cioè nell’eventualità di un abbandono unilaterale dall’UE, senza alcun accordo sul commercio o su qualsiasi altro aspetto della relazioni. Questo sarebbe un esito piuttosto negativo per tutte le parti, salvo che per i più convinti all’interno dell’attuale Governo britannico. Riteniamo che questo risultato avrebbe un potenziale piuttosto dannoso.

Entrare nel quadro regolamentario del World Trade Organization vorrebbe dire imporre dazi molto più alti sui beni. Le regole non coprirebbero affatto i servizi, quindi la difficoltà di esportarli aumenterebbe notevolmente. Inoltre, condurrebbe a un futuro molto scarno in termini di relazioni a livello di cooperazione sulla sicurezza o su altre tematiche.

Keith Wade, Chief Economist, Schroders, spiega:

Per quanto riguarda i rischi per il mercato britannico, abbiamo visto l’inizio di un rallentamento dell’economia domestica, che probabilmente potrebbe spingere a nutrire maggior timori sulle small cap. Nel caso di negoziati sulla Brexit particolarmente difficili, potremmo vedere periodi di decisa debolezza della sterlina, che potrebbero a loro volta dare un ulteriore supporto alle società che producono utili sull’estero. Il problema principale si creerebbe nel caso in cui, con serie perturbazioni a livello politico, calasse la fiducia verso la sterlina stessa e l’intero Regno Unito. Dovessimo assistere a una trasmissione dei ripetuti crolli della valuta britannica alle attese sui prezzi e sui salari, la Bank of England sarebbe costretta a effettuare una stretta monetaria. Credo che ciò comporterebbe un contesto molto difficile per i mercati nel Regno Unito, specialmente obbligazionari.

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